Uno studio scientifico pubblicato recentemente sulla rivista Science riporta l’osservazione in tempo reale dell’evoluzione di un gene nel batterio Salmonella enterica. E’ uno studio molto interessante sia dal punto di vista della scoperta scientifica che descrive, sia dal punto di vista della politica della scienza. I ricercatori hanno ingegnerizzato un batterio in modo che non fosse in grado di produrre da se stesso l’aminoacido triptofano, necessario per la sua crescita. Una minima sintesi di questo aminoacido era però garantita dal gene (duplicato) responsabile della biosintesi di un altro aminoacido, l’istidina. Dopo circa 3.000 generazioni in terreni di coltura privi di entrambi gli aminoacidi, i batteri avevano mantenuto una copia del gene per la biosintesi dell’istidina e modificato geneticamente l’altra copia ottimizzandola per la biosintesi del triptofano.

Che nei batteri l’evoluzione possa essere osservata in tempo reale era già ampiamente noto: sono esempi di evoluzione anche i fenomeni di resistenza agli antibiotici e l’insorgenza di nuove malattie infettive per mutazione di germi già noti e selezione delle loro varianti più patogene. L’esperimento in questione aggiunge una misura della velocità dei processi evolutivi: una biosintesi efficiente del triptofano a partire dagli enzimi responsabili della biosintesi dell’istidina ha richiesto alla Salmonella 3.000 generazioni. Aggiunge inoltre un plausibile meccanismo evolutivo: la duplicazione di un gene seguita da mutazioni di una delle due copie, che acquisisce nuove funzionalità, mentre l’altra copia mantiene l’attività originaria. Conferma infine che l’evoluzione richiede una forte selezione naturale (rappresentata nell’esperimento dalla carenza di istidina e triptofano nel terreno di coltura, che impedisce la sopravvivenza dei batteri incapaci della biosintesi di questi aminoacidi). In molti batteri il tempo necessario per 3.000 generazioni corrisponde a pochi mesi; nell’uomo a 60.000 anni: questo spiega perché l’evoluzione degli animali superiori non possa essere seguita in tempo reale e perché agli “scienziati” del razzismo le etnie umane apparissero stabili e immutabili.

Determinare i meccanismi molecolari dell’evoluzione e misurarne la scala temporale è un esercizio per specialisti del campo ed appartiene piuttosto alla scienza pura che a quella applicata, anche se può presentare un qualche interesse per le ricadute biotecnologiche in quanto ci informa sul tempo necessario per selezionare varianti geniche di batteri adatti ad impieghi particolari (ad esempio batteri utilizzabili per la decontaminazione degli inquinanti ambientali). Viene il dubbio che la motivazione principale dietro questa ricerca sia la sconfessione delle teorie antievoluzionistiche oggi di moda, quali quella del disegno intelligente. Se questa ipotesi fosse vera l’agenda scientifica sarebbe stata dettata da una idiozia oscurantista: gli scienziati avrebbero compiuto una ricerca costosa e in fondo confermatoria per confutare una ipotesi ridicola, che la società avrebbe dovuto respingere da sola (e invece si era parlato di insegnare il creazionismo nelle scuole, in alternativa al Darwinismo). Confutare le idiozie è importante, naturalmente, ma è più un problema di divulgazione e di consapevolezza culturale del pubblico, che di ricerca scientifica.