Premetto che riconosco a Gianfranco Fini; io che certo non ho mai avuto nulla in comune con lui, un grande merito. In tempi pre-montiani tentò di staccare la spina al governo Berlusconi mostrando, a mio parere, un senso dello Stato decisamente superiore a quello dei suoi ex compagni di coalizione. Ha rischiato di suo, si è esposto alle tonnellate di pattume che gli ha vomitato addosso la struttura Delta tramite le sue ramificazioni e si è avviato lungo una strada lungo la quale aveva, se non tutto, molto da perdere.

Da quel momento Fini ha tentato di cucirsi addosso una nuova veste, quella di un rappresentante di una ipotetica destra ‘alta’, responsabile senza Scilipoti, non più ancorato a barriere ideologiche vecchie. Ma il problema è che davvero non si riesce a capire chi sia davvero oggi Gianfranco Fini. Un grande trasformista? Un ex fascista e basta? Un uomo politico che ha deciso di battere una strada nuova e che potrebbe perfino ‘sedurre ‘ qualche elettore che mai e poi mai per ragioni politiche e culturali avrebbe pensato di dargli il suo voto?

Per sciogliere il dubbio mi piacerebbe porgli cinque semplici domande alle quali amerei avere cinque semplici risposte. Eccole.

1) Caro Fini lei era davvero in cabina di regia nei giorni della G8 di Genova e autorizzò lei direttamente o meno la mattanza della Diaz e gli orrori di Bolzaneto?

2) Rimetterebbe oggi la sua firma su una odiosa legge come la Bossi-Fini anche perché il suo nome stava al fianco di quello di Bossi?

3) In uno spot elettorale dell’antico Msi riesumato sul Web da qualche giorno lei diceva: noi sappiamo cosa fare a chi uccide i vostri figli. Oggi lo sa ancora? O meglio, la soluzione che auspicherebbe oggi è la stessa di allora?

4) Quando Berlusconi espresse la predilezione per Lei nel duello con Rutelli lei nicchiò dicendo che sarebbe stato meglio che tutti facessero il loro lavoro: i politici e gli imprenditori. Rimpiange di non aver continuato a nicchiare?

5) Quando, intercettati da Bechis, i suoi ex amici di An dicevamo fra loro che lei era in crisi sentimentale e per questo palesemente soffriva era vero? Mica per curiosità: ma un politico che esterna uno stato d’animo sincero potrebbe ispirare, anche elettoralmente, più fiducia di quanto crede. (Come avrà notato non le ho chiesto nulla della casa di Montecarlo: non me ne frega niente e non voglio fare da megafono alla struttura Delta che se la cava benissimo da sola).

Ricevo e pubblico le risposte di Gianfranco Fini, presidente della Camera, seguite dalla mia controreplica

Nessuna difficoltà a rispondere sinteticamente e con sincerità alle cinque domande.

1. E’ una leggenda metropolitana, totalmente infondata. Mi recai a Genova successivamente alla morte di Giuliani per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine. Dopo una breve visita in Prefettura e in Questura rimasi a Forte S. Giuliano, sede del comando Carabinieri, per qualche ora perché era fisicamente impossibile muoversi in città, attraversata da migliaia di manifestanti non propriamente pacifici. Della Diaz e di Bolzaneto ho appreso dai giornali. Non ho avuto alcun contatto né diretto né indiretto con chi prese quelle decisioni. Non sono mai stato nemmeno ascoltato dai magistrati inquirenti cui era evidente la mia estraneità alla vicenda.

2) Sì. Confermerei il principio “permesso di soggiorno solo per chi ha un contratto di lavoro”. Cambierei altre parti relative a chi perde il lavoro, e quindi rischia di diventare clandestino, e ricongiungimenti familiari.

3) Venticinque anni dopo quello spot non credo più a una pena solamente afflittiva. Anche per chi uccide un minore la pena deve rieducare ma deve comunque essere la più dura possibile. E deve essere scontata per intero.

4) No. Credo nel primato della politica ma ciò non vuol dire ritenerla prerogativa esclusiva dei professionisti della politica.

5) Chiunque non ammette di soffrire per le sue pene e debolezze lo considero pericoloso perché pensa di essere onnipotente. Vale per chi fa politica, come per qualsiasi altra umana attività.

PS) Capisco la curiosità giornalistica, ma non credo che cinque domande siano sufficienti per capire chi è davvero una persona. Ci vuole ben altro e non sempre ci si riesce.

Comunque grazie,
Gianfranco Fini

La mia replica

Egregio presidente Fini, concordo con lei soprattutto su un punto: cinque domande non sono sufficienti a stabilire il grado di cambiamento di una persona. Ma un’idea la danno. E dalle sue risposte ho dedotto la seguente considerazione: Lei è in mezzo al guado. Faccio molta fatica a credere al punto -1 ma mi concedo di farmi sfiorare dal dubbio. Apprezzo che Lei (risposte 2  e 3) accetti di rivedere, del tutto o in parte, suoi atti politici passati. Mi dispiace non rimpianga di non aver contribuito a dare il via a un disgraziato ventennio di berlusconismo; ma del resto di tale responsabilità non si dolgono nemmeno emeriti responsabili della sinistra italiana. In ultimo ho apprezzato assai la sua risposta sul riconoscimento delle debolezze umane che, a mio vedere, è la presa di distanza più forte dal modello di persona storicamente proposto dal tipo di destra cui Lei apparteneva. E di questo personalmente mi rallegro e pure parecchio.
Così come la ringrazio di avere risposto alle mie domande. Un atto (un presidente della Camera che interviene direttamente in un blog) che, non se ne risenta, valuto come profondamente… rivoluzionario.
Piero Valesio