Da quando il nostro ex Primo Ministro ha paventato una sua possibile (ri)discesa in campo, invece di farmi prendere da ennesimi scoramenti e vecchi rancori, ho deciso di fare un esercizio mentale di auto-difesa e resistenza attiva. Per una settimana ho resettato il mio cervello ed ho provato a guardare il nostro paese con gli occhi di un alieno appena sbarcato, cercando di eliminare pregiudizi e preconcetti per assorbire, con la massima neutralità, le immagini di vita in cui mi imbattevo. E’ un esercizio altamente salutare, che vi consiglio vivamente per una pulizia (seppur parziale) di anima e mente.

Cosa ho trovato in questa settimana? Tanta roba, come direbbe qualcuno. Il sorriso della signora anziana cui si cede il posto sul bus, un sorriso non di circostanza ma di vera riconoscenza per lo sforzo mentale da te compiuto di metterti, anche se per pochi attimi, nei suoi panni, capendone difficoltà e fatiche. La dolcezza del macellaio sotto casa, omone alto e grosso con un coltellaccio per nulla rassicurante in mano, che quando sente tuo figlio piccolo dirti che ha fame interrompe la sua attività, prende dal bancone il prosciutto, ne taglia due fette e lo porge con un sorriso alla piccola creatura famelica.

Oppure la conversazione con il giovane addetto di un call-center, imprigionato in una delle professioni più ingrate che possiamo immaginare e, nonostante ciò, ancora capace di frasi di cortesia e battute ironiche per farti pesare meno gli interminabili tempi di attesa per finalizzare la voltura di un contratto. E mentre tu pensi che è assurdo passare 10 minuti al telefono per un’operazione così semplice ed hai un moto di stizza, poi rifletti che questa persona deve svolgere per sei/otto ore le stesse procedure standard e dare le stesse risposte, magari dovendo affrontare sovente persone meno pazienti di te.

Ed ogni giorno, quando arrivi nel tuo posto di lavoro, noti la passione e l’amore con cui il personale sanitario ed educativo si prende cura delle persone più deboli, anziani, disabili, malati. Sentimenti veri e sinceri, che non causano nessun aumento salariale o progressione di carriera, figli solamente dell’attenzione verso il bisognoso e verso la qualità del proprio lavoro.

Ed alla fine di una settimana così inizi a pensare che forse l’Italia, invece di inseguire la chimera di diventare competitiva in alcuni mercati e settori che non ci appartengono, dovrebbe investire maggiormente in quelle aree di eccellenza di capitale umano che tutti ci riconoscono: i servizi alla persona, l’attenzione al cliente, la capacità di entrare in sintonia con chi ha più bisogno. Siamo figli di una cultura intrisa di generosità e di volontariato (chi di voi ha girato un po’ nei paesi in via di sviluppo sarà rimasto impressionato dalla quantità di volontari italiani che si incontrano nei posti più sperduti): perché non pensare di farne un brand davvero distintivo del nostro paese, accanto a cibo, moda, turismo etc..?