Quando gli si pongono domande su provvedimenti a proposito di scuola o sanità, alza le braccia e dice di non essere “un tuttologo. Su questi argomenti devo studiare e studierò”. Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, è ufficialmente candidato alle primarie del Partito Democratico in vista delle elezioni politiche del 2013. E la sua campagna elettorale per il 30 dicembre parte sui temi che ha seguito da 32 anni a questa parte: la difesa delle vittime.

Nel corso di una conferenza stampa in cui ha annunciato la sua corsa – conferenza stampa durante la quale è stato affiancato dall’ex magistrato Libero Mancuso –, Bolognesi ha detto di aver deciso “nonostante il tempo ristretto a disposizione di ciascun candidato. L’ho fatto perché riconosco il valore delle primarie, un valore che conferisce a tutti la possibilità di partecipare alla vita politica attiva del Paese. Sono uno strumento che mi auguro divenga irreversibili per tutti i partiti, non solo per il Pd”. Del quale, aggiunge Bolognesi, “riconosco in parte la validità, ma al momento rimango un indipendente. Ho buoni rapporti con molti esponenti, compresi diversi militanti del Movimento 5 Stelle o del Popolo Viola, ma è dalla società civile che provengo ed è alla società civile che faccio riferimento”.

Poi, esaurite le premesse, passa ai temi che intende trasformare in prassi politica all’interno del parlamento, se superasse il primo step delle primarie di partito e poi raccogliesse abbastanza voti da aggiudicarsi un seggio a Roma. “Le vittime non solo del terrorismo o della mafia, ma di qualsiasi crimine”, dice, “sono sole. Si pensi alla violenza sulle donne, per esempio. Già nel governo Prodi ho ricoperto la carica di vicepresidente di un osservatorio sulle vittime di reato, osservatorio abrogato dopo la vittoria elettorale del 2001 di Silvio Berlusconi. Ecco, quell’esperienza è da reintrodurre. Così come è da riproporre una proposta legge che presentammo già durante quell’esperienza: è una riforma costituzionale del giusto processo che ponga particolare attenzione su chi ha subito episodi criminosi di qualsiasi tipo, un’attenzione a tutt’oggi assente”.

E a questo proposito prende la parola Libero Mancuso. “La proposta di allora”, afferma, “era particolarmente avanzata perché contemplava un adeguamento dell’articolo 111 della Costituzione e della legislazione italiana a normative europee. Il fatto che non sia stata fatta ai tempi del governo di centrodestra rende necessario tornare adesso su quel fronte”. Per l’ex magistrato, che da pubblico ministero seguì l’inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980, la candidatura di Bolognesi “è di particolare importanza perché le vittime e i loro familiari hanno rappresentato in questo Paese quel pezzo di cittadinanza attiva che ha portato ad accertamenti di verità almeno storiche che, senza di loro, non si sarebbero raggiunte”.

A chi poi dovesse ribaltare l’approccio e accusare Paolo Bolognesi di voler costruire una carriera politica proprio sul suo passato da presidente dell’associazione che rappresenta dal 1996 (prima era stato il vice di Torquato Secci), risponde in anticipo annunciando per febbraio un direttivo a cui seguirà l’assemblea dei soci il prossimo 2 agosto. “Ancor prima di venire eletto”, spiega, “mi presento mettendo a disposizione il mio mandato. Se l’associazione ritenesse che non sia opportuno che rimanga in carica, non ho problemi a dimettermi e a sostenere chi prenderà il mio posto”. E rilancia riproponendo, se mai arrivasse a Roma, un impegno per la creazione di una procura nazionale antiterrorismo che dialoghi con l’antimafia non escludendo nemmeno di recuperare l’esperienza della commissione stragi, conclusa dopo 13 anni nel 2001.

Intanto per lui, come per altri candidati alle primarie provenienti dalla società civile e non dagli apparati di partito, è giunta la prima buona notizia: la deroga alla raccolta delle firme. Lo ha annunciato il segretario cittadino del Pd, Raffaele Donini, che ha accolto ha la candidatura di Paolo Bolognesi con “grande soddisfazione perché espressione della migliore società civile”. Come per lui, la stessa deroga vale anche per un altro nome illustre in città che però si è ritirato dalla competizione, Andrea Segrè, preside della facoltà di agraria dell’università di Bologna a causa di “tempi così brevi e regole a maglie assai strette”. L’incombenza delle firme invece rimane per il sindaco di Crevalcore, Claudio Broglia, che invece uomo di partito è. “Avere però un nome come il suo”, aggiunge Donini, “è un merito perché sottolinea con forza il tema della ricostruzione post terremoto attraverso l’impegno di alcuni dei nostri migliori amministratori”.

Infine, in tema di listini, una proposta la aggiunge Libero Mancuso. “Secondo me”, afferma, “persone come Segrè o come studiosi del calibro di Carlo Galli, che non hanno radicamento territoriale ma che hanno competenze indiscusse, dovrebbero essere inseriti in quote riservate. Bolognesi invece fa parte di un’aggregazione che merita il confronto con le primarie”. E se il risultato del voto del Pd fosse deludente, il presidente dell’associazione vittime accetterebbe di entrare in un listino? “Al partito non chiedo niente e voglio continuare così”, risponde. “Se con la consultazione del 30 dicembre raccogliessi un risultato deludente piazzandomi tra gli ultimi, non accetterei una proposta del genere. Ma se invece fossi il primo dei non eletti, forse sì”.