Beppe Grillo “è un fenomeno creato ad arte per incanalare il cambiamento nei canali istituzionali”, Berlusconi è “un comico” e la classe politica attuale, “che non ci rappresenta né a destra, né a sinistra”, ha contribuito ad “affondare il paese”. Prosegue in piazza la campagna elettorale di Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore, a suon di proclami, bandiere bruciate e aspre critiche rivolte a tutta la classe politica. Sia a quella al governo, sia a quella che aspira a un seggio in Parlamento. Le ‘camicie bianche’ si sono trovate in Piazza Cavour a Bologna, e in undici altre città Italiane, per manifestare contro il governo Monti, e, soprattutto, per proporre un nuovo programma in vista delle elezioni. Fatto “di elementi rivoluzionari, dalla riacquisizione da parte dello Stato della sovranità monetaria, al rifiuto di pagare il debito pubblico in quanto contratto in maniera illegittima e coercitiva, a una forte opposizione all’immigrazione, a fronte di riforme che incentivino la crescita demografica”.

Proposte, sostengono i militanti forzanuovisti, che in una trentina hanno sfilato per il centro fino a Piazza Galvani, dove hanno allestito un banchetto e dato fuoco alla bandiera dell’Unione Europea, nonché a una copia del trattato di Lisbona, che “nessuno in Italia propone veramente”. Le opposizioni, da occupy wallstreet al Movimento 5 Stelle, “che pure dovrebbe incarnare il dissenso verso la politica attuale” sono “pilotate”, e non rappresentano una vera forma di “opposizione”.

“Il movimento di Beppe Grillo – spiega Mirco Ottaviani, coordinatore provinciale di Forza Nuova Rimini – è stato pompato ad hoc, è evidente. Grillo è sempre esistito come comico, ha sempre fatto propaganda politica ma ultimamente i media gli hanno dato uno spazio che le altre opposizioni non hanno”. “Ha atteggiamenti duceschi e gli piace anche averli, e questo gli ha fruttato un certo consenso dal punto di vista popolare – continua Gianni Correggiari, vice coordinatore nazionale di Forza Nuova e braccio destro di Fiore – ma in realtà è come l’opposizione di sua maestà. Certo, nel suo Movimento ci sono anche persone in buona fede” ma, attaccano le camicie bianche, “in questo stato di cose, il sistema ha costruito dei bacini di controllo e di raccolta della protesta popolare, in attesa che si rinforzi e si legittimi nuovamente il sistema partitico: questo è senz’altro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo”.

Rende “manovrabile” il dissenso, “funzionale agli equilibri del sistema stesso”: solo così, insistono i forzanuovisti, si spiega la visibilità “montata ad arte” di cui gode, senza la quale “sarebbe un soggetto politico quasi sconosciuto”.  Per di più, attaccano ancora i manifestanti “al contrario di quanto si voglia far credere, l’essenza del M5S è intrinsecamente guidata da uno spirito anti-italiano, con un’impostazione verticistica di stampo quasi settario, che propaga, ad opera del suo co-creatore Casaleggio, strane idee new age che poco si sposano con la tradizione italiana”.

E se la sinistra non merita nemmeno di essere menzionata, “ci accusano di commettere apologia al fascismo, cosa non vera perché quello che è stato fatto è irripetibile, noi ci limitiamo a riproporre ciò che di buono portò all’Italia”, e il M5S è uno “strumento” nelle mani della politica, nemmeno la destra è esente da critiche.

Rinnegato bruscamente ogni rapporto con il Pdl, che in questi giorni vive trepidante il verdetto dell’ex leader Silvio Berlusconi, potenziale, o probabile, candidato alla Presidenza del consiglio, non particolarmente gradito è il ritorno alla politica del cavaliere di Arcore. “Col Pdl abbiamo fatto parte di una coalizione capitanata da Alessandra Mussolini, ma questa alleanza non fu approvata da tutta Forza Nuova – chiarisce Correggiari – fu più che altro una toccata e fuga”. A una possibile ricandidatura di Berlusconi, quindi, “siamo indifferenti. Anzi, personalmente, a me fa ridere. Lo considero un comico”.

Non c’è spazio, del resto, “per la vecchia politica”, l’Italia è “nel caos e noi siamo la risposta”. Cinque nuove sedi aperte in Italia, tre delle quali in Puglia, “una terra che per noi è sempre stata difficile”, e iscritti sempre in crescita, le camice bianche sono pronte a diventare “il simbolo dell’Italia che si rialza”. O almeno a provarci.

La loro breve sfilata non è stata accolta, però, silenziosamente dalla Dotta addobbata a Natale. Se trenta erano i militanti di Forza Nuova, in 200 hanno risposto al corteo delle camicie bianche innalzando le bandiere rosse. Il contro – corteo, al quale hanno partecipato numerose sigle cittadine, dal comitato antifascista Murri a Asia Usb, da Bartleby ai Giovani Comunisti, si è radunato in Piazza Nettuno, davanti al Sacrario dei partigiani caduti per la libertà. Deciso “a cacciare i fascisti da Bologna”. “Questa è una città antifascista – hanno ricordato i manifestanti – e scenderemo in piazza ogni volta che proveranno a organizzare un corteo”.

I due gruppi si sono fronteggiati in più occasioni, tenuti però sempre a parecchi metri di distanza dai carabinieri e dalla polizia in assetto antisommossa, e non si sono verificati scontri, anche se l’atmosfera era piuttosto tesa. “Oggi a Milano si commemorava la strage di Piazza Fontana e a Bologna le istituzioni hanno permesso ai neofascisti di sfilare in corteo. E’ preoccupante – attacca Laura Veronesi, segretaria bolognese di Rifondazione Comunista – ho scritto al sindaco, Virginio Merola, per invitarlo a unirsi a noi ma non ha risposto. Io credo che in Italia ci sia, da parte di alcuni gruppi politici, un fraintendimento di fondo del concetto di democrazia. Da un lato – ha aggiunto – si permettono manifestazioni di gruppi nati in evidente spregio alla Costituzione, dall’altra schieramenti che intendono andare al governo esprimono solidarietà a formazioni chiaramente fasciste”. La critica, ancora una volta, è rivolta al Movimento 5 Stelle che durante una seduta del consiglio del Quartiere Navile, espresse solidarietà a Casapound, la cui sede, in via Malvolta, fu bersaglio, qualche settimana fa, di un lancio di molotov.

“Dice molto questa scelta – conclude la Veronesi – perché stare con la destra e stare con i fascisti è diverso. Perché ogni tanto i grillini non esprimono solidarietà ai lavoratori invece?”.