L’ennesima strage senza senso avvenuta negli Stati Uniti desta forte raccapriccio, ancora più delle numerose altre, per il fatto che sia avvenuta in un asilo e, di conseguenza, per la presenza di ben venti bambini tra le vittime. 

Un fatto atroce. Ma quali le cause? L’attenzione di molti commentatori si concentra giustamente sulla facilità di ottenere armi da fuoco e relativi permessi negli Stati Uniti. Da un lato, una concessione alla potente lobby degli armamenti che nessuna amministrazione ha avuto finora il coraggio e la capacità di mettere in discussione. Dall’altro, come acutamente osservato da qualcuno, una sorta di surrogato dei diritti costituzionali di cittadinanza, sempre più ridotti a pura apparenza di fronte alla crisi dello Stato sociale (mai stato per la verità potentissimo da quelle parti) e la potenza crescente delle corporation, i veri sovrani negli Stati Uniti ma sempre di più anche da noi in Europa. Per la serie, conti sempre meno come cittadino, ma nessuno tocca il tuo diritto a equipaggiarti con armi anche da guerra. Vedi un po’ tu quello che ne puoi fare. Esaltazione dell’individualismo violento puro. Da questo punto di vista gli Stati Uniti sono imbattibili, ma stanno facendo scuola, specialmente presso i razzisti nostrani (si vedano le stragi di Firenze e quella avvenuta in Norvegia). I quali non sparano ai bambini ma sparano ai negri o ai giovani che sostengono il multiculturalismo.

Crisi dello Stato sociale e del pubblico in genere che, sia detto per inciso, spiega anche la ricorrenza delle scuole come teatro e obiettivo delle sparatorie. Che però per la verità si svolgono anche in altri spazi pubblici o aperti al pubblico, quasi a dimostrare l’attaccamento morboso dei killer per la propria individualità, da affermare a tutti i costi a spese della collettività.

Si sarebbe peraltro tentati di spiegare tutto con la malattia mentale del killer, in questo caso affetto a quanto pare della cosiddetta sindrome di Asperger, una sorta di autismo potenziato i cui portatori sarebbero affetti da “una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti” ovvero caratterizzati per l’assenza totale di empatia e l’incapacità di entrare in relazione con gli altri. Una malattia, insomma, molto sociale. Direi tipica dell’attuale fase di frantumazione di ogni meccanismo di solidarietà sociale indotta dal funzionamento esasperato del sistema capitalistico nell’epoca del neoliberismo e dalla sua capacità di assoggettare tutti i sistemi sociali, a cominciare da quello politico. 

Fortunatamente, solo nei casi più gravi tale malattia porta a episodi come quello di Newtown. Ma è innegabile quanto affermato dallo scrittore Chuck Palahniuk in un’intervista apparsa su La Repubblica di oggi: “Questo orrore ci dice innanzitutto qualcosa su quello che siamo: il male è dentro di noi ma viviamo continuando a illuderci di negare questa verità”. E conclude: “vedo che molti ragazzi vivono senza un sentiero da percorrere, e nel vuoto assoluto di valori ed ideali. Non c’è nulla di peggio che vivere nel vuoto: alla lunga ciò può portare soli ad esplosioni violentissime. E ciò è valido in ogni parte del mondo. Un altro elemento su cui dobbiamo riflettere è che queste stragi sono tutte compiute da maschi”.

La malattia mentale acuta dei serial killer, insomma, rappresenta solo lo stadio finale di un disagio sociale diffuso di cui i giovani, e quelli di sesso maschile in particolare, sono le vittime. E di cui le generazioni più anziane, e in particolare coloro che, a qualsiasi livello, sono responsabili di funzioni di governo sono i responsabili.

Non è causale che questi ultimi si accaniscano, a modo loro, contro le scuole e il pubblico in generale. Ovviamente con mezzi diversi. Non è necessario del resto ricorrere alle armi da fuoco, quando ha una bella spending review a disposizione. Il risultato, in termini di devastazione degli spazi pubblici e di danno alle giovani generazioni, è però della stessa natura. E anche dal punto di vista delle patologie mentali a monte, non avete a volte anche voi la sensazione che il nostro ceto politico o tecnico di governo sia affetto da sindrome di Asperger? Basta vedere che considerazione hanno per le sofferenze altrui, di giovani o di anziani. O il modo di muoversi e parlare, più simile a quello di un automa che di un essere umano… Non è casuale che sia stato fondato di recente un centro dedicato ai pericoli per il futuro del genere umano derivante dagli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Ma questa è un’altra storia. Accomunata però con quella tragica e dolorosa della strage nella scuola elementare da un elemento con il quale dobbiamo sempre più fare i conti: la perdita del sentimento di umanità.