La Seconda Repubblica ha prodotto il ceppo di una malattia ancora pericolosa: la sondaggite. Più i diagrammi si gonfiano, più i partiti si sgonfiano perché scelgono di stare fermi. Il Movimento Cinque Stelle non sta mai fermo: prima si muoveva soltanto Beppe Grillo, e di riflesso Roberto Casaleggio, ora si muovono i consiglieri regionali, i candidati in teoria e quelli in pratica. La protesta che mescola proposte, sì, esatto, quelle che si trovano sul portale personale di Grillo, sta per avvicinarsi al Parlamento e il Parlamento, oltre la sondaggite, trasmette tante malattie.

La nuova strategia comunicativa di Grillo, che passa dall’immersione (felice) nello Stretto di Sicilia all’annunciato repulisti (rabbioso) contro i dissidenti interni, non è abbastanza comprensibile. Un Movimento che vuole ancora crescere, e dunque non si accontenta di fissare la bandiera al 15 per cento, dovrebbe veleggiare verso i Palazzi, emanare aria buona per farla entrare a Montecitorio, e invece comincia a implodere. E il telecomando, che fa scattare l’implosione, lo reggono Grillo e Casaleggio. Come in qualsiasi partito, che per concetto e definizione il Movimento abiura: cosa cambia se Bersani interviene per cacciare i renziani che protestano o se Maroni prende la scopa per spazzare via i residui bossiani? Le poltrone più che condizionare il pensiero, fanno accomodare. E se il Movimento si siede, cioè si rannicchia su se stesso, molti anni e molti successi, compresi i sondaggi, saranno buttati via.