E’ di grave insufficienza il giudizio che l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il mercato – sebbene ingessata nel rigore del linguaggio istituzionale – ha espresso in relazione allo schema di decreto sulla liberalizzazione del mercato dei diritti connessi al diritto d’autore predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e firmato, per il Premier, dal Sottosegretario, Paolo Peluffo.

Stando a quanto si legge nel parere [n.d.r. cfr. pad. 48] dell’Autorità Garante, infatti, alcuni degli aspetti centrali del decreto andrebbero rivisti al fine di garantire l’effettiva attuazione della liberalizzazione annunciata dal Governo dei professori quasi un anno fa.

La prima sottolineatura in rosso dell’Antitrust sullo schema di Decreto riguarda l’ambiguità relativa all’ambito di applicazione del provvedimento.

L’Agcom al riguardo non ha dubbi: le regole del decreto devono applicarsi indistintamente “a qualunque operatore che intenda esercitare l’attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi, a prescindere dalla forma giuridica e/o struttura organizzativa adottata”. Nessuno sconto o deroga per nessuno e – il riferimento appare chiaro – soprattutto per l’ex monopolista, il Nuovo Imaie. L’eguaglianza delle regole è, evidentemente, il primo passo verso una liberalizzazione del mercato.

Egualmente severo è il giudizio dell’Autorità Antitrust in relazione ai tanti vincoli previsti nello schema di decreto per chi voglia entrare nel mercato dell’intermediazione dei diritti.
Anche al riguardo la posizione dell’Agcom è inequivocabile: i requisiti relativi ad elevati standard in termini di patrimonio minimo, garanzie fideiussorie e numero di mandati richiesti dal Decreto potrebbero ostacolare, in modo ingiustificato, l’effettiva apertura del mercato.

Altrettanto chiara la conseguente richiesta al Governo: rivedere tali vincoli verso il basso, ancorando l’entità del patrimonio minimo e delle garanzie fideiussorie necessarie ad operare al reale volume di affari.

Ma è l’ultimo il giudizio implicitamente più severo espresso dall’Autorità Garante nei confronti dell’attività del governo. L’Autorità, infatti, auspica “una rapida approvazione” del decreto “tenendo conto delle considerazioni esposte [n.d.r. nel proprio parere]…al fine di non veder rallentato il processo di liberalizzazione intrapreso con il decreto legge n. 1 del 2012”.

Guai se – come peraltro in molti si stanno augurando – questo governo andasse a casa prima di varare il decreto.

Le conseguenze di un ritardo del genere sul mercato sarebbero gravissime giacché – come sta già accadendo – molti utilizzatori di diritti connessi, continuerebbero a rifiutarsi di pagarli e di perfezionare i relativi contratti in attesa di capire quali e quanti saranno i soggetti che opereranno nel nuovo mercato e quali le condizioni che praticheranno.

L’annunciata liberalizzazione, se lasciata incompiuta, minaccia di mettere in ginocchio il mercato e, a quel punto, la responsabilità – probabilmente non solo politica – sarebbe tutta del Presidente del Consiglio e dei suoi uomini, con in testa il Sottosegretario Paolo Peluffo.

Davvero troppo per un Governo che aveva promesso di rilanciare l’economia del Paese anche e soprattutto attraverso le liberalizzazioni.