Come scrive Alessandro Gilioli, oggi abbiamo incontrato Antonio Ingroia, per presentare modalità, contenuti e pratiche per poter presentare un progetto credibile alle prossime elezioni politiche.

Partire con il piede giusto, praticare la trasparenza e la partecipazione, condividere un programma non sono aspetti secondari per poter essere credibili e solcare la differenza con chi, in questi giorni, sta presentando progetti politici alternativi a quello che si concretizzerà, in queste ore, attorno alla figura di Antonio Ingroia.

“Noi” siamo Massimo, Marco, Guido, Francesco, Maso, Gianfranco, Alessandro, Bruno, Gabriella, Virginia, Valerio, Francesca, Vittoria, Matteo, Patrizia, Luca, Adriano, Nieves, Roberta, Emanuele, Luca, Daniel, Marcello e quel che abbiamo consegnato (i temi e le modalità, uno schema preparato insieme a Guido Scorza) lo abbiamo elaborato in giorni di incontri, chat, mail insieme a un gruppo di persone che credono che in questo momento sia il caso di fare un passo avanti, non proponendo candidature, ma modalità e idee. Con la consapevolezza che:

  • Non vogliamo rappresentare questo o quel gruppo o gruppuscolo, ma offriamo semplicemente una raccolta di idee e metodi, a disposizione con licenza Creative Commons, del tipo CC BY: utilizzabili e modificabili da chiunque.
  • Chiediamo che il confronto sia trasparente e lineare, crediamo che il problema, attualmente, siano proprio i confronti non pubblici. Mentre tutto deve avvenire alla luce del sole.
  • Non siamo contro i partiti, ma vogliamo che le nostre idee non si scontrino contro il loro “muro di gomma” come accade purtroppo da molti anni.

Ingroia ci ha ascoltato e ha condiviso le nostre preoccupazioni. Promettendo che le cose che gli abbiamo lasciato saranno sicuramente utilizzate da lui e che nel suo lavoro l’ascolto e la condivisione saranno preponderanti rispetto alle altre sollecitazioni.

Verificheremo insieme se veramente sarà così.

Ecco la presentazione preparata da GuidoRivoluzione civile 2.0 

Ed ecco le altre proposte elaborate collettivamente:

Proposte di metodo e prassi

Le pratiche vincenti
Siamo convinti che una serie di pratiche trasparenti e di regole etiche comuni siano la chiave per far nascere nel migliore dei modi una lista e una rappresentanza elettorale di cui andare orgogliosi e che – anche grazie a queste pratiche – possa ottenere uno straordinario risultato alle urne. Qui di seguito elenchiamo quindi alcune proposte in merito.

Comitato elettorale
Proponiamo l’immediata creazione di un Comitato elettorale di garanti con potere decisionale e autonomo dai partiti, il cui scopo sarà:

1) definire il programma e metterlo on line sul prossimo sito di Rivoluzione Civica per commenti e proposte dal basso
2) garantire la trasparenza di tutte le decisioni
2) definire i metodi di lavoro e le regole del lavoro comune di qui alle elezioni
4) definire al più presto le candidature (vedi sotto)
5) gestire o delegare a una cabina di regia operativa la campagna elettorale e i rapporti con i gruppi di sostegno locale

Proponiamo che questo gruppo di garanti sia costituito da nomi autorevoli e di altissimo livello in cui tutti possano riporre la loro fiducia: personalità come Gino Strada, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Erri De Luca, Andrea Leccese, Luciano Gallino, Livio Pepino, Fabio Marcelli, Alberto Abruzese, Paul Ginsborg, Marco Revelli o altri – più ovviamente Luigi De Magistris e Antonio Ingroia. Tranne quest’ultimo, nessuno è candidato.

Creazione del programma
Proponiamo a questo comitato una bozza di programma (in allegato) basato sui diritti sociali e civili, sulla legalità, sull’ambiente, sull’innovazione. E’ il frutto dell’incontro e del confronto tra think tank come #Sulatesta e movimenti come Alba. Non viene proposto ovviamente con una carta esaustiva ma come un contributo di idee e di proposte.

Rapporti con i partiti
Proponiamo che i rapporti con i partiti che decidono di aderire al programma e alla lista siano gestiti da parte del comitato dei garanti in autonomia e rispetto. Proponiamo che sia il comitato dei garanti a valutare se e quali personalità provenienti dai partiti possono essere messi in lista, comunque per competenze ed esperienze (non per appartenenza) e seguendo i criteri validi erga omnes (vedi nostra proposta sotto).

Criteri per le candidature
Proponiamo che il comitato dei garanti utilizzi, per ricevere le candidature, una piattaforma web semplice e di rapida creazione che garantisca la massima trasparenza.

La piattaforma che proponiamo avrà un’area nella quale chiunque voglia candidarsi abbia pari opportunità di presentarsi:  un curriculum con tutti i link che vuole,un numero stabilito di video, un tot di caratteri di idee/programma, un’area blog nella quale pubblicare quello che vuole o embeddare quello che scrive sul suo blog ed interagire con gli elettori e, ovviamente, i collegamenti ai suoi canali sociali. Ciascun candidato potrà poi organizzare sulla piattaforma un numero uguale di confronti live con gli elettori e con numero minimo di altri candidati.

Proponiamo che il comitato dei garanti decida le candidature e le liste autonomamente, basandosi su criteri di trasparenza , competenza e differenza di genere, e valutando tutte quelle che arrivano sulla piattaforma pubblica.

Proponiamo che il comitato dei garanti stabilisca le regole erga omnes per eventuali incandidabilità: ad esempio, avere alle spalle due o più legislature in Parlamento, essere componenti di segreterie o organi nazionali di partito, ovviamente aver commesso reati legati a corruzione, mafia, etc.

Proponiamo che il maggior numero possibile delle riunioni del comitato dei garanti avvenga davanti ad una cam, in live streaming e con conservazione online del contenuto e che comunque di ogni riunione si diano report trasparenti e commentabili. Proponiamo che si eviti completamente la pratica delle riunioni di vertici e di mediazione a porte chiuse e che comunque le decisioni prese in queste riunioni non abbiano valore e debbano quindi essere ridiscusse in modo trasparente.

Proponiamo che i candidati si impegnino ad utilizzare, se eletti, una funzionalità della piattaforma per la quale devono consultarsi con i propri elettori prima di esprimere qualsiasi voto in Parlamento.

Proponiamo che i parlamentari possano essere interrogati dai propri elettori proprio come loro possono interrogare il governo:  chi si candida si impegna ad una sessione di question time online ogni settimana e l’impegno è efficace da subito e riguarda anche le azioni e dichiarazioni rese e poste in essere in campagna elettorale. Ovviamente il question time è trasmesso in live streaming e archiviato con adeguati strumenti di indicizzazione.

Proponiamo che ogni candidato durante la campagna elettorale – e poi ogni eletto – renda disponibili online tutti i contenuti che lo riguardano (positivi e negativi) purché di interesse pubblico.

Proponiamo che candidati ed eletti firmino un codice etico stabilito dai garanti.

Proposte di contenuti 

Diritti sociali, economia, lavoro e sviluppo

Non c’è possibilità di reale sviluppo collettivo senza una maggiore coesione sociale, senza una minore forbice tra i redditi, senza la fine di quella ‘lotta di classe dall’alto verso il basso’ che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni e che ha portato infine alla grave crisi in cui ci troviamo.

Vogliamo l’istituzione di un reddito minimo garantito sul modello indicato dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 ottobre 2010, per chi è in cerca di occupazione e per chi percepisce un reddito annuale inferiore al 60 per cento del reddito mediano pro capite nazionale.

Vogliamo l’eliminazione delle attuali forme contrattuali precarie, prevedendole per i soli lavori davvero temporanei, che devono in ogni caso esser pagati di più per riequilibrare la saltuarietà dei compensi, con un diritto di prelazione per i lavoratori stagionali, così da non trasformare la flessibilità del lavoro in precarietà

Vogliamo spostare il peso fiscale dal lavoro verso i patrimoni, le rendite e i redditi più alti, anche con una patrimoniale che scatti oltre i 500 mila euro (esclusa la prima casa).

Vogliamo che ogni politica, a partire da quelle per il lavoro, sia valutata anche rispetto ad un bilancio di genere, cioè al suo differente impatto sulle donne e sugli uomini.

Vogliamo una riforma della recente legge Fornero sul lavoro che preveda piena discrezionalità della magistratura nel definire i casi di giusta causa dei licenziamenti e imponga multe a quelle aziende di cui è stato accertato con sentenza definitiva il tentativo di uso improprio di questo tipo di licenziamento.

Vogliamo che chi assume in nero sia punibile anche dal punto di vista penale e non solo con sanzioni amministrative, introducendo anche la assunzione obbligatoria in regola per il lavoratore che ne faccia denuncia, se questa si dimostra fondata.

Per favorire l’occupazione femminile vogliamo il congedo parentale obbligatorio di tre mesi sul modello di quello svedese.

Vogliamo l’abolizione della mormativa approvata dal Governo Monti che sana lo sfruttamento dei professionisti costretti dal datore di lavoro ad aprire la Partita Iva per poi lavorare per un unico committente senza che questo sia tenuto ad assumerli.

Vogliamo lavorare con gli altri partiti progressisti europei affinché si arrivi all’adozione di un salario europeo proporzionale al Pil di ogni paese, così da combattere il dumping salariale che favorisce i paesi più ricchi a danno di quelli più poveri.

Vogliamo una riconversione ecologica dell’economia e un rilancio dell’occupazione anche attraverso un grande piano di ‘piccole opere’ per la salvaguardia e la tutela del territorio e per il miglioramento del trasporto pubblico.

Vogliamo un sistema premiativo di defiscalizzazione proporzionale per le imprese che investono contemporaneamente in innovazione e in assunzioni, cioè in innovazione che crei effettivi posti di lavoro.

Vogliamo che sia combattuto, soprattutto a tutela delle lavoratrici, il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, attraverso l’abrogazione del decreto Sacconi del 25 giugno 2008 e imponendo l’obbligatorietà delle dimissioni su modello informatico protocollato.

Vogliamo l’esclusione dalle gare pubbliche per tutte le aziende che non abbiano rispettato le norme di sicurezza sul lavoro.

Vogliamo che sia garantito attraverso i servizi pubblici il lavoro di cura (bambini, anziani, disabili, persone non autosufficienti) che oggi grava in gran parte sulle spalle delle donne: l’Italia è tra i paesi con minore occupazione retribuita delle donne e maggior lavoro domestico delle donne.

Vogliamo che entro tre anni raddoppi il numero di bambini che hanno un posto in un asilo nido pubblico: oggi sono poco più del 18 per cento, devono essere almeno il 33 per cento.

Diritti civili e laicità

Uno Stato laico e civile è quello in cui c’è uguale rispetto e uguale trattamento per tutte le persone: siano credenti di qualsiasi religione e non abbiano invece alcun credo.

Vogliamo l’estensione di tutti i diritti civili, incluso il matrimonio, l’adozione e la fecondazione assistita anche eterologa per gli individui e le coppie omosessuali.

Vogliamo il rispetto della volontà di ogni individuo sul rifiuto delle cure e dell’accanimento terapeutico, attraverso il testamento biologico e – se richiesta dalla persona in piena consapevolezza con direttive anticipate – l’eutanasia volontaria, secondo i modelli di legge già esistenti in Danimarca, Belgio, Paesi Bassi e Svizzera: ognuno ha diritto a morire con dignità.

Vogliamo l’abolizione della attuale legge proibizionista sulla fecondazione assistita e sulla ricerca attraverso le cellule staminali embrionali.

Vogliamo una legge contro la discriminazione di genere e di orientamento sessuale, anche parificando i reati commessi per discriminazione di genere a quelli per cui c’è l’aggravante di odio razziale, etnico o religioso.

Vogliamo una legge per la prevenzione della violenza domestica e per la punizione con aggravante di questa fattispecie.

Vogliamo che siano le Chiese a censire i loro edifici “esclusivamente di culto” e a chiederne motivata esenzione dall’Imu a ogni singolo Comune, il quale deciderà se accettare o meno la domanda di esenzione sulla base della documentazione ricevuta e di eventuali accertamenti.

Vogliamo che l’otto per mille non espressamente destinato alle Chiese venga destinato al welfare e alla ricerca scientifica.

Vogliamo che l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche sia sostituito da un insegnamento di storia comparata delle religioni affidato a docenti laici.

Vogliamo abolire tutte le forme di gratuità e di privilegio nei servizi forniti dallo Stato Italiano allo Stato del Vaticano (acqua, raccolta dei rifiuti etc).

Legalità, lotta alla corruzione e alle mafie, carceri

L’Italia deve liberarsi dalla corruzione, il più grande freno allo sviluppo e agli investimenti; ed estirpare le mafie, anziché limitarsi a contenerle.

Vogliamo una lotta più dura al riciclaggio di denaro sporco e alla corruzione, anche con l’istituzione del reato di autoriciclaggio, indispensabile per la sconfitta delle mafie.

Vogliamo una nuova e severa norma anticorruzione che sostituisca la legge-beffa approvata dall’ultimo Parlamento.

Vogliamo allungare i termini della prescrizione per i reati legati alla corruzione e ai rapporti con le mafie.

Vogliamo l’istituzione del reato di ‘traffico di influenze’ (proposta Cantone) che consentirebbe di punire quei pubblici ufficiali che si mettano a disposizione di privati, dietro corrispettivo, anche a prescindere dal compimento di un’attività: è l’unico deterrente contro il proliferare di comitati d’affari

Vogliamo pene severe per i reati di frode finanziaria e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.

Vogliamo ripristinare il reato di abuso di ufficio anche per fini non patrimoniali, per sanzionare le condotte dei pubblici ufficiali

Vogliamo che siano istituiti nuovi strumenti per tutelare chi denuncia i tentativi di corruzione: troppo spesso chi si espone rischia anche di essere escluso di fatto per il futuro dai rapporti con gli enti.

Vogliamo modificare l’articolo 416 ter del codice penale (scambio elettorale politico-mafioso) prevedendo norme specifiche per chi ottiene la promessa di voti in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze delle associazione mafiose.

Vogliamo introdurre il divieto di conferire incarichi di collaborazione o consulenza con la pubblica amministrazione a persone condannate con sentenza anche non definitiva per reati legati alla corruzione o al rapporto con le mafie.

Vogliamo costituire presso tutti i principali enti di spesa pubblica unità permanenti anticorruzione, con compiti di monitoraggio e di ispezione, che siano anche destinatarie di tutte le segnalazioni provenienti da cittadini e da operatori economici circa l’esistenza di anomalie.

Vogliamo la tracciabilità informatica della spesa pubblica. In particolare, occorre prevedere, per la pubblica amministrazione e le società a partecipazione pubblica, l’obbligo di assicurare la pubblica tracciabilità informatica sul web di tutti i flussi gestionali della spesa pubblica dal momento del loro stanziamento iniziale ai passaggi intermedi fino all’erogazione finale.

Per combattere l’evasione fiscale e la costruzione di patrimoni in nero, vogliamo la progressiva sostituzione del contante con i sistemi di pagamento elettronici, con la sola eccezione dei piccoli pagamenti. Vogliamo il contestuale drastico abbassamento delle commissioni sulle transazioni con sistemi di pagamento elettronici.

Vogliamo abbassare significativamente la soglia oltre la quale l’evasione fiscale porta al procedimento penale: chi evade le tasse non commette un’infrazione, ma un reato ai danni della collettività.

Vogliamo combattere il narcotraffico attraverso l’immediata legalizzazione della cannabis e delle droghe leggere, aprendo un processo sperimentale per la graduale medicalizzazione delle droghe pesanti.

Vogliamo rovesciare il luogo comune mediatico secondo il quale la lotta severa alla corruzione, alle mafie e al narcotraffico ha come suo portato una concezione punitiva e giustizialista della società. Al contrario, noi crediamo che la lotta alla criminalità dei colletti bianchi e delle mafie in una società più giusta si accompagna alla drastica limitazione del ricorso al carcere per i reati minori e all’aumento delle misure alternative – anche attraverso strumenti elettronici e satellitari – da rendere obbligatorie se gli istituti penitenziari non sono in condizione di rispettare i criteri minimi di vivibilità e di dignità umana.

Vogliamo che sia sempre garantito il diritto all’affettività dei detenuti.

Vogliamo la sostituzione dell’ergastolo con una pena massima di venticinque anni soggetta a un’eventuale estensione su decisione successiva dei magistrati, secondo il modello norvegese.

Ambiente, territorio e rifiuti

L’ambiente non deve essere un nuovo business per le cricche, ma la sua salvaguardia deve essereun obiettivo reale e concreto da raggiungere attraverso pratiche virtuose e norme stringenti.

Vogliamo spostare in modo deciso e immediato gli investimenti verso le energie rinnovabili, perché ”l’Italia è l’Arabia Saudita del solare e dell’eolico” (Jeremy Rifkin) e sarebbe folle non sfruttare questo infinito giacimento.

Vogliamo fissare una scadenza per la commercializzazione di veicoli a combustibili fossili e una successiva scadenza per la fine della loro circolazione.

Vogliamo servizi pubblici e privati di car-sharing con veicoli elettrici in ogni città, accompagnati da piani capillari di distribuzione di energia per le auto elettriche nelle città e sul territorio.

Vogliamo lo sviluppo del trasporto pubblico effettuato con taxi elettrici anche collettivi e comunque a basso costo, per andare sempre di più verso una società in cui la proprietà privata dell’auto venga sostituita da un modello basato sull’accesso e sull’uso.

Vogliamo lo spostamento delle risorse oggi destinate ad alcune “grandi opere” (come la Tav Torino-Lione) verso i sistemi di trasporto locale su ferro, verso la riqualificazione dei centri urbani, la loro progressiva pedonalizzazione e verso la difesa del suolo.

Vogliamo che sia incentivata la mobilità ciclabile attraverso la creazione di piste ciclabili lungo ogni strada, l’implementazione delle zone con limite di velocità a 30 km, il bike-sharing, gli ncentivi statali per l’acquisto di biclette a pedalata assistita e il recepimento delle indicazioni contenute nel Libro Rosso degli ultimi Stati Generali della Bicicletta di Reggio Emilia

Vogliamo il pieno recepimento nella normativa nazionale della direttiva europea in materia ambientale basata sul principio “chi inquina paga”, per consentire la sua piena ed effettiva applicazione.

Vogliamo la promozione dell’industria del riuso e del riciclaggio dei rifiuti. Vogliamo la riduzione del volume dei rifiuti con l’eliminazione degli imballaggi e dell’usa e getta.

Vogliamo la tracciabilità dei rifiuti attraverso contenitori dotati di tecnologie tipo Rfid e la conseguente sanzione per quei soggetti (singoli, condomìni, negozi, imprese etc) che non effettuino correttamente la raccolta differenziata.

Vogliamo un modello efficace di ciclo dei rifiuti che non porti alla creazione di nuovi inceneritori e di nuove discariche monstre come Malagrotta a Roma.

Vogliamo la riforma dei reati ambientali anche con l’esclusione dalle gare pubbliche delle aziende i cui soci abbiano subito condanne per questo tipo di reati.

Vogliamo incentivi all’estensione dell’agricoltura biologica e degli orti urbani, sostegno ai gruppi di acquisto solidale e ai presidi di slow food e a chilometro zero.

Scuola e università: l’istruzione per tutte e tutti

Lo Stato deve puntare sulla scuola pubblica e sulla sua qualità: il primo tassello per costruire il futuro del Paese per garantire pari opportunità di sviluppo a ogni cittadina e ogni cittadino.

Vogliamo l’estensione dell’obbligo scolastico ai 18 anni.

Vogliamo l’estensione del tempo pieno nella scuola dell’obbligo come una delle misure per combattere le disuguaglianze.

Vogliamo che sia reso obbligatorio l’insegnamento della Costituzione.

Vogliamo che sia reso obbligatorio l’insegnamento dell’inglese fin dalla scuola primaria.

Vogliamo che siano resi obbligatori i corsi di informazione sessuale alle primarie e alle medie inferiori.

Vogliamo che sia messo fine allo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici, investendo non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma anche per farne luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.

Vogliamo classi a misura di studente e non classi pollaio con 30 ragazzi. Con la garanzia della presenza degli insegnanti di sostegno per i ragazzi meno fortunati. Insegnati questi opportunamente formati.

Vogliamo l’adeguamento di orari, diritti e retribuzioni degli insegnanti italiani alla media europea.

Vogliamo un grande piano di reclutamento nel settore dell’università e della ricerca, che metta anche fine all’utilizzo indiscriminato del precariato da parte dello Stato in uno dei settori strategici di un paese, la cultura.

Vogliamo la limitazione degli incarichi extra professionali per i professori universitari.

Vogliamo un maggiore finanziamento del sistema del diritto allo studio (borse, posti letto, mense, trasporti etc.) e la piena applicazione dell’articolo 33 della Costituzione secondo il quale “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole senza oneri per lo Stato”.

Vogliamo un grande piano di reclutamento nel settore dell’università e della ricerca, che metta anche fine all’utilizzo indiscriminato del precariato da parte dello Stato in uno dei  settori strategici di un paese, la cultura.

Vogliamo che l’università divenga fulcro anche della formazione continua post laurea con corsi aperti a tutti anche per la terza età.

Vogliamo rovesciare completamente l’impostazione attuale secondo cui “con la cultura non si mangia”: al contrario una politica di investimenti nel settore costituisce una delle chiavi per il ritorno allo sviluppo, soprattutto in un Paese che da sempre ‘esporta’ e vende cultura – anche attraverso il turismo – come l’Italia.

Vogliamo che siano studiati e sperimentati i modelli virtuosi europei di contributi ai singoli progetti culturali anche librari, così come le case history positive a livello europeo di defiscalizzazione e affitti agevolati per le librerie.

Vogliamo che l’obiettivo del Paese non sia il diploma per tutti ma un’istruzione per tutti: nella classifica dei Paesi più istruiti dell’Ocse l’Italia è al 28° posto su trenta ed è indispensabile per il futuro di tutti gli italiani risalire rapidamente in questa classifica.

Salute pubblica universale

Ogni politica sulla sanità deve partire dal principio secondo cui il Sistema Sanitario Nazionale pubblico e universalistico – in quanto garanzia di salute –  è un fattore di crescita e di benessere per l’economia prima che un costo da tagliare.

Vogliamo la revisione immediata di tutte le convenzioni con la sanità privata, la creazione di un sistema di valutazione indipendente e la fine del sistema degli accreditamenti provvisori.

Vogliamo legare la possibilità di visite private nelle strutture pubbliche (l’intramoenia) al contemporaneo abbattimento delle liste d’attesa e al completamento delle piante organiche così da permettere il pieno utilizzo di macchinari e strutture.

Vogliamo garantire il diritto alla continuità di cura: non più il paziente e la sua famiglia soli di fronte al sistema, ma il sistema che, attraverso una mappatura del fabbisogno sanitario dei territori, prende in carico i pazienti e li aiuta nel percorso di cura, orientandoli tra le strutture, prenotando le prestazioni, verificandone l’efficacia e responsabilizzando gli operatori.

Vogliamo che tutti i vertici delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere siano nominati, così come tutti i dirigenti pubblici, sulla base di curricula e di progetti per la gestione della struttura per cui ci si candida: questi titoli e progetti devono essere resi pubblici, anche on line, in modo che i cittadini possano controllare la trasparenza del processo di nomina.

Vogliamo che nessun limite sia posto alla ricerca scientifica, neanche sulle cellule staminali embrionali.

Vogliamo che lo Stato faciliti al massimo la scelta farmacologica e indolore per le donne che desiderano interrompere la gravidanza.

Vogliamo che lo Stato renda praticabile la scelta dell’interruzione di gravidanza in ogni ospedale pubblico e, in caso di insufficienza di medici per obiezione di coscienza, sia tenuto ad assumere altri medici, se necessario anche da Paesi esteri.

Vogliamo un inasprimento delle pene per i medici che praticano aborti clandestini se presso il loro ospedale si sono dichiarati obiettori di coscienza.

Vogliamo che i farmacisti abbiano l’obbligo di vendere tutti i presidi contraccettivi legali.

Vogliamo che lo stato faciliti la diffusione della contraccezione dei giovani mediante distribuzione gratuita di profilattici nelle scuole.

Vogliamo che lo Stato faciliti la diffusione di terapie anti dolore per i malati terminali.

Vogliamo che sia garantita la libertà di scelta e l’autodeterminazione della persona in tutti i casi in cui medicina e scienza irrompono nel campo dei diritti civili, della morale e dell’etica.

Controllo dei partiti e politica trasparente

La nuova politica dev’essere trasparente, onesta, pulita e appassionante: deve sapere farsi amare dalle cittadine e di cittadini come straordinario strumento di miglioramento della società. Cioè il contrario di come è stata finora.

Vogliamo una legge sui partiti che garantisca la trasparenza dei finanziamenti e il loro effettivo utilizzo nonché la democrazia interna e congressi periodici così come avviene in altri Paesi europei.

Vogliamo che i rappresentanti dei cittadini a tutti i livelli territoriali siano pagati con un normale stipendio (non più ‘indennità’) sul quale versino tasse e contributi come tutti gli altri.

Vogliamo che la retribuzione degli eletti si intenda al 100 per cento delle presenze e ogni mese venga decurtata proporzionalmente alle assenze del mese precedente. Vogliamo che in caso di malattia degli eletti sia certificata applicata anche a loro la normativa vigente per il pubblico impiego (’legge Brunetta’).

Vogliamo l’abolizione immediata dei vitalizi e la loro sostituzione con normali pensioni calcolate con le stesse modalità di quelle a cui hanno diritto tutti gli altri cittadini.

Vogliamo che le auto blu siano riservate per legge solo alle quattro massime cariche dello Stato.

Vogliamo che nessuno possa svolgere l’incarico di parlamentare per più di due mandati.

Vogliamo che ogni parlamentare e ogni consigliere regionale abbia l’obbligo di pubblicare on line la sua ultima dichiarazione dei redditi entro 15 giorni dalla consegna all’Agenzia delle entrate e abbia l’obbligo di dichiarare ogni eventuale pensione e ogni tipo di contributo ricevuto non solo dal proprio partito ma anche da privati, fondazioni o associazioni.

Vogliamo che tra le cariche elettive viga la più rigida incompatibilità. Vogliamo il rafforzamento delle incompatibilità tra incarichi pubblici (anche non elettivi, come arbitrati e consulenze) e professione privata.

Vogliamo che il finanziamento pubblico dei partiti (oggi pari a circa due euro per elettore) sia fortemente regolamentato e drasticamente ridotto, fino a una cifra pari a 0,30 euro per ogni voto valido espresso.

Vogliamo che ogni finanziamento privato ai partiti sia trasparente, tracciabile e comunque non possa superare i 10 mila euro l’anno per finanziatore.

Vogliamo che le fondazioni politiche rendano pubblici e trasparenti i loro bilanci e le partecipazioni alla proprietà.

Vogliamo limiti reali, vincolanti e non aggirabili ai tetti di spesa delle campagne elettorali e uguale accesso anche per i nuovi soggetti politici.

Vogliamo regole certe e severe per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi e per tutti i reati collegati alla corruzione e alle mafie.

Vogliamo che ogni candidato a incarichi pubblici sia obbligato a mettere on line eventuali condanne penali per gli altri reati in modo che ogni elettore possa liberamente fare le proprie valutazioni.

Vogliamo che, in caso di richiesta di misure cautelari nei confronti di un parlamentare, l’eventuale autorizzazione all’arresto venga decisa dalla Corte Costituzionale e non dalla Camera di appartenenza del parlamentare.

Vogliamo che le iniziative di legge popolare (che potranno essere promosse anche on line, sul modello finlandese) debbano essere discusse entro tre mesi dalla loro presentazione al Parlamento.

Informazione libera, conflitto di interessi, diritto alla Rete

L’informazione deve essere totalmente libera e slegata dai potentati economici e politici, perché si ponga realmente al servizio delle persone e del loro pieno diritto alla conoscenza.

Vogliamo che sia introdotto il reato di ‘censura’ e ‘tentata censura’ per chiunque ostacoli o tenti di ostacolare la libera circolazione dell’informazione.

Vogliamo l’introduzione nel nostro Paese di una legge che riconosca a ogni cittadino il diritto di accedere a ogni dato e informazione in possesso della pubblica amministrazione, come avviene in decine di altri Paesi attraverso i Freedom of information act.

Vogliamo un tetto severo per evitare ogni concentrazione di imprese editoriali (giornali, radio, tv e Internet).

Vogliamo una forte legge sul conflitto di interessi che impedisca che in una stessa persona si sommino potere economico o mediatico e potere politico: la legge deve includere il divieto per chiunque possieda quote di imprese editoriali o sia titolare (in senso ampio) di concessioni pubbliche di candidarsi a cariche pubbliche elettive.

Vogliamo una riforma severa dell’attuale legge sul finanziamento pubblico ai giornali, soprattutto per quanto riguarda le assurde norme che regalano centinaia di migliaia di euro alle testate o ai siti di partito, senza incentivare invece le attività editoriali culturali e di ricerca.

Vogliamo un servizio pubblico svolto nell’interesse della collettività e non dei partiti e quindi una riforma della televisione di Stato secondo il modello proposto dal Move On ‘La Rai ai cittadini’.

Vogliamo che l’accesso a Internet sia un diritto fondamentale della persona inserito nella Costituzione.

Vogliamo una lotta severa al digital divide sia culturale sia infrastrutturale: non è ammissibile che una persona abbia meno opportunità di istruzione, di crescita civile e di reddito o impresa perché le telecom non hanno interesse economica al cablaggio dell’area in cui questa vive.

Vogliamo che la realizzazione delle infrastrutture di connettività necessarie a garantire il miglior accesso a Internet rientri tra gli oneri di urbanizzazione come le infrastrutture per la luce, l’acqua ed il gas.

Vogliamo una legge sulla ‘net neutrality’ perché la Rete resti democratica e orizzontale.

Vogliamo una forte flessibilizzazione del diritto d’autore finalizzata a consentire la massima diffusione della conoscenza e del sapere. Vogliamo l’introduzione di “utilizzazioni libere” che consentano l’uso di ogni contenuto protetto da diritto d’autore per una crescita culturale ed economica di tutta la società.

Vogliamo una carta dei diritti dell’utente del web.

Vogliamo che la pubblica amministrazione abbandoni gradualmente l’acquisto di software proprietari e si avvalga sempre di più dell’open source.

Pace e tagli agli armamenti

La parola pace resta vuota e ipocrita se non è accompagnata da reali e concrete misure per la sua realizzazione.

Vogliamo una drastica riduzione della spesa per armamenti, incluso il programma Forza Nec e gli F35: per questi ultimi vogliamo l’immediata rescissione del contratto di acquisto.

Vogliamo il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Afghanistan e dagli altri teatri dove non svolgono funzioni di pace ma conducono una guerra.

Vogliamo che l’Italia si rifiuti di partecipare a nuove eventuali missioni di guerra e dia inizio subito alla vendita di quegli armamenti (come le portaerei) che hanno funzioni di attacco e non di difesa.

Vogliamo una riforma che renda più severa ed efficace la legge 185 del 1990 sul sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, in particolare intervenendo sui meccanismo troppo facili di esportazione delle armi leggere, prima causa di vittime di guerre nel mondo.

Vogliamo la riconversione dell’industria militare italiana, sulle base delle case history che dimostrano come i casi di riconversione dal bellico al civile abbiano prodotto complessivamente più posti di lavoro.

Vogliamo che il risparmio ottenuto con i tagli alle spese militari sia investito nel sociale.

Europa dei cittadini e del welfare, non dei tecnocrati e degli speculatori

L’Europa non dev’essere più un potere alieno, lontano dalle persone, gestito da tecnocrati e mosso dagli interessi della finanza: dev’essere l’unione dei cittadini bastata sui principi del welfare.

Vogliamo l’abbandono delle politiche dei tagli automatici della spesa pubblica che colpiscono il welfare e quindi la rinegoziazione del fiscal compact: il welfare non è solo un dovere morale, ma produce anche ricchezza e sviluppo.

Vogliamo un sistema di diritti sociali europei con livellamento verso le migliori pratiche esistenti: oltre al reddito minimo garantito, indennità di disoccupazione, politiche attive per il lavoro, tutela della maternità e della paternità, diritto alla casa per tutti coloro che risiedono nell’Ue, sistema previdenziale integrato.

Vogliamo nuovi parametri comuni a tutti i membri dell’Unione per misurare la riduzione delle disuguaglianze, l’analfabetismo funzionale, il consumo di risorse naturali: superando quindi l’attuale misurazione del benessere unicamente attraverso il Pil.

Diritti dei migranti e chiusura dei Cie

Basta con le politiche sulle immigrazione fondate sulle paure, sulle ‘guerre tra poveri’ e sulla proiezione verso gli stranieri delle rabbie sociali scatenate in realtà dall’impoverimento, dalle insicurezze sociali e dall’aumento della forbice dei redditi.

Vogliamo il diritto di cittadinanza a tutte le bambine e i bambini nati in Italia purché uno dei genitori sia residente in Italia da almeno un anno. Vogliamo ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza per la richiesta di naturalizzazione.

Vogliamo una legge organica sul diritto di asilo che garantisca fondi e controlli adeguati ad assicurare un’esistenza dignitosa a chi attende una decisione sulla domanda e che aiuti i rifugiati, una volta riconosciuti, ad integrarsi.

Vogliamo l’annullamento della tassa per il rilascio dei permessi di soggiorno.

Vogliamo la detassazione del trasferimento per le rimesse degli immigrati.

Vogliamo garantire il diritto alla continuità della permanenza in Italia agli immigrati regolari che perdono il lavoro.

Vogliamo che agli immigrati residenti regolarmente in italia venga garantito il dirittio di elettorato attivo e passivo secondo i modelli già esistenti tra l’altro in Svezia, Danimarca, Olanda, Norvegia e Belgio.

Vogliamo l’introduzione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro in Italia con scadenza precisa, e l’istituzione di un meccanismo ordinario di regolarizzazione in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge, così da far emergere il lavoro nero.

Vogliamo abrogare gli articoli della legge Bossi-Fini che identificano come reato penalmente perseguibile l’ingresso non regolare o la  permanenza irregolare in Italia.

Vogliamo la chiusura dei Cie, che si sono dimostrate strutture inutili, costose e che lasciano spazio a continue violazioni dei diritti umani, e la loro sostituzione con misure alternative alla detenzione.