Non è per essere originale, ma mentre tutti si preoccupano dell’esposizione televisiva di Silvio Berlusconi, io sono colpito da un’altra storia. Suvvia! Scandalizzarsi del fatto che in vista di una campagna elettorale Berlusconi cerchi di moltiplicare la sua presenza e la sua immagine televisiva è un po’ come lamentarsi se in autunno in pianura padana si manifesta la nebbia. Tre reti generaliste sono sue e nelle altre, quelle pubbliche, ha ancora qualche buon amico. E poi – non vorrei essere smentito dai fatti e farmi la fama di chi porta sfiga – ma non sono certo che tutte queste sue apparizioni condite di balle clamorose alla fine gli gioveranno.

Quello che invece mi ha davvero sorpreso in questi ultimi giorni è l’imperversare su tutti i canali di Pier Ferdinando Casini. Va da Fazio, è ospitato ripetutamente dalla Gruber e in ogni telegiornale, persino nel rigoroso Sky Tg24, appare continuamente con quella sua camminata distesa, quella sua faccia pensosa e quella risposta già pronta prima della domanda, a proporre le sue formule, le sue idee “chiare e distinte” su ogni problema umano. Ora, che Casini sia al centro di un progetto politico che può rivelarsi decisivo per gli equilibri elettorali è fuori di dubbio. Ma che lo stesso progetto possa rivelarsi anche un flop non è da escludere, vista una certa difficoltà nel coniugare l’universo culturale e morale delle Acli con quello del presidente della Ferrari. E invece tutti ad assecondare questa sua centralità moderata, come riconoscendo una sua insostituibilità, di cui lui è molto convinto ma che per gli altri è tutta da dimostrare. Nessuno che gli faccia una di quelle domande scomode che si fanno sempre ai segretari del Pd: per esempio cosa ha intenzione di fare sul delicato problema delle coppie di fatto, visto che gli altri paesi europei l’hanno risolto mentre i centristi italiani – oh! tanto europeisti a parole – non sembrano inclini a nessuna soluzione. Oppure cosa pensa della legge sulla fecondazione assistita, del pasticcio uscito grazie a un suo forte contributo e su cui l’Europa non ha propriamente espresso un giudizio positivo.

Nessuno che gli dica che al Tav si può anche essere favorevoli ma che bisogna spiegare i motivi di una tale scelta senza farli cadere dall’alto, senza ostentare tanta sicurezza in un tema per natura carico di incertezze, senza ricorrere alla retorica e senza trattare quelli che vi si oppongono come dei babbei ignoranti. E poi per favore qualcuno gli spieghi che “ideologico” è un termine che rimanda a un concetto complesso, articolato, stratificato, che ha a che fare con la storia, la filosofia, che ha subito molte evoluzioni e che ne subirà ancora anche quando Casini non ne parlerà più. Per cui liquidare Vendola come pericoloso in quanto ideologico è una fesseria perché se, come ha spiegato D’Alema a Fazio, la Puglia è l’unica regione italiana dove si sono creati posti di lavoro, forse lo si deve anche all’ideologia di Vendola, intesa come un progetto organico di valori e di metodi per realizzarli.

Certo questi condizionamenti “ideologici” non hanno mai riguardato l’amico e collega parlamentare Totò Cuffaro, quando era alla guida della Sicilia. A lui di condizionamenti bastavano quelli della mafia. Mi piacerebbe proprio sapere se nel repertorio casiniano c’è una risposta pronta anche a questa obiezione, se mai qualcuno osasse farla.