L’appuntamento di oggi, 21 dicembre 2012, sembra sia passato senza, almeno per il momento, conseguenze fatali. Eppure il tema della fine del mondo, evocato dalla profezia Maya, mantiene il suo inquietante vigore.

Secondo taluni che hanno approfondito la profezia in questione, la data di oggi sarebbe stata stabilita dai Maya in base ai loro studi sulle macchie solari. Non c’è invece motivo di ritenere che la civiltà precolombiana in questione fosse dotata di capacità divinatorie riguardo alle caratteristiche del sistema capitalistico mondiale che, di fatto, sta distruggendo il pianeta, rendendo sue zone sempre più vaste tendenzialmente invivibili.

La verità è che, profezie o no, siamo in preda ad un meccanismo apparentemente irresistibile che ci porta a velocità abbastanza sostenuta verso la catastrofe finale. Alcune componenti di questo meccanismo:

1. L’esaltazione delle prospettive a brevissimo termine a scapito di quelle a medio e lungo termine, che è il risultato diretto ed obbligato dell’accentuazione del ruolo della finanza. Il destino dell’umanità è in mano a poche centinaia di irresponsabili croupiers che si giocano il nostro futuro in casinò denominati borse valori e anche al di fuori di essi, mediante il fenomeno della finanza cosiddetta ombra e degli scambi over-the-counter. Come ricorda Andrea Baranes sul Manifesto di oggi, a proposito dei derivati che costituiscono uno degli aspetti più notevoli della situazione, mentre il Pil del pianeta è pari a 63.000 miliardi di dollari, una singola banca statunitense controlla derivati per oltre 70.000 miliardi di dollari. Quale migliore dimostrazione dello sganciamento dell’economia finanziaria da quella reale, con tutte le conseguenze estremamente negative che tale sganciamento comporta?

2. La competizione sfrenata tra aziende, territori e Paesi, con i suoi corollari in termini di supersfruttamento della forza-lavoro cui viene negata, in nome appunto della necessità di tale competizione, ogni dignità, e in termini di devastazione ambientale. Le cronache quotidiane sono ricchissime di riferimenti a queste vicende: dalla strage nella fabbrica tessile del Bangladesh all’inquinamento prodotto da fabbriche come l’Ilva di Taranto. Competizione di cui la guerra minaccia di costituire la continuazione più probabile. Per dirla con Monti e Marchionne, non sono tempi da deboli del cuore, forse è anche per questo che si sta distruggendo anche la sanità nel nostro Paese.

3. L’incapacità di porre un argine e fronteggiare i cambiamenti irreversibili e anche più veloci del previsto che l’attuale modello di sviluppo sta producendo sul pianeta. Incapacità dimostrata da ultimo dall’ennesimo fallimento sul clima che è il risultato della Conferenza di Doha

Non c’è motivo per ritenere che i Maya avessero previsto tutto questo. Eppure, il pensiero degli indigeni, basato sulla sacralità della Madre Terra, dovrebbe essere recuperato a fondo per impedire l’apocalisse. Va valorizzata, in questo senso, la proposta di Dichiarazione sui diritti della Madre Terra presentata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dalla Repubblica plurinazionale di Bolivia, la quale, come ha scritto Leonardo Boff, si basa su cinque argomenti:  innanzitutto la tradizione transculturale e ancestrale comune ai popoli originari; poi la  consapevolezza che si fa strada in settori importanti della scienza della Terra (nuova biologia, astrofisica, fisica quantica), che la Terra stessa costituisce un superorganismo vivo; poi dalla circostanza che la Terra e la vita costituiscono momenti del vasto processo evolutivo dell’universo e che tutti siamo figli e figlie della polvere cosmica; infine la natura relazionale e informativa di tutto l’universo e di ogni essere; la materia, oltre che di massa e di energia, consta di una capacità di connessione e informazione. 

Tale visione comporta delle conseguenze anche in ordine al tipo di democrazia, che non può limitarsi ad essere antropocentrica o sociocentrica, dato che sia l’uomo che la società si pongono all’interno del processo cosmogenico universale e della natura. E’ necessaria quindi quella che Boff denomina una “democrazia socio cosmica” o “biocrazia” o “cosmocrazia”, i cui primi cittadini sono la MadreTerra e tutta la natura. 

Se si parlasse un po’ più di questi temi, acquisendo la necessaria prospettiva cosmica all’altezza del Terzo Millennio sarebbe decisamente meglio. Ma viviamo in questa piccola e angusta (anche e soprattutto intellettualmente) provincia dell’impero e più di tanto non possiamo pretendere. Non ci resta che piangere? No, occorre sperare che le giovani generazioni, che sono le principali vittime di questa situazione, sappiano rimettere mano al futuro. E operare, nel nostro piccolo, affinché ciò avvenga. Nonostante tutto, la nostra civiltà occidentale ha saputo sviluppare e scoprire risorse importanti: è giunto il momento di metterle a disposizione del futuro dell’umanità e non dei profitti dei pochi privilegiati che controllano il pianeta.