Oggi sono a Firenze. Il bello del mio lavoro, oltre a richiedermi tanto, è che non è solo lavoro. Infatti, sono qui a festeggiare un’esperienza di trentennale fatica e bellezza insieme a tante persone, molte delle quali sono diventate nel frattempo amicizie vere. Sono coloro che condividono la mia passione e che fanno il mio stesso lavoro declinato in diverse forme in numerose città d’Italia.

Il Coordinamento delle Comunità d’Accoglienza è una federazione che comprende 255 organizzazioni che a noi piace chiamare gruppi. Il CNCA è nato da esperienze concrete di accoglienza comunitaria e oggi ha al suo attivo variegate realtà accomunate da pratiche di solidarietà e inclusione sociale. I suoi principi guida sono la cultura dell’accoglienza e l’appartenenza territoriale.

“Rompere recinti” è lo slogan che titola l’evento e caratterizza il metodo col quale stiamo festeggiando e ricordando questi trent’anni di attività.

Non mi è certo possibile riassumere in poche battute tutte le suggestioni, le parole d’ordine, le lotte, i ricordi che ci sfilano davanti agli occhi in questi giorni fiorentini. Non mi preoccupo di questo, perché sono certo che in un modo o nell’altro questi contenuti emergeranno nei molti post che seguiranno sul mio blog.

Valga per tutto oggi ricordare l’augurio – che è anche una promessa – SARETE LIBERI DAVVERO che dava il titolo alla lettera sull’emarginazione con la quale nel 1983 si avviava l’impegno politico del Coordinamento. E’ uno dei testi fondativi e mi piace qui ricordare un passaggio che è una domanda quanto mai attuale: “Non è facile prevedere il futuro delle minoranze. Saranno inghiottite dalla piovra degli interessi particolari, oppure, aiutate dalla storia che rende giustizia delle contraddizioni, allargheranno la loro proposta liberatrice?”

Per gli auguri di compleanno prendo in prestito la prima e l’ultima strofa della poesia con cui Silvia Barbieri ha introdotto lo spettacolo di ieri sera dedicato ai nostri trent’anni:

Dedicato

A chi si impasta nelle vicissitudini faticose di persone e popoli

A chi ama dare tempo all’altro e dall’altro farsi sorprendere

A chi non si affatica attorno al proprio recinto

A chi sperimenta la fertilità di costruire relazioni di mitezza, talvolta invisibili

A chi crede che una storia sotterranea come una falda d’acqua sprigioni novità di azione, di simboli e di vocaboli

Dedicato

A chi come il seme non sa,

ma vive anche d’inverno

non sa ma dà il meglio di sé

interrato e coperto di neve.

perché neanche il sole sa

cosa ha in mente la primavera.