Per fermare l’inceneritore di Parma l’associazione Gestione corretta rifiuti chiede aiuto perfino al vescovo. Dopo anni di manifestazioni e proteste, fiaccolate e azioni di sensibilizzazione, l’appello arriva dritto a monsignor Enrico Solmi attraverso una lettera lasciata personalmente alla portineria del vescovado dai rappresentanti dell’associazione al termine dell’ennesimo corteo contro il forno di Ugozzolo. “Don Enrico, ci deve aiutare. Non può accettare tutto questo in silenzio”.

Poche righe scritte su un foglio infilato in una busta bianca, in cui i No Termo chiedono un intervento della massima autorità religiosa di Parma per aiutarli nella loro lotta all’impianto ormai quasi terminato dalla multiutility Iren alle porte della città. “Grazie alla perseveranza della comunità sono emersi dei reati, stanno trovando diossina nel latte materno – si legge nella lettera – Non voglio che tra 30 anni un Papa venga a chiedere scusa per degli errori commessi oggi. Basta omissioni”.

Al vescovo Solmi si chiede anche una presa di posizione precisa: espellere Iren dal Centro etica ambientale, un percorso intrapreso da Comune, Diocesi e multiutility per elaborare linee di indirizzo sull’etica ambientale e sugli stili di vita attraverso iniziative come la raccolta differenziata nelle parrocchie e la valorizzazione di aree verdi. “Fuori Iren dal Centro etica ambientale” propone l’associazione Gcr nella missiva consegnata durante il blitz in vescovado in cui il corteo ha fatto tappa dopo il comizio davanti al Comune.

A sfilare con le fiaccole nel centro storico di Parma sono state poco meno di mille persone. Meno delle manifestazioni degli altri anni, ma ancora tanti, considerando che nel frattempo la battaglia per spegnere l’inceneritore si è trasformata in una specie di missione impossibile. Nelle prime file c’erano il sindaco Federico Pizzarotti, l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli, il vicesindaco Nicoletta Paci e i consiglieri Cinque stelle al completo. La promessa della campagna elettorale di fermare il forno ormai sembra sfumata: nonostante gli sforzi dell’amministrazione, Iren ha già annunciato che nei primi mesi del 2013 comincerà le fasi di collaudo dell’impianto e quindi partirà con l’accensione. Ma il primo cittadino non si arrende.

“Far sentire la propria voce non è mai inutile, questo ce lo dimostra la storia in tutte le grandi proteste anche protratte nel tempo – ha detto il sindaco Pizzarotti – Le battaglie non si fanno pensando di vincerle, ma è giusto combattere per qualcosa, per un ideale, per la salute e per l’economia della città, perché il costo dell’inceneritore ricade sui cittadini”. Parlando del lavoro svolto per bloccare l’impianto, Pizzarotti ha poi puntato il dito contro la Provincia, alleata con Iren per la realizzazione del forno: “La competenza tecnica dell’inceneritore è sempre della Provincia, noi stiamo lavorando per capire come si è svolto l’iter della costruzione dell’inceneritore. I vari illeciti che si stanno manifestando dimostrano che tanti passaggi non sono stati corretti. Non sta a noi giudicare, ci sta pensando la magistratura”.

Dalla parte dei no termo e dei Cinque stelle c’è l’inchiesta aperta dalla Procura di Parma, che al momento conta tredici persone indagate tra i vertici di Iren, Provincia e Comune con l’accusa di abuso d’ufficio e abuso edilizio. La richiesta di sequestro dell’impianto è stata respinta due volte, ma il tribunale del Riesame ha riconosciuto molti dei reati ipotizzati dalla Procura e l’indagine potrebbe allargarsi anche con nuovi capi d’accusa, come quello della corruzione. Il procuratore capo Gerardo Laguardia depositerà lunedì il ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame di non bloccare i lavori, ma il verdetto potrebbe arrivare a impianto già acceso.