Oggi la comunella mafia politica è fortissima a tutti i livelli, come del resto nel 1992 e nel 1993: vedi latitanza Matteo Messina Denaro.

Un anno il 1993 che ha visto nuovamente Cosa Nostra in campo atta a massacrare innocenti, malgrado tutto l’impegno profuso dopo la morte dei giudici Falcone e Borsellino. 
Ebbene è in questo che si capisce molto bene come già dalle prime ore dopo la morte dei Giudici, la repressione contro la mafia sia stata solo acqua fresca, altrimenti le stragi del 1993 non ci sarebbero state.

Ora, considerando che i capi politici di (quasi) tutti i partiti del 1993 sono gli stessi di oggi, o comunque la mano lunga di quelli di allora è la stessa di coloro che in queste ore stanno attirando a sé i magistrati che vogliono andare in politica e pur volendo con tutta la buona volontà possibile credere alla buona fede dei magistrati che si candidano per cambiare la giustizia e per fare una rivoluzione civile, come possiamo credere alla buona fede della politica italiana?

La politica italiana, sempre la stessa politica, ha avuto 20 anni per supportare la magistratura nella ricerca della verità sulle stragi del 1993. Non lo ha mai fatto, varando invece attraverso il Parlamento leggi che hanno impedito alla Magistratura di lavorare, come le limitazioni poste all’utilizzo dei tabulati telefonici più vecchi di 5 anni o addirittura inutilizzabili da subito se le bollette del telefono erano state pagate.

Una legge quella dei tabulati telefonici varata mentre, in tribunale, a Firenze, durante il processo per le stragi del 1993, i mafiosi risultavano incastrati dalle telefonate sui ponti radio vicini ai luoghi delle stragi, e mentre il Pm Gabriele Chelazzi indagando sui concorrenti esterni alla mafia per la strage di via dei Georgofili, aveva bisogno di avere a disposizione ben altri tabulati telefonici sui quali lavorare, di quelli di Lo Nigro e Giuliano e Spatuzza, i mafiosi presenti con altri sul ponte radio di via dei Georgofili.

Perciò, man mano che le esternazioni di Magistrati illustri, candidati alla politica, si susseguono sulla stampa, si fa sempre più chiara la strada che la politica si è prefissata per cercare di disinnescare la magistratura sulle stragi del 1993, come già del resto fece ai tempi di Mani Pulite.

‘I segreti rimarranno tali senza ricatti che possano compromettere la politica di chicchessia e l’impegno sarà cambiare la giustizia’: questi in grandi linee sono i giuramenti dei magistrati che in questi giorni si candidano in  politica nei vari schieramenti.

Noi rispondiamo: giustizia la aspettiamo da venti anni e fino ad oggi abbiamo avuto solo belle parole di speranza, pacche sulle spalle e sorrisetti ironici davanti alle arringhe dei nostri avvocati che hanno cercato nei dibattimenti svolti, di mettere insieme la prova penale carte alla mano.
Insistiamo pertanto: noi abbiamo avuto 15 ergastoli sulla carta, per altrettanti mafiosi appartenenti a Cosa nostra e non è stato poco e per questo saremmo sempre grati ai magistrati Chelazzi, Nicolosi e Crini.

Tuttavia questo non vuol dire che abbiamo avuto giustizia, quella è un’altra cosa che riguarda le responsabilità non di coppole unte di brillantina, bensì le responsabilità di doppi petti blu e ci domandiamo: se i partiti che in queste ore stanno fagocitando i magistrati, da venti anni remano contro la giustizia per le stragi del 1993, remano contro per non ammettere la trattativa Stato-Mafia, come potranno permettere ad un qualunque magistrato che entra in politica di cambiare le cose sul fronte della giustizia?

E se finora la linea adottata in fatto di giustizia per quelli come noi massacrati dal tritolo stragista mafioso ed eversivo è stata vincente per la politica tutta, perché da ora in avanti i partiti dovrebbero consentire cambiamenti alle new entry della magistratura ? Ma soprattutto perché questi nuovi magistrati in politica dovrebbero farcela meglio di altri che hanno già ampiamente provato, ed erano tutti validissimi,  a portare avanti indagini scottanti?