Ci sono momenti in cui non si vorrebbe esser costretti a scrivere. Ma poi il cuore prende il sopravvento sul cervello, e le dita cominciano a correre sulla tastiera nel timore di dimenticar qualcosa.

Quando scompare un amico, capita proprio così.

Ieri alle 12.45 se ne è andato uno dei protagonisti invisibili di mezzo secolo di cinema e teatro. Se ne è andato in silenzio, lontano da quei riflettori che aveva sempre cercato di veder puntati sugli altri.

Enzo De Castro, palermitano di nascita e romano d’adozione, autore, regista e divertito interprete, è stato una sorta di inedita Vestale e di inestimabile “gregario”. Dalla fine degli anni Sessanta fino alla morte del maestro, è stato il segretario fiduciario di Federico Fellini con cui ha diviso emozioni e fatiche, gioie e momenti difficili.

Aveva chiuso il suo libro “Fellini in 100 pagine” salutando l’amico con una frase che radiografava il suo dolore per la perdita di un affetto importante e forse di un sogno che non avrebbe mai voluto finisse: “Che dirti di me? Vivo, ma senza impegno”.

Lui, pieno di mille iniziative, si è progressivamente lasciato spegnere.

Il lunghissimo ed intenso periodo a fianco di un personaggio mitologico (che ha sempre potuto creare lasciando alle caldaie della sala macchine il suo uomo di fiducia) ha reso Enzo di “palato difficile”. Difficile abituarsi ad interlocutori normali, difficile ancor più portare il peso dei ricordi.

Nella primavera del 1999, ad esempio, trasformò il Teatro Ghione in un laboratorio culturale per i professori delle scuole medie. Le sue lezioni tennero fede all’obiettivo che si era prefissato, cioè saper leggere il bel teatro.

Nel 2002 lo chiamarono a Gemona, in Friuli, nel corso di una rassegna cinematografica. In quell’occasione – come un templare custode del Sacro Graal – portò la copia in 35 mm del “Casanova” che proprio Federico Fellini gli aveva affidato e che non era mai stata proiettata prima di allora. Fu un evento memorabile, cui dopo qualche mese fece seguito la presentazione di un backstage in “Super 8” girato da Enzo sul set di Casanova.

L’anno dopo Enzo De Castro ha pubblicato “Il Cavaliere Quinta ed altri racconti” e nel 2005 “Aforismi di un ignorante”, opere che dimostrano che lui – costretto ad organizzare e amministrare “Federico” – era nato per ben altre cose.

Adesso quel bizzarro vicino di casa, carico di sottile umorismo, elegante come un divo sulla Croisette, ci ha lasciato.

E ancora una volta Enzo si deve accontentare di poche righe, come in coda alle tante pellicole che ha visto nascere e trionfare. Un piccolo titolo in un blog ancor più piccino vuol essere quell’ultimo fiore lasciato dagli amici.