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Barbara Spinelli sviluppa gli argomenti su Mon-TINA!.

L’agenda Monti “non è chiaro cosa significhi per l‘Europa, presentata come suo punto più forte. Punto forte, ma stranamente sfuggente… Lo stesso titolo dell’Agenda tradisce l’assenza di un pensiero che si prefigga di curare alle radici i mali presenti. “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa” promette … in Europa una diplomazia … senza voli alti, senza i radicalismi prospettati in patria. Se Monti avesse voluto davvero volare alto… avrebbe dato all’Agenda un titolo meno anfibio…: non riformare, ma “cambiare l’Europa per cambiare l’Italia”.

La formula prescelta è in profonda contraddizione con l’analisi cupa di una crisi che ha spinto… tanti paesi su quello che…  vien chiamato orlo del baratro. Una crisi che continua a esser vista come somma di politiche nazionali indisciplinate; mai come crisi – presa di coscienza autocritica – del sistema Europa, moneta compresa. È come se contemplando un mosaico l’occhio fissasse un unico tassello, senza vedere l’insieme del disegno. I problemi che abbiamo, questo dice l’Agenda, ciascuno ha da risolverli a casa dentro un contenitore – l’Unione – che essenzialmente funziona e al massimo va corretto qui e lì… come prescrive l’ortodossia tedesca. Manca il riconoscimento che stiamo vivendo una crisi economica, politica, sociale dell’Unione intera…

Unici impegni concreti sono il pareggio di bilancio e la riduzione del debito pubblico in Italia: dunque la nuda applicazione del Fiscal compact, corredato fortunatamente da un reddito di sostentamento minimo e forme di patrimoniale. Certo, fare l’Europa è anche questo… Quel che si nasconde, tuttavia, è che non esistono solo due linee: da una parte Monti, dall’altra i populismi antieuropei. Esistono due europeismi: quello conservatore dell’Agenda, e quello di chi vuol rifondare l’Unione, e perfino rivoluzionarla. Tra i sostenitori di tale linea ci sono i federalisti, i Verdi tedeschi… molti parlamentari europei… le sinistre…

[Costoro] hanno una visione più tragica, meno liberista-tecnocratica: non saranno il Fiscal compact e il rigore a sormontare i mali dell’ineguaglianza, della povertà, della disoccupazione, ma una crescita ripensata da capo… L’Agenda è fedele al più ortodosso liberismo: tutto viene ancora una volta affidato al mercato, e l’assunto da cui si parte è che finanze sane vuol dire crescita, occupazione, Europa forte: non subito forse, ma di sicuro. Immutato, si ripete il vizio d’origine dell’Euro. Quanto all’Italia, ci si limita a dire che il rispetto riguadagnato in Europa dipenderà dalla sua credibilità, dalla sua capacità di convincere gli altri partner. Convincere di che? Non lo si dice.

L’idea alternativa a quella di Monti è di suddividere i compiti. Visto che gli Stati, impoveriti, non possono stimolare sviluppo e uguaglianza. … che sia l’Unione a assumersi il compito di riavviare la crescita… L’idea di un New Deal europeo … non sembra attrarre Monti.

Qui la Spinelli continua in modo meno convincente: le soluzioni sono sempre un’Europa dei trasferimenti. Sfugge a molti commentatori ‘politici’ che basterebbe assimilare la governance monetaria europea a quella degli altri paesi occidentali, e coordinare le politiche fiscali e salariali in senso anticiclico, per superare la crisi.

Ma poi aggiunge:

“Perché l’Agenda vola così basso? Perché… la moderazione del centrista ‘è quella che modera le altrui aspettative e l’altrui livello di vita. Modera la nostra fiducia nel futuro’ … è la fuga dalle contrapposizioni anche aspre che sono il lievito della democrazia… L’unione sacra che Monti preconizza da anni idoleggia l’unanimità: proprio quel che sempre in Europa produce accordi minimalisti. Non è un inevitabile espediente… ma il finale e migliore dei mondi possibili. Quest’uomo non sa che la storia è tragica”… Un esempio è il modo in cui pensa di risolvere la questione Vendola, espellendolo dall’union sacrée perché le sue idee “nobili in passato, sono perniciose oggi”. Quel che il Premier non sa, è che Vendola impersona la questione sociale che fa ritorno in Occidente, assieme alla questione dei diritti e di un’altra Europa. Quel che pare ignorare, è che pernicioso non è Vendola. È il malessere che egli denuncia. Della sua voce abbiamo massimo bisogno…

Il che ci porta a Bersani. Che – a differenza di Monti – è in grado di aprire alle proposte tedesche (‘cessioni di sovranità’ per garantire rigore), perché ha qualcosa da chiedere in cambio: che l’Europa rilanci la crescita, e il rigore sia anticiclico. Come ho già spiegato (1, 2, 3), questa è la civiltà economico-finanziaria conquistata attraverso secoli di tentativi e costosi errori, che Monti, Draghi, e i liberisti stanno cancellando.

Sul piano politico, resta da vedere se Bersani farà proprio, ed articolerà, lo slogan: “Cambiare l’Europa per cambiare l’Italia”; oppure sceglierà la sottomissione culturale a Mon-TINA per miopi calcoli elettorali. In Giappone i liberali (non i bolscevichi) hanno appena vinto una campagna elettorale incentrata sulla critica alla banca centrale. Per dire che certe macro-politiche europee decisive per i nostri destini si possono e si devono discutere! E chi lo facesse probabilmente prenderebbe tanti voti. Purtroppo, lo ha capito finora solo Berlusconi.