berlusconi presepe“Berlusconi va a ruba. Dopo Giuseppe e Maria, è il più venduto. A soli dieci euro, prezzo di saldi”, parola di Marco Ferrigno, mastro presepaio da tre generazioni di San Gregorio Armeno. E’ stato il primo a sfornare insieme ai pastori della tradizione settecentesca napoletana personaggi più “ispirati” della attualità. E così Berlusconi, “dall’alto”, si fa per dire, dai suoi 25 cm di terracotta, sorride sornione sotto la scritta “Torno”. Ma eccolo anche “incensato” dalla corte delle olgettine o in versione superman (ma formato mignon) in braccio al Grillo “incoronato”. Mentre un Benigni in veste di predicatore si affaccia da una casetta presepiale a mo’ di pulpito. E questa la natività contemporanea creata da Ferrigno. Oltre la soglia dello sbigottimento c’è la meraviglia che lascia senza parole. Pochi metri più in là, da un “basso” spunta all’improvviso un anfiteatro romano. La scoperta risale a poco più di un anno fa quando la signora abitante del basso decide di allargare la sua cantina e scavando, trova il tesoro nascosto nel ventre di Napoli: i resti dell’antico teatro. Poco distante, in Vico Cinquesanti, appena a ridosso dell’agorà, dalla bottega di un falegname rispuntano altri frammenti del teatro del 64 d.c.. Nello spazio ristretto di 150 metri quadrati, ma dalla considerevole altezza di 12, c’è quel che resta della “summa cavea”, ovvero l’anello superiore della gradinata di quel teatro da seimila posti dove l’imperatore Nerone si dilettava a recitare.

Oltre la meraviglia del reperimento, l’indignazione: tra i ruderi di muratura romana l’involucro in calce di una cucina abusiva (si spera in attesa di sfratto) mentre sull’altra volta delle vestigia continua ad affacciarsi – ci spiega la guida- la finestra di una camera da letto. Molto più di una camera con vista, basta sporgersi dalla finestra e si tocca con mano l’anfiteatro (shhhhhhhh, non ditelo a Scaloja, lui si è dovuto accontentare di una casa solo con vista su Colosseo). L’uscita dell’anfiteatro, invece, è sotto una “bandiera” di panni appesi del vicolo. Neanche una commedia di Eduardo De Filippo avrebbe potuto partorire una scena di simile folklore. Il sito inaugurato di recente è visitabile grazie a un gruppo di ragazzi che appartengono alla Associazione Culturale “Napoli Sotteranea” che, armati di tanta buona volontà, non si risparmiano nemmeno nei giorni di Natale e Capodanno. 

Caro collega Capezzuto nel tuo post che ho apprezzato ti chiedevi: Dov’è finita la generosità, la solidarietà, l’umanità del popolo napoletano? Basta fare qualche metro e Umberto Bile, curatore del complesso Girolamini, è lì anche la vigilia di Natale a mostrare le bellezze, per troppo tempo tenute sotto chiave, della magnifica chiesa settecentesca. Bile insieme all’altro “paladino” Generoso Di Meo (ideatore, tra l’altro, dell’Associazione Di Meo Vini ad Arte) si è fatto promotore dell’iniziativa “Adottate un Luca Giordano”: con poche migliaia di euro si può salvare un dipinto dall’incuria secolare. Si può dunque scegliere fra Curia (l’8-5 per mille) o “incuria”. Ovviamente anche un eventuale contributo alla pinacoteca sarebbe detraibile fiscalmente.

Napoli non è solamente camorra e ‘na carta sporca (come cantava Pino Daniele), Napoli è fatta anche di eroi silenziosi della quotidianità. Non sono molti ma li ho incontrati. Come Regina, che vive di piccoli proventi che derivano dalla sua attività di badante a ore, va ad assistere gratuitamente Maria Noviello che vive sulla sedia a rotella in un “basso” di via Egiziaca. Come Alessandro e Diana Pagano, lui fa il giudice, lei insegna filosofia al Liceo Umberto, con le loro tre figlie il giorno di Natale sono andati a servire alla mensa della comunità di Sant’Egidio i più miserabili della città dalle 10 del mattino alle sei del pomeriggio.

Dai, Capezzuto, diamo una mano a Napoli. Give Naples a chance.

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