E’ morta all’età di 86 anni, Vinka Kitarovic, la partigiana di origini croate che per il suo ruolo nella Resistenza ottenne il riconoscimento militare di capitano.

Nata a Sibenik (Sebenico) il 5 aprile 1926, nella primavera del 1941 la Kitarovic si trovò a frequentare il liceo quando la sua città, importante porto militare, subì i bombardamenti degli aerei tedeschi. Con lo sbarco dei fascisti italiani cominciarono le violenze nei confronti della popolazione civile e fu imposta la lingua italiana nelle scuole. In questo periodo Vinka decise di iscriversi all’Unione della gioventù comunista (SKO).

Nell’ottobre del 1942 fu arrestata dalla polizia e venne deportata in Italia, assieme a due compagne, per essere rinchiusa in un istituto per la rieducazione dei minorenni in via della Viola a Bologna. Li, con l’aiuto di una guardiana antifascista, riuscì a prendere contatto con la Resistenza ed il 5 ottobre 1943, in occasione di un bombardamento sulla città, si diede alla fuga e fu portata a Longara di Calderara di Reno dove conobbe Linceo Graziosi ed altri partigiani. Dopo un tentativo di insediamento partigiano nella zona di Monte San Pietro, scese a Bologna e fu ospitata nella casa della famiglia Masi. Divenne staffetta della 7ª Brigata GAP assumendo il nome di “Lina”. Di questo periodo amava ricordare quando un giorno affaticata dal trasporto di una borsa contenente una pesante bomba destinata a Ferrara fu aiutata a salire sul treno, evitando cosi un improvviso controllo da un gentile soldato tedesco che le salvo la vita inconsapevole di cosa aveva trasportato. Rimase in città fino a metà giugno del 1944 quando dovette lasciare Bologna perché ricercata.

Si recò a Modena dove continuò la sua attività nella Brigata Garibaldi “Walter Tabacchi” cambiando il nome di battaglia in “Vera”. Verso la fine dell’anno fu chiamata ad operare al Comando Unico Militare Emilia Romagna (CUMER) di Modena con l’incarico di individuare la dislocazione dei mezzi corazzati e delle postazioni tedesche nonché l’accompagnamento di soldati alleati paracadutati in quella zona e la trasmissione di ordini alle varie brigate.Il 22 aprile 1945 era ancora a Modena liberata dai partigiani quando entrarono in città gli alleati anglo-americani.

Vinka Kitarovic è spesso intervenuta a testimoniare pubblicamente la sua esperienza resistenziale, concentrandosi spesso sul ruolo delle donne tra i partigiani fuggiti sulle montagne e in clandestinità nelle grandi città del Nord Italia tra il 1943-45. E’ apparsa recentemente anche nel documentario di Giuliano Bugani e Salvo Lucchese, La mia bandiera – La resistenza al femminile, assieme alle partigiane Ida Camanzi, Vinka Kitarovic, Italina Lolli, Anita Malavasi, Assunta Masotti, Nera Neri, Laura Polizzi, Pierina Tavani, Amedea Zanarini, Adelina Zaffagnini Grossi.

Attualmente faceva parte della Presidenza provinciale dell’ANPI di Bologna e del direttivo dell’ANPPIA. L’estremo saluto avverrà sabato 29 dicembre all’obitorio della Certosa a Bologna dalle ore 14:15 alle 15:15.