Il mio regno per vedere la faccia dei burocrati dell’Onu alla notizia che il magistrato Ingroia, da pochissimo in Guatemala per conto degli stessi, ha richiesto “l’aspettativa cautelativa” per decidere il da farsi in merito all’invito dell’amico De Magistris.

Agli occhi di questi funzionari, credo, la situazione deve apparire incomprensibile.

Ricapitoliamo: un invito di prestigio per fare parte di un organismo internazionale che rafforzi la lotta alle narcomafie quale modello trans-nazionale. Un arrivo previsto per giugno in Guatemala (sede dell’incarico) slittato per non specificati motivi a fine ottobre. Un pendolarismo oceanico che ha visto Ingroia tornare, repentinamente, in Italia per partecipare ad uno dei tanti inviti che gli fioccano sulla testa. Un protagonismo, a mezzo satellite, nella vita politica italiana comprensivo di battibecchi televisivi con ex imputati (assolti ) di suoi processi, una locuzione incomprensibile (aspettativa cautelativa) che, a dirla tutta, appare assoluta novità anche in Italia.

Io non so se la stima internazionale nella magistratura italiana sia cresciuta o meno in quei pochi giorni che il dott. Ingroia ha dedicato agli affari Onu. La mia personale, sicuramente, no. Se possibile, aggrava l’immagine che ho di una magistratura a cui i riflettori mediatici recano grave danno, personale, di credibilità e di serietà ma non di carriera.

Diciamola tutta: ieri De Magistris, campione del salto triplo, che passa da Bruxelles a Napoli per incamminarsi verso Roma senza terminare uno, dicesi uno, dei mandati per cui era stato eletto. Oggi Ingroia che dopo la trionfale tournée estiva in giro per l’Italia pare essere preso da dubbi amletici in merito all’”essere o non essere” presenti per le elezioni in Italia.

Ma finire un lavoro per cui si è scelti pare cosa così indecente?

Operata dai famigerati politici professionisti, la sequela di simili scelte sarebbe stata stigmatizzata anche dai bambini sotto i cinque anni di età. Fatta dagli eroi della società civile, passa per scelta coraggiosa a cui non ci si può sottrarre per il bene dell’Italia.

Manca di logica, la politica italiana. E ce ne sarebbe bisogno. Un soggetto a cui si aggiunge un predicato verbale corredato da un complemento oggetto. Le categorie sintattiche, in politica, si trasformano in categorie stravaganti in cui una subordinata funge da principale e un parentetica da coordinata.

Più che magistrati e politici ci vorrebbe un maestro per porre rimedio a questo impazzimento.