La Cushman & Wakefield effettua periodicamente una rassegna sull’attrattività delle principali città europee, “European Cities Monitor” 2011. Nel rapporto si analizzano i fattori che le imprese considerano importanti per le loro decisioni di localizzazione.

Da vari anni le due città al top della lista sono Londra e Parigi. Francoforte si colloca al terzo posto ma con un distacco rispetto alle prime due. Al 4° e 5° posto ci sono Amsterdam e Berlino. Tra le prime 10 non ci sono città italiane, mentre ce ne sono tre tedesche (Francoforte, Berlino e Monaco) e due spagnole Barcellona e Madrid. Milano è scesa al 12° posto dall’11° nel 2010. Negli ultimi anni le città che hanno conosciuto un forte miglioramento sono state Vienna, salita di sei posizioni nel 2010 e Bucarest salita di 8 posizioni nel 2011. Al contrario Roma è tra le città con la variazione più negativa passando dal 28° al 35° posto su 36 città analizzate, solo Atene ha condizioni peggiori.

A livello globale Shanghai è la città di maggiore attrattività, seguita da Rio de Janeiro e San Paolo.

I fattori più rilevanti agli occhi delle imprese sono: il facile accesso ai mercati e ai clienti; la disponibilità di lavoro qualificato; la qualità delle telecomunicazioni; i trasporti internazionali.

Viceversa, la qualità della vita e il basso inquinamento sono ritenuti dalle imprese intervistate poco rilevanti.

Le città competono tra di loro, a livello globale e regionale, quali poli di attrazione per le attività economiche e questa indagine mostra come ci sia un gap di competitività da parte delle aree urbane italiane rispetto alle altre città europee.

Le città più grandi e le aree urbane presenti in regioni ad alta intensità di popolazione hanno un vantaggio rispetto alle città più piccole e periferiche in termini di grandezza del mercato. Localizzare la propria azienda a Londra o a Parigi assicura l’accesso a un mercato locale molto grande, dell’ordine di 13/18 milioni di persone, considerando l’hinterland e le regioni prossime. La qualità dei sistemi di trasporto è un altro fattore che influisce sulle opportunità di raggiungere un vasto mercato e di approvvigionarsi da fornitori diffusi sul territorio o esteri.

Le grandi città italiane sono più “piccole” rispetto a Londra, Parigi, o anche all’area raggiungibile da Francoforte. C’è quindi un problema di dimensione e di accessibilità: i trasporti e i collegamenti internazionali di Milano e di Roma sono di qualità più bassa rispetto a gran parte delle grandi città europee.

Ma va detto gli affitti e i salari a Londra e a Parigi sono molto più alti che altrove. Sotto il profilo dei costi queste città dovrebbero essere meno competitive di quelle più piccole. Non contano solo i costi però. Sono soprattutto le industrie più innovative quelle che si localizzano nelle aree urbane e in questo caso un fattore cruciale è la presenza in loco di talenti, di lavoratori molto qualificati (laureati e PhD), di servizi ad alto valore aggiunto. Avere università di alto livello, centri di ricerca, istituzioni finanziarie capaci di selezionare e finanziare l’innovazione contano molto di più del costo degli affitti o del costo di un pasto al ristorante, nella scelta di locazione delle imprese high tech.

L’Italia ha tuttavia una rete di medie città universitarie che potrebbero diventare hub per aziende che intendano servire tutto il Nord Italia e parte dell’Europa centrale, offrirebbero costi meno elevati delle grandi città, ma dovrebbe puntare ancora di più sul capitale umano, su trasporti e telecomunicazioni d’eccellenza.

Non si discute molto di questo nelle campagne elettorali locali, invece è questa una moderna politica per la crescita della quale vorremmo che i politici discutessero. I trasporti, la ricerca, l’attrazione di talenti, le politiche per le start-up sono strumenti per accrescere l’attrattività delle nostre città e per favorire una trasformazione della nostra geografia economica.