Bella idea parlare di Costituzione su RaiUno, in prima serata, vero? Sì, anche perché la nostra carta fondamentale è sconosciuta ai più, in Italia. Ma se a parlare di una cosa così importante ci va, in televisione, un signore molto famoso, con un paio di Oscar sulla mensola di casa, come Roberto Benigni, allora diventa anche un evento televisivo e anche come tale, almeno per quel che mi riguarda, va giudicato.

La noia che mi ha provocato La più bella del mondo è rara, di quelle che ti segnano, da raccontare ai nipoti, da annotare sul diario. Noia mortale (ma rigorosamente costituzionale) doppia, visto che si è sviluppata su un duplice binario. Innanzitutto mi ha annoiato molto il monologo comico iniziale, durante il quale Roberto Benigni ha mostrato un po’ la corda e ci ha ricordato che il tempo passa per tutti, anche per un gigante come lui. Si cresce, si matura, si invecchia, si cambia nella vita. E sono lontani i tempi dell’Inno del corpo sciolto, degli agguati in diretta alla gonna della Carrà, del Wojtylaccio di Sanremo. Sono lontani anni luce, ahinoi, e la comicità di Benigni si è ormai fatta irregimentare dall’ossessione per il buono, il bello, il corretto, il quirinalizio, l’istituzionale. Q

ualche battuta che strappa una risata c’è ancora, soprattutto su Silvio Berlusconi (anche se alcune erano riciclate da spettacoli del passato), ma il resto è tutto molto soft, a sprazzi soporifero. La parte peggiore della serata, però, è quella che racconta la Costituzione. Beninteso, non è colpa della Carta né dei principi che contiene, ma di un modo di spiegarla che è melenso, stucchevole, troppo enfatico. È tutto un susseguirsi di “Ma che gioia! Che amore in queste parole! Che voglia di abbracciare tutti i padri costituenti! Che meraviglia!”. Due ore di “Ooooh!” di stupore che, seppur genuino, risulta indigesto ai più. Benigni ci crede davvero, si spende come al solito, non si ferma un secondo nemmeno per bere un goccio d’acqua. Ma il racconto è da favoletta morale, da libro Cuore della Repubblica. Tra Berlusconi e Bersani, tra Barbara D’Urso e Roberto Benigni (che ovviamente vale centomila volte la conduttrice napoletana) ci sarà una terza via, politica e televisiva, in questo paese? Basta elencare i tanti principi democratici (e spesso mai attuati) della Carta Costituzionale per farci scegliere il male minore, sul telecomando o in cabina elettorale? No, grazie. Preferiamo continuare a immaginare una Tv e un’Italia diverse.