Conoscendo le mie simpatie grilline, tutti gli amici che incontro in questi giorni mi allungano una pacca sulla spalla ed esclamano: Hai visto cos’ha combinato Grillo?”. E giù con un commento dopo l’altro sui due espulsi: Federica Salsi e Giovanni Favia. Non se ne può più: è un continuo. Ho la casella di Facebook intasata dalle battutine.        

Quello che colpisce maggiormente è l’inopportunità dell’espulsione che se da un lato presta il fianco a quello che molti politicanti andavano dicendo in giro da tempo, e cioè che, secondo loro, il comico genovese sarebbe un piccolo dittatore, dall’altro ha creato un clima di profonda inquietudine nei grillini, un’atmosfera che certamente non giova a poche settimane dal voto. Passi dileggiare e bastonare la casta, ma quando incominci a prendertela con i tuoi, il discorso cambia e cambia parecchio: “oggi è toccato a loro, domani potrebbe toccare a me”, nessuno lo dice apertamente, ma tutti lo pensano.

Per contro, è pur vero, che se un Movimento impone a tutti i suoi eletti quattro, e dico quattro regole in croce, queste andrebbero rispettate. A tutto ciò si aggiunga che non è molto corretto sfruttare un momento magico che deriva da un dissenso interno ormai organizzato e sbandierato in lungo e in largo con “fuori onda” e interviste a più non posso, in primis quelle di Tavolazzi. Federica Salsi e Favia si sono ritrovati improvvisamente sotto i riflettori di quello stesso sistema mediatico asservito al potere che hanno combattuto per lungo tempo e che non vedeva l’ora di buttare della carne rossa in pasto al pubblico e non le solite baggianate sulla Casaleggio controllata dalla Spectre, dagli illuminati di Baviera e i sette nani.

Dal canto suo, il buon Grillo, si è sentito come un padre di famiglia tradito. Un “babbone” che ha fatto di tutto per i suoi figli, elevandoli dalle stalle alle (cinque) stelle, senza mai chiedere nulla in cambio se non l’applicazione di quelle quattro misere regole che gli sono state ributtate in faccia senza pensarci due volte. Come tale ha reagito: d’istinto e senza contare fino a tre (…e non è la prima volta se mettiamo in conto l’esecrabile uscita sul “punto g”). Questo per dire che per fare un fosso servono sempre due rive.        

Detto questo credo che quanto accaduto, tolte le passeggere disillusioni di questi giorni, non inciderà sulle prossime elezioni dove il voto di protesta e gli indecisi avranno un ruolo centrale. Grillo s’inventerà qualche battuta “tranchant”, spiegherà cose che nessuno di noi immaginava e tutto tornerà come se non fosse successo niente.

Ma da quel vecchio marpione della politica che sono (stato) vi posso garantire che lo scontro è appena iniziato. Come si evolverà? Nel modo più ovvio. Non riuscendo a distruggere l’ascesa del movimento “vis à vis”, i vecchi politicanti trafficoni se la giocheranno nelle retrovie usando pezzi del movimento stesso. Mentre la Salsi non sembra particolarmente interessata all’uso del logo grillino, Giovanni Favia ha incaricato un legale che valuterà se Grillo gli può effettivamente negare l’uso dell’insegna sotto la quale è stato eletto. La risposta è più che scontata: non può farlo. Ai tempi in cui ero consigliere comunale, una parte del partito di cui facevo parte mi negò l’utilizzo del simbolo con la scusa – per altro già usata per “allontanare” il nostro assessore alla casa – che non li rappresentavo più.

Interpellata la Presidenza del Consiglio in proposito, sentito un costituzionalista, mi fu ventilata l’ipotesi che in Consiglio Comunale ci sarebbero potuti essere due simboli identici dello stesso partito, il mio e un altro. Quest’ultimo, espressione diretta del partito nazionale, sarebbe stato usato dall’altro consigliere, eletto insieme a me, che aveva sempre tenuto buoni rapporti con gli onorevoli romani. 

Stando a questa possibilità mi immagino che il Movimento 5 stelle – se Grillo continuerà con la politica delle espulsioni “a freddo” – si scinderà in due blocchi contrapposti che si faranno prima la guerra e, lacerati  fino al midollo, finiranno per palesare entrambi una totale inaffidabilità politica con un significativo calo di consenso. Basta guardarsi indietro per capire che la strategia non è per niente nuova e i movimenti, da che tempo e tempo, sono sempre stati clonati e indeboliti. Si veda su questo il movimento ecologista inizialmente diviso in Liste Verdi e Verdi Arcobaleno e ancora oggi spezzettato nei Verdi di Angelo Bonelli e gli ecologisti di Sel.

Questa è quindi la stessa strategia con la quale tenteranno di annientare Grillo e tutti i grillini, facendo leva sul fatto che non è del tutto lecito possedere un simbolo politico, presentarlo alle elezioni e controllare, con un copyright commerciale, tutti coloro che sotto quello stesso emblema sono stati eletti. Anche un bambino capirebbe che questo meccanismo, per altro già usato in passato, è in palese conflitto con il volere del popolo sovrano e quindi anche con la Costituzione.     

Grillo non dovrebbe prendere sotto gamba questo scenario e, anzi, prestare molta attenzione a non assecondare il divide et impera di Giulio Cesare che sembra non essere mai passato di moda fin dai tempi in cui “l’impero coloniale britannico” – citando come sempre Wikipedia – “usava marginalmente il suo esercito preferendo alimentare le diatribe tra le tribù che combattevano l’una contro l’altra, ignare che così facendo rafforzavano il governo e il dominio britannico”.  

Questo è il miglior consiglio che posso concedere a Beppe Grillo. Altro non posso fare, se non sorridere alle pacche che ricevo tutte le mattine sulle spalle.