Altro che  percorso ‘tranquillo’ di fine legislatura caldeggiato ed auspicato da Giorgio Napolitano. Persino la data del voto prima di essere finalmente fissata il 24 e 25 febbraio è diventata un campo di battaglia per dare a Berlusconi 10 giorni o 2 settimane in più per imperversare liberamente dai salotti televisivi compiacenti e cioè quasi tutti.

Tanto che Pier Luigi Bersani dopo oltre un ventennio di inerzia e condiscendenza ha ritrovato l’ardire di ri-pronunciare per qualche ora le tre parole bandite e confinate nel campo degli irriducibili con il tarlo dell’ antiberlusconismo ad oltranza: conflitto di interessi.

Sembrerebbe che la permanenza ininterrotta di Berlusconi negli suoi studi televisivi, ma non solo, abbia procurato in una settimana un 3% di consensi in più (lui sostiene il 5%)  al suo partito collassato e spacchettato perché, come ha spiegato Mentana può raggiungere miratamente “chi vuole quando vuole” e può così riportare all’ovile una parte dei fedelissimi confusi e indecisi che altrimenti se ne starebbero a casa.

Quella mediatica è solo una declinazione, non poco rilevante, del cumulo di potere stratificato e al di fuori di ogni controllo che tiene incredibilmente in vita il fenomeno inconcepibile, fuori dal perimetro nazionale, della sesta discesa in campo perché, come dice lui  “è il paese che me lo chiede“.

D’altronde lo spiegamento di forze di cui dispone Berlusconi ed il timore di affrontare una campagna elettorale di fuoco sembrano i motivi fondamentali che avrebbero dissuaso Monti, unitamente allo sbarramento istituzionale messo in atto da Napolitano;  tanto da desistere non solo da una candidatura diretta ma anche dal sostegno ad una lista che riunisca i montiani provenienti da vari schieramenti .

Anche nel giorno delle consultazioni lampo, mentre Cicchitto ribadiva a Napolitano che “Monti deve stare al di fuori delle parti”, Berlusconi ad Italia 1 ammoniva ed irrideva il presidente dimissionario: “Non credo che Monti sia interessato a diventare un leaderino”. Dopo avergli già ricordato che qualsiasi mossa elettorale lo avrebbe escluso a priori dal novero dei candidati alla presidenza della Repubblica. 

Da quello che si può facilmente prefigurare, così come la fine legislatura è stata tutt’altro che serena e fuori dal binario tracciato dal capo dello Stato, la campagna elettorale non sarà propriamente ‘improntata alla misura’ invocata dal Colle e sarà una riedizione delle precedenti ma più caotica e penosa.

Togliere dalla mischia Monti secondo i desiderata del trio Berlusconi-D’Alema- Napolitano, a cui si è aggiunto last minute Vendola che si è limitato a bollarlo di slealtà,  si risolverebbe  in primo luogo in un favore formidabile all’eterno candidato dell’Italia bananiera che dalla presenza di una formazione sostenuta apertamente dal professore dimissionato sarebbe ridimensionato a quello che è.

Come dicono i suoi, più o meno apertamente,  a Berlusconi ‘basta non perdere per vincere’ e la prima condizione per centrare l’obiettivo sarebbe appunto non avere Mario Monti come competitore.

Così come ha subito, più o meno obtorto collo, tutti i diktat di Berlusconi finché ha governato desistendo sui fronti cruciali della lotta all’evasione e alla corruzione come sull’introduzione di una vera patrimoniale, Mario Monti sembra non trovare  il coraggio di presentarsi al giudizio degli elettori con il programma di cui si è sempre riempito la bocca.

A sconsigliarlo dalla ‘discesa in campo’ oltre ai sondaggi poco incoraggianti, al tenore delle candidature che Casini & co. gli hanno prospettato, alla netta disapprovazione di Napolitano, allarmato per  il Pd, c’è  in primis il timore per la furia e per i metodi di un avversario sleale e violento come Berlusconi.  Ed il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, come diceva Don Abbondio. 

Il risultato, scontato è che nel momento in cui Monti dovesse sciogliere finalmente la sua riserva  limitandosi ad indicare la sua “agenda” o il suo “programma” per l’Italia come punto di riferimento dei cosiddetti moderati, Berlusconi che si è già lanciato nelle promesse più mirabolanti come l’abolizione dell’Imu introdotta peraltro da lui, lo sottoscriverebbe  punto per punto. In qualità di capo di tutti i moderati ed europeista convinto, quale si dichiara nei giorni in cui non invita la Germania ad uscire dall’Europa. Tanto cosa gli costa?

Cosa c’è di più facile che mettere insieme la demagogia più volgare e l’opportunismo più sfacciato quando non c’è come avversario nessun rappresentante credibile e coerente di un centrodestra  liberale ed europeo, il Pd si culla sulle primarie e l’informazione, con l’esclusione di La 7 , sta accucciata quanto basta?

Non sembrava più possibile ma ancora una volta l’opportunità di toglierlo veramente dalla circolazione potrebbe dipendere dalle decisioni della Lega e dalla ‘resistenza’ di qualche insider molto atipico come Albertini, un ‘inconveniente di non poco conto per Berlusconi.