Sei mesi di incontri, con gli specialisti, ma anche con la cittadinanza: malati terminali o loro familiari. O chi ha vissuto in passato quell’esperienza: il dramma di una persona vicina, dal destino già segnato, che ha sofferto in maniera indicibile prima della scomparsa. Mesi e mesi di lavoro, senza clamore e con tanto impegno, per il professor Didier Sicard, al quale François Hollande aveva confidato una missione: individuare nuove piste per accelerare e umanizzare “la fine della vita”. Ebbene, ieri il professore ha consegnato il suo rapporto al presidente. Le indicazioni fornite? La possibilità di una “sedazione terminale“: un’anestesia, appunto, a disposizione di chi voglia mettere fine ai propri giorni per non soffrire più. Il rapporto Sicard apre anche la porta alla possibilità del ‘suicidio assistito‘: il malato terminale si autosomministra la dose letale di farmaci, sotto il controllo dei medici. Su queste piste lavorerà ora il Governo del socialista Jean-Marc Ayrault: l’obiettivo è presentare un progetto di legge al Parlamento entro fine giugno.

A Parigi già si parla di “una via francese all’eutanasia“, che “si distanzia dalle soluzioni binarie troppo spesso evocate”, si legge in un editoriale di Le Monde, pubblicato ieri pomeriggio. Una cosa è certa: eutanasia in Francia (ma anche altrove) è una parola che fa ancora paura. Durante la sua campagna elettorale François Hollande, pur promettendo di intervenire, se eletto, su questo punto non ne aveva mai parlato esplicitamente, ma si era impegnato affinché “qualsiasi persona maggiorenne in stato avanzato o terminale di una malattia incurabile, che provochi una sofferenza fisica o psichica, possa chiedere, a condizioni precise, di beneficiare di un’assistenza medica per terminare la sua vita nella dignità”. Lo stesso professor Sicard, presidente del Comitato nazionale consultivo di etica e personaggio stimato in Francia, dopo la consegna del rapporto a Hollande, ha indicato che “siamo contrari a iscrivere l’eutanasia nella futura legge”.

Si fa riferimento a quella attiva. Perché l’eutanasia passiva è già sostanzialmente autorizzata nel Paese da parte della legge Leonetti, del 2005: i malati, degenti di un ospedale, hanno il diritto di rifiutare le cure proposte e, quindi, un eventuale, accanimento terapeutico. Il rapporto Sicard, comunque, propone di andare oltre questo stadio, in direzione dell’eutanasia attiva. Innanzitutto consiglia di introdurre la possibilità della “sedazione terminale”, iniezione che, somministrata dai medici, porterebbe a uno stato di coma il malato terminale, che chiede esplicitamente una soluzione di questo tipo. Sicard consiglia anche di introdurre la possibilità di fornire direttive anticipate in questo senso da parte della persona che si ritrovi affetta da una malattia incurabile ma perfino di chi sia ancora in buona salute. Infine, il rapporto, anche se in maniera meno esplicita rispetto alla sedazione terminale, apre alla possibilità di legalizzare il ‘suicidio assistito’, nel quale è il malato a somministrarsi direttamente la sostanza che lo porterà alla morte, sempre assistito da un medico.

Riguardo al rapporto Sicard c’è già chi parla di necessario pudore nel voler accelerare la morte dei malati terminali, senza parlare direttamente di eutanasia. Altri, invece, lo criticano per mancanza di coraggio o per supposta vaghezza. Una cosa è certa: il professor Sicard e ora il Governo e il Parlamento (dove i socialisti hanno la maggioranza) si ritrovano a prendere una decisione in un Paese dove, al di là di uno sfoggiato laicismo, le radici cattoliche restano forti, come risulta evidente anche dal dibattito sul matrimonio e l’adozione da parte dei gay. Dall’altra parte, la stragrande maggioranza dei francesi è favorevole a un’apertura nei confronti dell’eutanasia attiva: l’86%, secondo un’inchiesta di Ifop alla fine dell’ottobre scorso. Non solo, si stimano a 10mila i casi di eutanasia praticati ogni anno in maniera illegale e senza controlli. Intanto, come indicato dal rapporto Sicard, il 60% dei francesi muore all’ospedale, in un contesto spesso non dei più umani: uno degli obiettivi prefissati è anche ridurre quella quota, permettendo ai malati di morire a casa propria, grazie anche con strumenti come la sedazione terminale. Infine, il rapporto punta il dito su un’ingiustizia: il fatto che, chi ne ha le possibilità finanziarie, può già andare nei Paesi vicini, in particolare la Svizzera e il Belgio, che già autorizzano l’eutanasia tout court. Questa è consentita in Belgio dal 2003 agli adulti. E proprio ora a Bruxelles in Parlamento si sta discutendo la possibilità di estenderla pure ai minorenni.