Ci sarà anche l’arancione sulle schede delle prossime elezioni politiche del 2013. Quello del movimento omologo che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, tiene a battesimo questo pomeriggio al teatro Eliseo di Roma. Vi convergono esperienze di partecipazione civica e realtà associative aggregate a cavallo tra il centrosinistra e la prospettiva di quarto polo: si tratta del fronte “alternativo” agli schieramenti politici in campo di cui i fautori vorrebbero affidare le redini al pm antimafia Antonio Ingroia, acclamato il primo dicembre scorso dall’assemblea nazionale di Cambiare si può! e oggi in collegamento dal Guatemala.

Presto per i nomi. E anche per delimitare i perimetri. Nonostante la crisi del governo Monti abbia impresso un’accelerazione a tutte le incombenze pre elettorali, infatti, la kermesse dell’Eliseo si propone come occasione di esordio: tappa interlocutoria di un percorso più vasto che ha preso le mosse proprio con l’assemblea romana del primo dicembre e da cui si attendono ancora definizione e collocazione per il nascente movimento arancione. Perché se l’intento è quello di “colmare il vuoto politico e programmatico” che esiste tra il berlusconismo di ritorno e il montismo di governo, esso può realizzarsi in “alternativa” anche al centrosinistra di Pier Luigi Bersani. Un percorso, quest’ultimo, che potrebbe coinvolgere anche altri soggetti politici, dall’Idv fino alla sinistra comunista, e riguardo al quale De Magistris ancora non scopre definitivamente le carte.

“La mia speranza è quella di vedere un teatro riempito da persone che ancora credono e vogliono impegnarsi nella politica”, è l’appello rivolto dal sindaco a quella “società civile” che nelle sue intenzioni “deve compiere un passo in avanti, rivendicando il diritto al presente prima ancora che al futuro, facendosi protagonista di questa sfida che non può essere delegata a nessuno”. E in quest’ottica per De Magistris “si sente la necessità che ci sia un movimento plurale, che metta insieme italiani e italiane che vogliono effettivamente cambiare questo paese”. Il movimento arancione, appunto, di cui oggi saranno enunciato il manifesto e svelato il simbolo. Il resto è un percorso in fieri, un “laboratorio aperto in cui in moltissime e moltissimi potranno trovare il proprio spazio”, per dirla con De Magistris. Lasciati in sosta altri sindaci del centrosinistra – come Emiliano, Doria e Pisapia –, accomunati nell’analisi ma disposti solo a un’alleanza organica nel centrosinistra, il movimento arancione poggia dunque sull’asse degli amministratori napoletani: dal vicesindaco assessore all’Ambiente del Prc Tommaso Sodano, all’assessore ai Beni comuni Alberto Lucarelli, esponente di Alba (alleanza lavoro benicomuni ambiente) e tra i promotori di Cambiare si può!.

Proprio quest’ultima – nata, tra gli altri, per iniziativa di Luciano Gallino, Paul Ginbourg, Marco Revelli, Livio Pepino… – è l’area che costituisce la parte più ragguardevole dell’odierna platea dell’Eliseo. Difatti la tessitura del movimento arancione s’intreccia strettamente con quella di Cambiare si può!, che fra sabato 15 e domenica 16 dicembre riunisce in tutta Italia oltre ottanta assemblee a livello locale in vista di un nuovo appuntamento nazionale fissato per il 22 dicembre a Roma. L’obiettivo è quello di “presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono”. Intorno a questa prospettiva si aggregano espressioni di partecipazione civica ma anche soggetti politici, come il Prc di Paolo Ferrero e i Verdi di Andrea Bonelli. A patto però che i dirigenti di partito facciano “non uno ma due passi indietro” rispetto alle candidature, come invocato nel puntuale tripudio di applausi dai promotori di “Cambiare si può!”. A caldeggiare in disparte la nascita del quarto polo e delle liste arancioni anche l’ex leader del Prc, Fausto Bertinotti, che oggi potrebbe affacciarsi all’Eliseo.

Sempre sabato 15 si svolge a Roma anche l’assemblea nazionale dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, che oggi partecipa da invitato interessato al battesimo del movimento arancione. Ormai distante dalla possibilità di rientrare nell’orbita del centrosinistra, l’Idv è chiamata a discutere della prospettiva di confluire nel movimento arancione e nelle sue liste, rinunciando perciò alla presentazione del proprio simbolo, che per altro è alquanto in ribasso nelle quotazioni del mercato dei sondaggi. E’ infatti questa la condizione posta dal sindaco di Napoli, che ne avrebbe già discusso a quattr’occhi con l’ex collega pm di Mani pulite, senza però giungere ancora a un accomodamento definitivo.

Con la presentazione del manifesto e il simbolo delle liste arancioni, oggi De Magistris pone due pilastri nell’ottica della costruzione del quarto polo, sebbene senza precludere definitivamente la possibilità di un’intesa col centrosinistra di Bersani. E proprio il nodo del rapporto col centrosinistra è destinato a rimanere ancora insoluto. L’alleanza con Bersani romperebbe comunque il rapporto con la maggior parte della platea dell’Eliseo, che è orientata a tentare la sfida dell’alternativa agli schieramenti politici in campo; per quanto la crisi del governo Monti conduca al voto anticipato con la legge elettorale vigente, che impone la soglia del 4 per cento alla Camera e quella ben più ragguardevole dell’8 per cento al Senato, dove si misureranno davvero i numeri della maggioranza e delle eventuali alleanze. A tal fine nell’assemblea del prossimo 22 dicembre Cambiare si può! intende disporre di “un nome, un simbolo, i criteri per la designazione dei candidati, un comitato di garanti per seguire la formazione delle liste”. Il movimento arancione di De Magistris può assolvere integralmente a questo compito. E c’è chi prospetta che lo stesso sindaco possa capeggiare le liste in Campania, dal momento che in caso di voto anticipato verrebbe meno l’obbligo delle dimissioni nei sei mesi antecedenti il voto, consentendo di poter optare successivamente al voto. Ma in quest’ottica tutti gli occhi sono puntati soprattutto su Antonio Ingroia, dal quale non si fa più mistero di augurarsi l’accettazione della candidatura a premier.