Probabilmente c’è chi penserà “che palle questo Mazzetti sempre con la Rai e con il conflitto d’interessi. E’ un’ossessione”. Può essere. Credo che la salute del corpo passi attraverso quella della mente. Quando penso alla mente penso alla libertà di espressione, al diritto di ogni cittadino di essere informato, correttamente informato.

Penso a quello che sta accadendo in questi giorni con l’occupazione delle tv da parte di Silvio Berlusconi, al nuovo tentativo di manipolazione e alla mancata indignazione dei cittadini causa assuefazione. E’ sempre stato così: il Cavaliere prima di scendere in campo sale in tv.

Ho apprezzato il lavoro svolto negli anni in magistratura da Antonio Ingroia. Sto dalla parte dei pm di Palermo nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Lo posso dire senza paura di essere smentito perché più volte mi sono sporcato le mani. Sull’argomento, più in generale sulla giustizia, con il pm Nino Di Matteo un anno fa abbiamo scritto un libro.

Viviamo in un Paese dove la democrazia è ancora fortemente a rischio, anzi in questi giorni siamo tornati ad essere in pieno regime mediatico per colpa “del bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne”, così Montanelli definì Berlusconi. Ci sta che un magistrato possa liberamente decidere di fare politica, nel caso di Ingroria ritengo che la scelta sia stata obbligata per poter ancora difendere l’inchiesta sulla trattativa destinata all’oblio nonostante il processo. L’ex procuratore aggiunto di Palermo si candida a leader del governo in rappresentanza del Movimento che rappresenta la società civile. Io lo applaudo. Non nascondo, però, di aver provato una certa delusione, ascoltando la sua conferenza stampa.

Un candidato leader nel suo primo intervento non può parlare prevalentemente di antimafia. All’antimafia va aggiunto l’antifascismo, la lotta alla corruzione, il diritto al lavoro (non solo per i giovani ma per tutti), questi temi devono essere alla base di un manifesto elettorale. A Ingroia e a De Magistris vorrei ricordare anche il punto 8 di “Io ci sto”: “Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici e che l’informazione non sia soggetta a bavagli” (mi permetto di aggiungere la necessità impellente di fare la legge sul conflitto d’interessi), se questo punto non diventa per il Movimento una reale priorità, e nel sistema dei media rimarranno le attuali regole (dal 2004 nessuno ha provato a cambiarle), tutto il resto passerà sempre al vaglio dei poteri forti. Se le varie P2, 3, 4, i vari Bisignani non verranno annullati e gli uomini che dentro la Rai compongono la Struttura Delta rimarranno ancora al loro posto nonostante lo scandalo delle intercettazioni e le condanne in primo grado, l’accesso alla libera informazione sarà sempre condizionato.

Caro Ingroia, l’Italia ha sicuramente bisogno di sapere perché il generale Mori ha impedito l’arresto di Provenzano e perché la sua latitanza fu protetta dalle istituzioni per undici anni, ma gli italiani hanno anche il diritto di conoscere cosa c’è dentro ai tanti armadi della vergogna sulle stragi di Stato e l’apologia di fascismo deve tornare ad essere considerato un reato.

Caro Ingroia, se l’informazione non ha gli strumenti necessari per tornare nuovamente ad essere il cane da guardia della democrazia, come si può raccontare la verità ai cittadini e permettere alla giustizia di fare il suo corso?