Colpo grosso di fine anno per Vito Gamberale. L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia oggi alla guida di F2i, il fondo partecipato dalle banche – in prima fila Intesa Sanpaolo e Unicredit – e dalla società pubblica che gestisce i risparmi postali degli italiani, la Cassa Depositi e Prestiti, è infatti riuscito in un solo giorno a mettere le mani sul controllo degli scali aeroportuali di Firenze e di Torino e ad arrivare a tallonare da vicino il Comune di Milano nella proprietà della Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate. La doppia firma è arrivata dopo mesi di scontri e polemiche finite anche in tribunale.

IL PASTICCIO SEA – Polemiche accese soprattutto a Milano, dove F2i è il principale accusato del fallimento della quotazione in Borsa della Sea, operazione che a fine novembre avrebbe dovuto valorizzare la società degli scali lombardi una cifra compresa tra 3,2 e 4,3 euro per azione, per un incasso complessivo tra 116 e 150 milioni per la Provincia di Milano di Guido Podestà, assetata di denaro per non sforare il patto di stabilità

Ebbene, a distanza di quasi un mese dalla ritirata degli investitori da Sea che aveva visto l’assessore al bilancio del Comune di Milano, Bruno Tabacci, puntare il dito contro F2i e le banche collocatrici – in particolare Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo) e Unicredit –  il fondo guidato da Gamberale e presieduto da Ettore Gotti Tedeschi è stato l’unico a presentare un’offerta per la quota della società in mano alla Provincia. E ha quindi vinto il 14,5% della Sea mettendo sul piatto 4,03 euro per azione, per un totale di 147 milioni di euro, contro una base d’asta di oltre 160 milioni. 

“Sono soddisfatto del risultato ottenuto. Si è lavorato con serietà e nel pieno rispetto degli obblighi di dismissione previste dalla legge per gli Enti locali con tutti gli attori coinvolti”, ha dichiarato Podestà che ha così salvato in extremis il bilancio provinciale. Poco conta che gli utenti di Linate e Malpensa dovranno fare i conti anche con una società di servizi d’ora in poi in mano a due azionisti, il Comune di Milano (54,81%) e F2i (44%) in aperto contrasto, con delle inchieste in corso e senza i capitali che sarebbero dovuti entrare con la quotazione.

PACE FATTA A TORINO – A Torino, invece, i conflitti di qualche settimana fa, questa volta tra Gamberale e il suo ex azionista alle Autostrade, il gruppo Benetton si sono miracolosamente risolti. E così il Comune di Piero Fassino ha formalizzato la cessione del suo 28% nell’aeroporto di Caselle al fondo che nel capoluogo piemontese può contare anche sull’appoggio di un importante azionista. La Compagnia di Sanpaolo, cioè la fondazione bancaria presieduta da Sergio Chiamparino che è il primo socio di Intesa Sanpaolo, a sua volta azionista di rilievo di Caselle. Valore della transazione, 35 milioni di euro, quasi la metà dell’incasso inizialmente previsto dal Comune, anch’esso sull’orlo del commissariamento come e più della Provincia di Milano. 

Dietro l’angolo, poi, c’è un altro accordo, con i Benetton, che dopo lo scoppio della pace sono pronti a cedere Gamberale pure il loro  24,4% nello scalo torinese. Fa un totale del 52,4%, che porta il fondo della Cassa Depositi e Prestiti in testa all’azionariato dell’aeroporto di Torino. Ma anche, per via delle partecipazioni dello scalo, a un peso rilevante nell’Aeroporto di Firenze e a una quota di tutto rispetto in quello di Bologna. Anche qui in compagnia di Intesa Sanpaolo, la banca fino a un anno fa guidata dal ministro per lo Sviluppo economico e le Infrastrutture, Corrado Passera, che grazie alla presenza in F2i ha così rafforzato la presa sul settore caro al viceministro Mario Ciaccia, anche lui fuoriuscito da Intesa dove seguiva proprio le infrastrutture.

IL SISTEMA BRINDA, Il CONSUMATORE PAGA –  ”Un’operazione di sistema”, ha sintetizzato Gamberale, che con F2i controlla anche il 65% dell’Aeroporto internazionale di Napoli. Un’espressione senz’altro efficace, anche se proprio in tema di voli l’ultima grande operazione di sistema, quella di un’Alitalia che per giunta a distanza di pochi anni è tornata di nuovo sul viale del tramonto, non è stata certo delle più felici. Lo sa bene anche Gamberale che della compagnia dice  il “problema è innanzitutto recuperare passeggeri, ma noi crediamo anche che i buchi verranno riempiti da altri”. Forse, quindi, è tutta una questione di punti di vista. Come parte del sistema, per esempio, i Benetton non si possono certo lamentare. E neanche le banche come Unicredit che partecipano con la famiglia veneta all’azionariato di Gemina, che proprio oggi in Borsa ha registrato un boom del 32 per cento. Merito, soprattutto, del via libera governativo agli aumenti tariffari della controllata Fiumicino che consentirà alla società di tornare a distribuire dividendi ai soci. E il consumatore-passeggero paga.