Certo che ci vuole coraggio a pilotare in questo modo una crisi extraparlamentare di governo ed un ricorso anticipato alle urne e pretendendo che nuovi soggetti democratici, dal M5S alla lista appena annunciata di Fermare il declino, raccolgano, ancorché dimezzate come fatto intendere ieri dal ministro Cancellieri, centinaia di migliaia di firme sotto la neve.

Ci sarebbe anche l’opportunità di ingaggiare qualche parlamentare in cerca di un nuovo gruppo cui votarsi per evitare la fatica della raccolta delle firme, ma la forza sociale di questi movimenti democratici extraparlamentari sta proprio nel rifiuto in blocco di tutti coloro che, a destra come a sinistra e in un modo o nell’altro, sono corresponsabili della crisi che soffriamo a partire dal criminale spreco del dividendo dell’euro: «Per quasi 15 anni, fino alla prima metà del 2011 – calcola l’economista Giovanni Ferri, ex Banca Mondiale oggi membro del Banking Stakeholder Group dell’Eba – grazie all’euro abbiamo pagato tassi ‘tedeschi’. Contando un calo prudenziale dello spread di 400 punti sul periodo pre euro, si arriva a 60 miliardi di minori interessi l’anno. Ottocento miliardi nei 15 anni di bonus tedesco. Se li avessimo usati per ridurre il debito pubblico oggi avremmo un rapporto debito/Pil del 70% invece che del 120, e non saremmo nel mirino della speculazione. Per questo, un giorno, qualcuno dovrà chiedere conto ai nostri politici, di destra e di sinistra, che cosa ci avete fatto col bonus tedesco?» .

Gli inediti ricompattamenti dietro un “tecnico” colpevole quantomeno di gravi omissioni nell’azione di governo, da Casini Fini Montezemolo ai quali si sono aggiunti ciellini e Frattini da quel che resta del Pdl e ieri addirittura l’ex premier Berlusconi, fanno pensare amaramente a che cosa non si sia disposti a fare e a dire pur di rimanere attaccati alla poltrona per quell’istinto umano e politico della sopravvivenza cui in altri tempi di cambiamento rivoluzionario si contrastava con la ghigliottina, strumento di rinnovamento della classe dirigente decisamente molto poco liberale, ma sicuramente molto più efficace quando non ci si vuole ritrovare sempre con le stesse facce.

Già, perché è questo in fin dei conti che fa paura ai partiti: un Parlamento che abbia connotati nuovi e per scongiurare il quale ogni ostacolo “a rigore di legge” va bene, come quello di raccogliere ancora nel 2012 firme in modalità ottocentesca. Eppure, un modo più adeguato ai tempi e allo scarso tempo previsto dalla prossima competizione elettorale ci sarebbe: sono almeno 15 anni che la politica italiana è dettata dai sondaggi, perché non adottare un sondaggio per verificare il consenso effettivo sul territorio di un nuovo movimento politico?