Diverse le reazioni seguite alla conferenza stampa del premier uscente Mario Monti e al suo intervento in diretta a In mezz’ora di Lucia Annunziata. Abbiamo raccolto il parere di Bruno Tinti e Marco Politi sul discorso del professore:

Forse Mario Monti è riuscito a proporre un nuovo tipo di democrazia: fondato sul consenso alle idee e non sul consenso al partito. Ha detto: c’è quello che è stato fatto in questo anno, che non era mai stato fatto prima; c’è quello che potrei fare in futuro che, in parte, sarà illustrato nella mia “agenda” (su Internet, aperta al contributo di tutti); e che, in parte, vi dico ora: europeismo (quindi rigore economico e lotta all’evasione fiscale) e giustizia (ripristino del falso in bilancio, riforma delle intercettazioni e della prescrizione, legge sul conflitto di interessi).   

E poi: chi condivide questo programma può contare sulla mia disponibilità al servizio del paese. E ancora: non sto con nessun partito, non ho pregiudiziali, non inseguo il consenso elettorale né le ideologie. Che significa: se non vi sta bene quello che propongo, fate pure a meno della mia persona.   

L’avesse ascoltato Churchill si sarebbe rimangiato la sua pessimistica definizione di democrazia (è la forma di governo peggiore eccezion fatta per tutte le altre). In effetti, i due si assomigliano molto, in particolare per essere stati al servizio del loro paese in un momento di crisi profonda: la guerra contro Hitler per Churchill; l’abisso della bancarotta imminente per Monti. Quando la crisi finirà, Monti (come successe a Churchill) sparirà di scena: le persone preparate e rigorose alla fine sono scomode. Quanto livore c’è nella abusata definizione “il governo dei professori”; e quanto facilmente il complesso di inferiorità si trasforma in delirio di onnipotenza! Ma a quel punto il paese avrà fondamenta più salde: non dico che potrà sopportare un nuovo (o vecchio, dio ci scampi) B. Però la consueta lotta tra fazioni, questa sì. In fondo, sconfitti i barbari, Roma sopravvisse dopo il ritorno di Cincinnato al suo campicello.

Il Fatto Quotiano del Lunedì, 24 Dicembre 2012