La Federazione nazionale della stampa e l’Associazione lombarda dei giornalisti hanno immediatamente espresso la loro pubblica solidarietà “alla collega Ester Castano pesantemente minacciata dalla malavita organizzata”. Iniziativa lodevole, se non fosse che Ester Castano non è mai stata minacciata dalla “malavita organizzata“, né ha mai affermato una cosa del genere. Una busta con un proiettile è davvero arrivata nei giorni scorsi alla redazione del giornale in cui lavora, L’Alto milanese. Ma, come abbiamo scritto su ilfattoquotidiano.it, conteneva un biglietto di “auguri” indirizzato al direttore Ersilio Mattioni e a Giampiero Sebri, promotore della Carovana Antimafia dell’Ovest Milanese

Conosco bene Ester, giornalista tosta e determinata, considerato che ad appena 22 anni ha già rotto le scatole a molti, guadagnandosi persino una diffida dal sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste, poi finito agli arresti domiciliari in seguito a una recente inchiesta su ‘ndrangheta e politica nel milanese. Ester è anche una delle animatrici di “Stampo antimafioso”, un progetto ideato da Nando dalla Chiesa che diffonde preziosa documentazione sul sempre misconosciuto fenomeno del radicamento mafioso nel Nord Italia. Ma questa improvvisa e non ricercata notorietà rischia di darle più noie che vantaggi, oltre a provocare la comprensibile preoccupazione dei suoi familiari, che ora pregano perché cambi mestiere. E rischia per di più di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri bersagli dell’intimidazione, Mattioni e Sebri, due punti di riferimento sul tema della presenza mafiosa nell’Ovest Milano. 

Intorno alla giovanissima cronista si è creato un cortocircuito mediatico iniziato proprio con la diffida ricevuta dal sindaco. Quando Celeste è stato arrestato con l’accusa di aver intrattenuto rapporti con presunti ‘ndranghetisti, Ester Castano è diventata automaticamente “la giovane giornalista minacciata dalla mafia a Milano”, e a questo titolo intervistata e invitata in tv. Il proiettile recapitato al suo giornale ha fatto il resto. Tutto questo, tra l’altro, non fa che rafforzare un pericoloso luogo comune, secondo il quale il giornalista che si occupa di mafia finisce sempre nei guai (se no vuol dire che non fa abbastanza).

Insomma, ben venga la massima attenzione su questo fronte da parte dalle organizzazioni professionali e sindacali dei giornalisti, anche in Lombardia, dove le pressioni mafiose sui cronisti locali sono più forti di quanto si pensi, e raramente sono rese di pubblico dominio. Ma la materia è delicata e va trattata con cura. Ester sa il fatto suo e di una notorietà distorta non ha alcun bisogno.