Primarie luogo comune ma anche bene comune da tutelare. In questo casino di accelerazioni di elezioni anticipate si deve chiedere di tutelare le primarie, che richiedono un po’ di tempo di preparazione e campagna elettorale.

Sabato 15 in Lombardia sarà dura, per le primarie regionali.
Se ci fosse stato più tempo sarebbe emerso più chiaramente che tra i tre candidati ce n’è uno solo il cui percorso lo rende capace di padroneggiare i temi economici e sociali  – insomma un candidato ‘meritocratico’ – e al tempo stesso di rappresentare le anime vendoliane e movimentiste. Parlo di Andrea Di Stefano, partito come outsider rispetto all’avvocato Ambrosoli sostenuto invece dai vertici dei partiti , da un gruppo di vip, e ora da Bersani.   I consensi attorno a Di Stefano stanno crescendo ma lo ‘schiacciamento’ delle primarie regionali costringe i suoi sostenitori a remare controcorrente.

Addirittura scandaloso è lo schiacciamento delle primarie per le liste  parlamentari  di Pd e di Sel, quelle che giustamente i vertici  hanno deciso  di fare comunque, nonostante le difficoltà. Si parla, come se fosse una cosa normale, di farle il 29 e 30 dicembre, dato che si ipotizza la data del 17 febbraio come giorno delle elezioni.  Tra le logiche follie della vicenda c’è una norma che dimezza le firme necessarie da raccogliere per le formazioni ora extraparlamentari se le camere si sciolgono entro il 28 dicembre. Doppie le firme necessarie invece se si sciolgono dopo il 1 gennaio.    

Ora qui c’è un paradosso sul quale Bersani e Vendola dovrebbero battere i pugni sul tavolo. La possibilità di svolgere le primarie per le liste non è un affare interno dei partiti. Stiamo parlando di una possibile riforma dal basso del Porcellum, che risolverebbe in poche settimane una  questione che il Parlamento in tanti anni non ha risolto. La necessità della riforma elettorale è stata agitata ossessivamente da tutti, e negli ultimi tempi soprattutto da Napolitano e anche da Monti. Non è possibile, non è ammissibile, che adesso non gliene importi più niente.

Due settimane di differenza nell’iter di scioglimento delle Camere e di convocazione delle elezioni anticipate sarebbero importantissime per rendere effettive le primarie di lista, e non sarebbero fondamentali invece per i mercati e lo spread, citati anche a sproposito.

E anche le questioni delle firme e simili possono essere risolte se si vuole. Bersani  e Vendola alzino la voce e chiedano condizioni minimamente decenti per le primarie, cioè che si svolgano il 13 gennaio e si voti ai primi di marzo.  Come potrebbe una persona così sensibile al superiore interesse nazionale come Monti non collaborare a questa opportuna riforma elettorale?