Discutere la validità del Prodotto Interno Lordo (Pil) come misura del benessere di una società e della crescita economica come indicatore del suo progresso può tramutarsi in una faccenda scivolosa, specialmente in un momento di recessione come quello attuale.

Eppure, è proprio quello che sta avvenendo in molti uffici di statistica nazionali e internazionali, che si sono aggiunti a università e società civile nel cercare di raffinare i metodi attraverso cui le nostre società misurano il proprio benessere e sviluppo. L’Ocse ha avviato un processo di ricerca e collaborazione sul tema (si veda il sito wikiprogress.org), il governo britannico ha lanciato una grande campagna statistica di misurazione del benessere personale, molti altri governi stanno costruendo nuovi indicatori di progresso e anche l’Italia sta partecipando attivamente con il suo Benessere Equo e Sostenibile (Bes).

Il lavoro che qui presentiamo vuole contribuire al dibattito portandolo all’attenzione del pubblico di non addetti ai lavori. La domanda che ci poniamo è: come si misura il benessere sociale? La questione è a nostro avviso di cruciale importanza perché, come dice il Premio Nobel Amartya Sen, “scegliere gli indicatori significa scegliere i fini ultimi della nostra società”.

L’analisi è suddivisa in tre distinte presentazioni. La prima (questa) si occupa di quella che è stata ed è tuttora la principale tra le unita di misura utilizzate per valutare lo sviluppo delle nazioni: il Prodotto Interno Lordo. Spiegheremo di che cosa si tratta e analizzeremo benefici e complicazioni nell’usarlo. Nella seconda presentazione offriremo una panoramica delle possibili alternative al Pil, soffermandoci in particolare sulle loro recenti evoluzioni. Infine, la terza presentazione sarà interamente dedicata alla ricerca italiana sul Benessere Equo e Sostenibile.

A scanso di equivoci, vale la pena specificare che con questo lavoro non vogliamo in alcun modo sostenere la necessità di una decrescita, ma piuttosto portare l’attenzione sulla fondamentale questione di come meglio misurare il progresso delle società moderne. Quello che auspichiamo non è un determinato tasso di crescita in sé e per sé – sia esso positivo o negativo – ma piuttosto politiche che massimizzino il benessere sociale, concetto dinamico e variegato che il Pil cattura solo in maniera imprecisa.

Niente di nuovo in fondo, se si pensa che già nel 1934 Simon Kuznets, considerato il padre del PIL, affermava che “il benessere di una nazione difficilmente può essere dedotto da una misura di reddito nazionale”.

Ogni commento è benvenuto, e rimanete sintonizzati per le prossime puntate!

Di Emanuele Campiglio e Luciano Canova