Vola vola vola vola vola l’ape Maia 
gialla e nera gialla, tanto gaia
vola sopra un monte, sfiora il cielo 
per rubare il nettare di un melo
Il grillo canterino s’è svegliato
fa la serenata a tutto il prato 
in quel prato verde come il mare
l’importante è un fiore da trovare
Sigla del cartoon “L’ape Maia”
 
“Proprio come l’anima umana lascia il corpo […] si può davvero vedere nello sciame che abbandona l’alveare un’immagine dell’anima umana al momento della separazione. 
Rudolf Steiner (filosofo, teosofo e ciarlatano)
 
Si sapis, sis apis.
(antico scioglilingua in latino)
“Se sei saggio, fa come l’ape.” 
Le api cercano il nettare ovunque, e del fiore pretendono e prendono il meglio, sono coese e determinate per succhiare il “fior fiore” della vita.  
 
E’ un Venerdì sera dell’anno 2012: Cristo muore crocifisso a 33 anni in un parcheggio per camion dell’Autogrill, vicino al distributore dell’ “Api”.
Comincia una via crucis di pullman pieni zeppi di pellegrini, stipati come animali, per lo più vecchietti in pensione con la tessera scaduta del Pci, le SS li portano a San Giovanni Rotondo con 7 euro. E’ l’ultimo giorno del mondo.
I vecchietti non sanno che alla fine del viaggio dovranno comprare pentole, materassini, vibromassaggiatori, … e il Frullatutto®. Alla destra dell’autista, parla al microfono una Claudia Koll di Magdala vestita da SS in latex. 
“E adesso, cari nonnini, zoommiamo nel Frullatutto® e vediamo cari tremuli nonnini che il Frullatutto® contiene i veri resti maciullati della carne e del sangue di nostro signore Gesù, poi zoommiamo ancora, come coi frattali, e vediamo che nei pezzetti di carne ci sono le molecole e gli atomi che altro non sono che universi, e in uno di questi universi c’è la nostra galassia, e nella galassia c’è il mondo, e nel mondo zoommiamo ora su quest’autostrada, e allora, cari nonnini… sull’autostrada ci siamo noi, in questo pullman, che guardiamo il Frullatutto®. “
Poi apre il tappo, versa il liquido nei bicchierini di plastica. “Ora bevete tutti, che starete meglio! Questa è una pozione miracolosa. Non fate domande inutili e soprattutto non dimenticate mai che Dio vi ama, come ha amato me, anche se stanotte moriremo tutti. Ma andremo in cielo. Non siete contenti?”
“Siiiiiiii”
L’atmosfera è alle stelle!
“Allora, Il Frullatutto® è vostro per soli € 29,90 e in regalo, mi voglio rovinare-e-e-, vi do pure il coltello tagliatutto”. 
L’inverno non è mai solo, si tira dietro stormi gracchianti e veloci, che accecano il sole, come fumo negli occhi.
L’inverno é un tempo di barbarie, un medievo tecnico e new age adatto a millenaristiche speculazioni da vendere a giurie demoscopiche insieme a suonerie e a finte rivoluzioni.
E’ l’anno 1985 e i Maya stanno tirando su la loro piramide con 91 gradini per lato, 364 in tutto, più l’ultimo grande sulla cima: 365, come i giorni dell’anno. 
Costruiscono il palazzo  grazie a grandi risorse economiche e al tempo sereno di discreto splendore. La leadership aristocratica di Bettino Craxi e Giulio Andreotti, L’aiuto interessato e vigilante degli Usa, e la pubblicità dell’Amaro Ramazzotti fanno dello Yucatan una penisola ridente. 
Siamo nel 1990, è da poco crollato l’Antifaschisticher Schutzwall, detto anche muraglia cinese, o muro di Berlino. Gli Usa non hanno più motivi per trascinare il peso  dello Yucatan. Miss Cheerleader lascia cadere la busta della spesa, e corre ad abbracciare l’amico Siberiano, il nuovo fiammante  linebacker della squadra di football del liceo. “Se io posso cambiare, tutto il mondo può cambiare!”
La busta della spesa si frantuma sul terreno, e l’Amaro Ramazzoti disegna sul cemento il volto di un imprenditore rampante, che annacqua la verdura e impregna i giornali. 
Inizia, in un autunno svogliato, la stagione della carestia e dei i venti stagnanti, pieni di sabbia e paillettes.
Come al solito in tempo di carestia ci si affida al lenimento della mitologia.
Ciao sono Roberto Giacobbo, il profeta di Voyager, e questa é la mia parola: “La verità nella leggenda, il fantastico nella storia.” 
Evvai! Parte una sfilza inesauribile di pubblicazioni e documentari su un fantomatico calendario e sulla fine del mondo predetta dal grande popolo dei Maya. 
Paccottiglia profetica e psicosolubile a basso costo, mille e non più mille, Nostradamus, Mazinga e i Maya. 
Seriamente, pochi hanno parlato invece,  in tutti questi mesi, del Cenote di Chichén Itza. Il Cenote è un buco nella terra, una voragine piena d’acqua, una grotta profonda. 
Quando I Maya attraversavano un periodo di carestia, il Cenote inghiottiva i i giovani e i ragazzetti, li divorava per saziare gli dei. Erano i governanti a inaugurare con cerimonie rigorose la stagione dei sacrifici, che sarebbe durata fino a che non fosse tornata la prosperità. 
Siamo nel 2012 e, messi in fila come perle di rosario, i giovani Maya vengono drogati con allucinogeni pesanti e portati ritualmente attraverso la foresta fino all’orlo del baratro.
C’è chi respira il profumo prepotente dei fiori di giungla, chi alza gli occhi al cielo, chi canta la canzone religiosa “Nella bocca della serpe e nel pungiglione dell’ape non troverai veleno altrettanto micidiale di quello che può celarsi nel cuore dell’uomo”.
E si va avanti con gli occhi freddi come spilli, o chiusi per non vedere niente.
Poi c’è chi lascia un lavoro, chi lascia una casa, e chi lascia Chichén Itza per non morire.
I sacrificati avanzano, tra le danze rituali e le musiche della cerimonia. E il cielo è fermo, e ha il colore del piombo e dell’apocalisse. 
Uno dopo l’altro, in molti vengono risucchiati nel vuoto, nell’ utero freddo, nella bocca meccanica che si chiama Cenote, o disoccupazione, o depressione, o crisi. 
Chi protesta perché vorrebbe vivere viene manganellato, e a chi invece chiede spiegazioni si risponde con la mitologia: Europa, giovane principessa, figlia del re Agenore, e amante di Zeus, ha fame. E quando gli dei hanno fame, i governanti organizzano il banchetto. 
E’ così che si muore da queste parti, finché non torni la prosperità. Anche senza  un fiore da trovare, senza rubare il nettare da un melo.
E’ il 21 dicembre 2012, nella penisola dello Yucatan c’è un pullman di pensionati che marcia diretto verso San Giovanni Rotondo, passa sull’autostrada come la luce di un fuoco fatuo, e qualcuno lo osserva da un paesino.
E’ una ragazzetta, che guarda dalla finestra, verso l’autostrada. Ha gli occhi aperti, puliti, sta immaginando qualcosa, che da lontano non si vede.  
Nel paesino c’è chi dorme, chi prega, e chi si prepara per la discoteca. 
E’ un venerdì sera, e si festeggia la fine del mondo. 
Twitter: @Mannarinotw