Paolo Virzì è il nuovo direttore del Torino Film Festival. E’ stato nominato nel corso dell’Assemblea dei Soci Fondatori del Museo Nazionale del Cinema su proposta del Presidente Ugo Nespolo e del Comitato di Gestione. La nomina del regista toscano arriva dopo la rinuncia di Gabriele Salvatores e i mugugni dei puristi festivalieri creatisi attorno ad essa.

Il TFF finisce in mano ad un regista che ha nel registro comico la propria cifra stilistica. Anche se dopo quattro anni di direzione Gianni Amelio, di un altro paio di precedenti annate con Nanni Moretti al timone, il salto nel buio è per molti addetti ai lavori una paura percepibile. Non tanto per le doti registiche di un grande talento della commedia all’italiana, forse l’unico in grado di far rivivere i fasti delle pellicole di Mario Monicelli e di Dino Risi, quanto per la difficoltà organizzative che gli si parano davanti con un festival dalle forti tradizioni d’ “essai” e di “ricerca” che si erano espresse nella loro forma più ortodossa e memorabile dal 2003 al 2006 con la codirezione Roberto Turigliatto-Giulia D’Agnolo Vallan.

Nato a Livorno nel 1964, Virzì ha comunque un legame con la città sabauda e con il TFF: a Torino ha trascorso i primi anni della sua infanzia e lo stesso Amelio che l’ha preceduto alla direzione del festival gli è stato maestro negli anni in cui frequentava il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si è diplomato nel 1987.

L’esordio di Paolo Virzì dietro la macchina da presa avviene nel 1994 con La Bella Vita, dove si dedica al racconto del disfacimento della classe operaia nei primi tempi del berlusconismo, prendendo in prestito da Marco Ferreri (Diario di un vizio) una giovane Sabrina Ferilli per poi farla affermare definitivamente attrice tra le più popolari attrici degli anni novanta.

L’opera seconda  è Ferie d’Agosto (1995), commedia corale, giocata sulla falsariga dello scontro tra un famiglia progressista e una più “berlusconiana” in vacanza sull’isola di Ventotene. Ma è con Ovosodo (1997) che Virzì diventa grande: Jane Campion gli consegna il Gran premio della Giuria al 54esimo Festival di Venezia (il leone d’argento, n.d.r.) e da lì in avanti la commedia popolare all’italiana diventa nuovamente cinema di qualità dopo anni di segregazione commerciale.

I successivi Baci e abbracci (1999) e My name is Tanino (2002) sono flop al botteghino e per la critica. Poi, dopo aver ritentato la carta apprezzabile di una commedia venata da una forte critica sociale e politica come Caterina va in città (2003) e aver provato il kolossal (N – Io e Napoleone, 2006), il vero rilancio ce l’ha con Tutta la vita davanti (2008) bizzarra messa in scena del precariato lavorativo nei call center e, trovata persino una nuova anima gemella, la bella Micaela Ramazzotti, le crea ad hoc un film “risiano” o addirittura alla Pietrangeli come La prima cosa bella (2010).