Il 29 Novembre c’è stato il sì dell’Assemblea generale per l’ingresso della Palestina come Paese «osservatore» dell’Onu. Proprio nell’ anniversario del voto del 1947, giorno  in cui le Nazioni Unite approvarono il piano di spartizione della Palestina nello Stato di Israele e in uno Stato Arabo (che invece non è mai nato), il popolo palestinese si è visto riconoscere qualcosa. Quel giorno molto di fretta ma un po’ speranzosa ho scritto sulla mia pagina di Facebook “La Palestina c’è”.

L’avessi mai fatto, poco dopo leggo sulla mia bacheca: “Spero-che-i-Palestinesi-si-facciano-saltare-l’un-l’altro-per-festeggiare. Di musulmani ce ne sono già troppi.” E poi: “Sembra che qui si stia dalla parte dei terroristi... non entrerò nel merito. Studiate la storia, e poi ne riparleremo”. Trattasi di un mio ex compagno di classe del liceo quello che il 1° giorno di scuola mi chiamò al telefono: “Ciao sono R. volevo invitarti alla mia festa, sabato sera” e io “R. chi?” “quello due banchi dopo la porta, sai c’ho un bell’impiantino…”

Non andai alla festa, ma R. mi stava simpatico, era un’ anticonformista, scriveva, leggeva Dostoevskij ed era ateo. Non sapevo molto più di lui ma ho sempre pensato fosse una mente aperta, diciamo così. Invece superati i 30 me lo ritrovo ad esternare cose simili. Poco dopo mi scrive sua moglie:

“(…)Difendere la Palestina significa volere la distruzione di Israele, e appoggiare gente che sfregia e stupra le donne, e che usa i bambini come scudi umani (dimostrato e documentato anche su Wikipedia). Per non parlare della campagna mediatica anti-Israele in cui si riciclavano foto di bambini morti prese mesi fa da altre zone di guerra, dichiarando che fossero abitanti di Gaza (puoi controllare su Wiki-news anche tutto questo). Quanto a me, sono fiera di essere ebrea e di difendere Israele. Mi rammarico per il vostro antisemitismo.”

Io gli rispondo semplicemente citando Moni Ovadia, che non mi pare un noto terrorista islamico, il quale criticando la politica israeliana  auspica una vera pace, giusta sotto tutti i punti di vista. Personalmente l’infamia di antisemita mi inorridisce; Il fascismo, il razzismo e l’antisemitismo li contrasto tutti i giorni nel mio modo di essere, di pensare e di fare.

Mi rendo conto che il rischio nell’affrontare la questione  è di finire con l’essere accusato di antisemitismo, confondendolo forse con l’antisionismo che è un’altra cosa. Sebbene il sionismo possa essere considerato una forma di discriminazione razziale, in quanto auspicio di uno stato puramente ebraico e anche una forma di colonialismo in quanto occupazione dei territori palestinesi, ha però posto le basi per lo stato di Israele verso cui sarebbe una pazzia volerne la cancellazione ora.

Bisognerebbe però essere giusti e riconoscere il diritto del popolo palestinese di poter rientrare nei propri territori e vivere in libertà. Come osservava Nelson Mandela che di certe questioni ne sa qualcosa:“La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere confiscata. Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e’ un fattore aggiuntivo. Le cosiddette “aree autonome palestinesi” sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perché Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e’ la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi. Dal momento che Israele e’ uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico. L’apartheid e’ un crimine contro l’umanità”.

Purtroppo dopo aver tentato invano di spiegare a R. e a sua moglie che non appoggiare unilateralmente la politica militare di Israele non significa diventare automaticamente “antisemita” egli mi risponde così: “Allora, io  ti do del bacia-corano, amica degli stupra-bambine, sfregia-donne. Dovresti esserne orgogliosa. (per tua conoscenza: ho vissuto 10 anni di fianco a una colonia di musulmani... e ho assistito a 2 interventi della polizia per botte a una delle 18 mogli di un cane arabo. E inoltre, l’ ultima volta ne ha anche accoltellata un’altra. Lei è morta, lui è latitante perchè residente (a quanto pare) a Prato. Fai tu.”

Come posso spiegare a costui il mio punto di vista?

Il problema, o almeno non l’unico in questo caso, non è prendere parte dentro le questioni, anche se c’è differenza tra chi aggredisce (gli israeliani) e chi è vittima (i palestinesi), ma capire che il razzismo, da qualunque parte provenga, genera mostruosità.

Pensare ai palestinesi come sub-umani equivale a essere come quei criminali che dagli anni trenta fino alla fine della seconda guerra mondiale, sterminarono ebrei e zingari. Se non lo si capisce si è dalla parte del torto e questo le Nazioni Unite lo hanno finalmente riconosciuto. In fondo Yitzhak Rabin che qualche sforzo per la pace lo fece, non è stato ucciso da un terrorista palestinese, ma da un colono ebreo di estrema destra.