L’accordo non c’è, ma in Spagna a Natale si continuerà a volare. Parola di sindacato. Ieri è durata oltre dieci ore la riunione tra i vertici della Iag, International airlines group, la holding che controlla la compagnia spagnola Iberia e la britannica British Airways, e i sindacati del settore (Ugt, Ccoo, Uso, Asetma, Sictpla e Cta Vuelo). Ed è finita con un nulla di fatto. O quasi. Lo sciopero programmato per i sei giorni a ridosso delle festività natalizie è stato revocato “per non danneggiare i passeggeri”. Ma i sindacati già oggi si riuniranno per trovare altre forme di protesta – nuovi scioperi a gennaio, secondo un calendario da definire – contro i piani della compagnia, che conta di mandare a casa 4500 su 15 mila impiegati in tre anni. Un quarto dei dipendenti, insomma.

“La divergenza è assoluta e la compagnia non è scesa a compromessi su nulla”, ha dichiarato subito dopo l’incontro Manuel Atienza, portavoce del settore aereo dell’Unione generale dei lavoratori. La società, d’altra parte, non ha allentato la pressione sui sindacati: “Iberia si congratula coi sui clienti, che alla fine potranno viaggiare senza problemi, ma il danno all’immagine e ai conti dell’azienda rimangono”, si legge in un comunicato. La versione della compagnia spagnola sull’esito della trattativa è infatti ben diversa: “La direzione di Iberia ha dimostrato la massima flessibilità per le proposte avanzate dai sindacati”, prosegue la nota, che augura in futuro un maggiore dialogo. Trovare un accordo però sembra sempre più difficile.

La holding insiste sul fatto che non c’è altra soluzione che cambiare la struttura della compagnia per sanare le perdite e ridurre le spese: Iberia ha perso 262 milioni di euro nei primi nove mesi del 2012, cioè un milione al giorno. Ma il “Plan de transformación”, concepito fino al 2015, non è certo da poco: 4500 licenziamenti, salari ridotti del 25 e 35%, 25 velivoli in meno e sospensione delle rotte meno redditizie. Già venerdì scorso la compagnia di bandiera di Madrid aveva annunciato la cancellazione dei voli da e verso Atene, il Cairo, Istanbul, Santo Domingo e L’Avana. I sindacati però affermano che non si può negoziare sulla base di un piano che ha l’obiettivo di svuotare la società spagnola, dopo la recente fusione con la British Airways, e reclamano una strategia d’investimenti per garantire il futuro della compagnia del Paese. Perché se è vero che Iberia ha registrato una perdita record in nove mesi, è anche vero che la socia britannica ha invece guadagnato oltre 285 milioni di euro. Tanto da aver lanciato, pochi giorni prima dell’annuncio a Madrid del piano di rientro, un’Opa sul 100% delle azioni della compagnia catalana low cost Vueling: sette euro ad azione per un’offerta totale di 113 milioni di euro.

Ma c’è di più. Secondo Andrés Corredera, impiegato di Iberia e delegato sindacale di Stavla, il sindacato del personale ausiliario della compagnia, la fusione del 2011 con la British Airways è stata solo una penosa manovra: “Iberia è passata dall’essere una compagnia sana a morente, secondo i responsabili britannici. Di contro la British, praticamente in bancarotta, ha ottenuto benefici record: la compagnia spagnola prima guadagnava 90 milioni di euro, mentre la britannica ne perdeva 494. Dopo la creazione della holding Iberia ha perso 61 milioni nel 2011 e 262 nel 2012, mentre la British ha guadagnato 592 milioni nel 2011 e 285 nel 2012. C’è qualcosa che non va”, spiega preoccupato Corredera. Insomma “gli inglesi vogliono smantellare la compagnia spagnola e impadronirsi del terminal 4 di Barajas, la base principale di Iberia, per espandere le rotte in Europa e Sud America, dove Iberia è leader e loro hanno appena una piccola quota di mercato”, accusa il sindacalista. Frattanto il consigliere delegato della Iag, Willie Walsh, ha fatto sapere alle parti che entro e non oltre il 31 gennaio bisognerà trovare un accordo definitivo.