L’avvenire di Monti si legge su Avvenire. Mentre l’Italia politica si scervella sulle prossime mosse del premier, il giornale dei vescovi riporta – unico tra i media – le parole dirette di Monti sui suoi progetti, le sue alleanze, il suo favore per un Centro riformista alternativo al Pd.   

Sul quotidiano dei vescovi i giornalisti Arturo Celletti e Marco Iasevoli scrivono che dopo il vertice di Bruxelles, “lontano da telecamere e taccuini”, Mario Monti “prende fiato e rilancia la sua azione politica”. Non sono parole di chi si ritira a febbraio. “La mia bussola è l’europeismo, il mio progetto è completare una stagione di riforme e restituire luminosità all’Italia…”. Frasi di un leader politico, che detta il programma per il suo schieramento.   

Che il Governo di Monti fosse “tecnico” è una favola a cui hanno creduto soltanto coloro che amano lasciarsele raccontare. Il governo del premier è stato politicissimo nelle sue scelte, nelle sue rinunce, nelle sue omissioni. Ma qui – e nel seguito della testimonianza verbale riportata da Avvenire – assistiamo alla trasformazione in diretta del premier super partes in uno stratega della campagna elettorale. Assistiamo al colloquio a quattr’occhi tra Bersani e il premier. “Presidente, noi la proporremmo per il Colle”, gli dice il segretario del Pd. Replica Monti e Avvenire riporta testualmente: “C’è un lavoro da finire, di cui avverto la responsabilità. Le riforme vanno completate”.   

E si arriva al capitolo Berlusconi. Monti detta: “Non potrei mettermi a capo di una coalizione disomogenea, in cui chi vuole sinceramente le riforme convive con chi le ostacola. Non è questo il mio progetto…”. Senza giri di parole il premier aggiunge: “È il momento di mettere ogni cosa in chiaro: io non rappresento la continuità con Berlusconi. Abbiamo un’idea diversa di Italia, di Ppe, di area moderata. E non mi presterò mai alle logiche del consenso”. Altrimenti il “mio impegno, non rappresenterebbe nulla di nuovo”. Veramente non avevamo ascoltato il premier usare in Parlamento parole di così netta ripulsa del suo predecessore. Ma questo si può capire, era il governo di emergenza… Da leader in pectore dello schieramento “Monti for President”, il premier mette paletti: “Non è possibile aprire le porte a chiunque”. La squadra di Mario, così come lui la delinea, mira a emarginare definitivamente Berlusconi, impedendogli di pesare sul futuro governo, e mettere invece insieme il Pdl “responsabile”, l’Udc e Montezemolo. Con le sue parole: “C’è spazio per la società civile e il rinnovamento, ma anche per la buona politica , per coloro che hanno sostenuto senza esitazioni questo governo, per gli europeisti convinti, per chi non opporrà resistenze corporative alle riforme di cui ha bisogno il Paese”.   

Nella sfera di cristallo di Avvenire, che non indulge abitualmente a fantasiose ricostruzioni e che con queste dichiarazioni in diretta diventa canale privilegiato di un’operazione politica – che vede i vertici ecclesiastici interessatissimi a costruire un baluardo contro il possibile avvento di un governo a guida Bersani – vediamo il premier volere un progetto (sono parole sue) “serio, realista, riformista”. Altrettanto sue sono le parole, che definiscono questo progetto epurato dalle pulsioni di destra anti-europea e “alternativo alla sinistra”.   

E qui si chiudere i taccuini e tirare le somme. Attraverso il giornale dell’episcopato apprendiamo che Monti è pronto a dare il patronato a una lista, che lo candida presidente (o se proprio non ci si riesce, allora una lista Udc, una Montezemolo e una del Pdl smacchiato, convergenti sul suo nome). I vertici ecclesiastici tifano e premono disperatamente per questa soluzione – in diretta connessione a livello europeo con i leader del Ppe – perché sanno che l’Udc e Montezemolo da soli, agitando l’indefinita “agenda Monti”, non sfondano elettoralmente. Perché non riescono nemmeno a copiare l’agenda sociale dell’ultimo Messaggio per la pace di Benedetto XVI.   

Il segretario del Pdl Alfano si precipita dal cardinale Ruini per riaccreditare la sua parte politica. Ruini è responsabile della Cei per il “Progetto culturale”, ha scritto un recente libro “Intervista su Dio”, perché ritiene che la questione-Dio sia un discrimine per la società moderna. Dovrebbe avere altri obiettivi. Ma intanto accetta che si sappia dappertutto che tratta con un leader partitico e ne “incontro altri” in vista delle elezioni.   

Monti ha sempre considerato e trattato le gerarchie cattoliche come un potere forte su cui appoggiarsi. Ultimo regalo il non avere indicato come causale dell’8 per mille statale l’“aiuto ai terremotati dell’Emilia” per non entrare in concorrenza con l’8 per mille ecclesiastico.    Per salvare le apparenze il premier (leggiamo su Avvenire) fa sapere: “ Non diventerò mai uomo di parte, non sarò organico ad alcun partito e ad alcuna ideologia politica”. Fragile foglia di fico. La differenza tra capeggiare una lista o uno schieramento politico è piuttosto evanescente. Si spiega così l’ira di DAlema. Ancora pochi giorni e l’ultimo velo cadrà. Venerdì Mr. Monti-bis si manifesterà: “Indicherò un’agenda precisa, con quella dovranno misurarsi tutti quelli che ci stanno”.

Il Fatto Quotidiano, 16 Dicembre 2012