Il giorno della mia nascita è stato tutto terribilmente epifanico, del resto era il Natale del 1972, confuso e inquieto. Venni al mondo di soli 6 mesi e mezzo, il 25 dicembre alle 19 spaccate, Sole in Capricorno, Luna in Toro, Saturno contro nell’undicesima casa (porta una gran sfiga dicono), angelo custode Mebahiah, per chi crede a queste cose.

Domani ne faccio 40 di anni invece, visto che il 21 dicembre come sospettavo non sono morta. Non che ci tenessi a rimanere per forza nei 39. Sarà un Natale strano. Da tempo non ho la tv (sento però parlare molto di Master chef e sono curiosa), non lavoro, scrivo poco tutto quello che dovrei scrivere (e sarebbe parecchio e pure richiesto con una certa apprensione), leggo raramente i giornali e sono concentrata in una sorta di realtà interiore e di vita alla mezz’ora che non mi si è mai confatta. Ero sempre per il come si dice? Volli, volli, fortissimamente volli. Ecco, ora non voglio più. Ed è un casino, come faccio adesso?

A dirla tutta non potrei permetterlo di smettere di volere, di fare la lista dei desideri sotto l’albero infiocchettato, di buoni propositi per Capodanno, succhiati nella bocca assieme a chicchi d’uva benauguranti o mentre si gela in una piazza. Non sono ricca, anzi, non ho vero lavoro (una passione, forse), un fidanzato, dei risparmi, una relazione, una famiglia presente (latitano e li capisco pure), un giro di frequentazioni. Non ho più nemmeno il cane, è morto quest’estate, un caldo pomeriggio d’agosto, falciato sulla San Vitale.

Mi sento come la canzone di Nina Simone, Ain’t go No/ I Got Life. Quella dove dice che non ha, nell’ordine: casa, scarpe, soldi, classe, gonne, maglie, profumi, birra, uomo, madre, cultura, educazione, amici, amore, nome, biglietti, gettoni e dio. E poi si chiede: “Che dire su dio? Come sarei viva altrimenti? Nessuno mi può portare via”. Non è il “tu scendi dalle stelle”, no, no. La pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno. No, no.

Ho un calendario, ci tengo a non farmi mancare nulla. A 40 anni ho posato per un lunario di ragazze tonde, per incoscienza, per divertirmi, per andare in ulteriore crisi di identità. La foto è venuta bene, sembro la Venere del Botticelli dopo diversi cenoni natalizi, anzi l’ho subito ribattezzata la Venere delle Bottarelle visto il numero spropositato di (pro)offerte che mi sono arrivate. Ho dovuto persino lanciare un messaggio a chi si affaccia alla mia bacheca: “Cari uomini, sono ben consapevole dell’effetto di questa mia splendida foto sulla vostra libido. Altrimenti non sarebbe stata fatta e postata. Ma vi chiedo una cosa, quando nei messaggi in pvt inneggiate alle mie grazie per favore, ve lo chiedo per favore, moderate il linguaggio. “Che bellezza cacchiona” non è il termine che più si addice per stimolare il mio interesse. Vi invito a una gara di originalità e, ove riusciate, poesia”. Era ironico. Ovviamente adoro “bellezza cacchiona”. Comunque una letterina a Babba Natale mi è arrivata. Non chiedeva regali ma opere di bene. Eh… fare bene agli altri. Pure quello dovrei un po’ fare. Dovrei.

Che dire, alla vigilia del mio 40esimo compleanno posso affermare con fierezza di avere esclusivamente me stessa, il mio talento, il mio corpo (sto pure in mutande), il mio cervello e molti raffinati “corteggiatori“. Non so se ho veramente speranze, più che altro visioni. Non ho certezze, sensazioni. A volte più potenti di una certezza. Tutto sto pistolotto per dire che il 25 dicembre tutto il mio essere sarà messo sul banco degli imputati davanti a un piatto di tortellini. Sarò circondata da persone che non danno alcun valore a una riga di quello che ho scritto (e fanno pure bene). Fino a pochi giorni fa non vedevo l’evento come molto piacevole. Ma, dopo diversi accadimenti sempre impercettibili, penso solo una cosa: non me ne frega niente.

Nei fatidici secondi durante i quali le candeline rosa a forma di QUATTRO e di ZERO, soprattutto quella di zero, si scioglieranno lente sulla torta color verde pistacchio che mia nipote vuole assolutamente comprare ogni Natale penserò proprio alla canzone di Nina Simone. 

“Ho i miei capelli, la mia testa, la mia mente, le mie orecchie, i miei occhi, il mio naso, la mia bocca, il mio sorriso. Ho la mia lingua, il mio mento, il mio collo, il mio seno, il mio cuore, il mio spirito, il mio sedere, il mio sesso, le mie braccia, le mie dita, le mie gambe, i miei piedi, il mio fegato, il mio sangue”

“Ho la vita. Ho la libertà. E ho intenzione di tenermela. E nessuno me la può portare via”.