Un editoriale che è comparso nel numero di gennaio 2013 del Lancet Infectious Diseases, fa il punto su alcuni studi recentemente condotti per realizzare un vaccino efficace nei confronti della malaria. Questa malattia causata dai protozoi del genere Plasmodia, trasmessa dalle zanzare Anopheles e considerata dall’Oms un flagello pari ad Aids e Tubercolosi, costituisce ancora oggi uno dei principali problemi sanitari nel mondo. Infatti si stima provocare dai 600.000 ai 1.200.000 morti l’anno, prevalentemente in età pediatrica, e i Paesi colpiti, generalmente in Africa sub Sahariana, che sono peraltro anche i più poveri del pianeta, risentono notevolmente dei contraccolpi economici e sociali della strage.

Nell’articolo viene citato un trial in corso in Gambia di recente pubblicato sul New England Journal of Medicine, con relativo editoriale, DOI: 10.1056/NEJMe1213392, basato sulla somministrazione di un vaccino costituito da una proteina circumsporozoitaria, cioè estratta dalla superficie del Plasmodio, chiamata RTS,S/AS01, in bambini esposti al rischio, residenti in zone endemiche, tra i 6 ed i 12 mesi di età. Lo studio ha riscontrato un tasso di protezione modesto, cioè la capacità di evitare l’infezione, solamente del 30%. Un candidato vaccino per fornire un minima garanzia deve essere efficace almeno per il 50% e oltre, anche il 70% di percentuale di protezione.

Senza entrare nei particolari del dibattito, presentati nell’editoriale, e che riguardano essenzialmente le motivazioni di una risposta così debole, una delle domande che si pone l’autore dell’editoriale è attraverso quali meccanismi si realizza l’immunità nei riguardi della malaria. Ne sappiamo ancora poco o comunque non abbastanza, e un chiarimento ci potrebbe aiutare senz’altro ad elaborare una protezione più efficace. La complessità biologica del parassita della malaria, del suo ciclo di vita e l’interazione con il nostro sistema immune rendono la progettazione di un vaccino più problematica che per, ad esempio, per i virus. E alcuni ricercatori ritengono improbabile che una singola subunità proteica ricombinante sia in grado di fornire sempre una protezione adeguata per consentirne un uso generalizzato. Infatti sembra che nuovi esperimenti che utilizzano l’intera cellula del parassita possano garantire un’efficacia migliore, a prezzo però di maggiori difficoltà tecniche nella realizzazione, Trends in Immunology, Volume 33, Issue 5, 247-254, 1 May 2012.

Taluni, come Nick White, uno dei più importanti malariologi, sostengono di non credere alla possibilità di produrre un vaccino efficace in tempi accettabili e che non si deve investire del denaro che andrebbe invece riservato al mantenimento dei successi ottenuti nel restringere sempre di più le aree di diffusione della malaria sulle mappe geografiche dei vari paesi endemici. Però è anche vero che i mezzi tradizionali, zanzariere impregnate con permetrina, insetticidi, e antimalarici (atovaquone/proguanil; doxiciclina; meflochina ecc.), come soli mezzi profilattici a disposizione, sono parzialmente efficaci. Un vaccino, anche se poco efficace (30%), secondo altri studiosi, associato alla profilassi tradizionale, potrebbe condurre in alcune situazioni ad un’eventuale eradicazione.

Poi si potrebbero tentare metodiche completamente differenti. Ad esempio, in un recente studio riportato nell’American Journal of Tropical Medicine and Hygiene, Hoffman e Sauerwein e colleghi, Am J Trop Med Hyg. 2012 Nov 13, hanno dimostrato lo sviluppo di una risposta immune nei riguardi della malaria in volontari in seguito alla iniezione di sporozoiti (così è denominato lo stato infettante del parassita malarico) crioconservati. Questa metodica potrebbe aggirare la necessità della coltura di sporozoiti e di dover immancabilmente affiancare studi condotti sul campo, facilitando lo sviluppo di nuovi vaccini. La capacità di causare infezione mediante iniezione di parassiti crioconservati potrebbe anche fornire una via allo sviluppo di vaccini a parassita intero, non spezzettato in sub-unità.

Molte idee, quindi. Ma i risultati si fanno attendere.

Purtroppo però in questa chiusura di anno voglio ricordare quello che succede in Pakistan, dove i sanitari, medici ed infermieri, ma anche i genitori per lo più intimiditi, che vaccinano i bambini contro la paralisi infantile da polio virus, sono oggetto di continui attentati e molti sono stati addirittura uccisi, da parte degli oscurantisti Talebani, che diffondono la voce che le vaccinazioni sono tossiche, e sono contrarie alle tradizioni del Paese e dell’Islam, ponendosi nel quadro di un’indesiderata occidentalizzazione. Cosa palesemente falsa, ma che consente di strumentalizzare e controllare la popolazione inerme. Io penso che svolgano un nefasto ruolo gli assurdi suggerimenti delle campagne anti vaccinali originate qui in occidente e di cui abbiamo già parlato. Sabotare le vaccinazioni contro malattie (ci sono anche la febbre gialla, l’epatite A e B, il morbillo che sono prevenibili) che devastano Continenti e condannano gli abitanti di quegli sfortunati paesi al sottosviluppo rappresenta un atto di stupidità criminale, in quanto sostenuta unicamente da pregiudizio irrazionale, non da argomenti scientifici, cioè sulla base esclusivamente di lavori peer reviewed, condotti con criteri e parametri di obbiettività e riproducibilità.