La magistratura è ”il cancro della nostra democrazia” e “domani ai miei amici del Ppe spiegherò in maniera esplicita quella che è la situazione comatosa della giustizia italiana che è onnipresente”. Parola di Silvio Berlusconi che però, impegnato nella conferenza stampa di presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, non sa che invece alcuni componenti del Partito popolare europeo lo vogliono fuori. Da Berlino a Strasburgo. Il caso Berlusconi ha fatto irruzione anche nella plenaria del Parlamento europeo. Col leader dei liberal-democratici, l’ex premier belga Guy Verhofstadt, che è arrivato a chiederne l’espulsione dal Ppe. Con il presidente Martin Schulz, che domenica scorsa da Oslo aveva dato voce alla preoccupazione delle istituzioni europee, che ha definito le sue dichiarazioni – tanto criticate in casa Pdl – come “necessarie”. E dopo la possibile ‘scomunica’ preannunciata ieri dal capogruppo del Ppe, il francese Joseph Daul, nella conferenza stampa congiunta con il capo della delegazione Pdl Mario Mauro, per domani è attesa la resa dei conti nel pre-vertice dei ‘popolari’ a Bruxelles.

Fino alla conferenza stampa del Cavaliere per la presentazione del libro di Bruno Vespa, è stata alta l’incertezza sulle sue mosse. Mentre a Roma alcuni consigliavano a Berlusconi di rinunciare al viaggio di domani nella ‘tana del lupo, da Bruxelles gli è stato spiegato che un’assenza sarebbe stata considerata come una “auto esclusione”. Meglio andare e spiegare, insomma, piuttosto che lasciar montare le inquietudini, nordiche e tedesche in particolare, per la “deriva populista e euroscettica” che avrebbe forzato un provvedimento di espulsione che i popolari (che hanno difeso anche l’ungherese Viktor Orban contestato dalla Ue per le leggi bavaglio sulla stampa) in passato hanno preso solo per i portoghesi del Cds-Pp e per i baschi del Pnv.

E in serata Berlusconi, parlando proprio alla presentazione del libro di Vespa, ha confermato la sua presenza domani a Bruxelles. Ma chi si aspetta un Cavaliere sulla difensiva sbaglia di grosso, tanto più che lo stesso Berlusconi ha rilanciato stasera gli affondi contro la Germania, accusandola di aver “approfittato dell’euro” guadagnando “a spese di tutti gli altri Stati”. Io, sarà la linea di Berlusconi davanti ai colleghi popolari, sono a favore di un’Europa “politicamente forte”, ma contrario “ad un’Unione europea dove ci sono Paesi egemoni e non solidali”. E il riferimento alla Germania, anche qui, è trasparente. La linea del pre-vertice del Ppe è stata comunque definita stasera nella riunione dell’ufficio di presidenza dei popolari europei, che si è tenuta a Bruxelles col presidente Martens, i vicepresidenti – tra i quali Antonio Tajani – il segretario generale Antonio Lopez-Isturiz e il tesoriere Ingo Friedrich.

Stamattina però in plenaria, durante il dibattito sul vertice di domani, Verhofstadt è esploso con un “basta!” sull’ “irragionevole” situazione italiana: “escludete Berlusconi”, ha chiesto a Daul, seduto al suo fianco. Daul ha evocato il diritto ad attenersi allo statuto, ma non ha detto no all’ipotesi. Mentre Mauro, pur non tenero con la linea del Cavaliere degli ultimi giorni, ha definito l’uscita di Verhofstadt e quella di Schulz un “seminar zizzania” per nascondere un’assenza di programmi anti-crisi.

Nei corridoi di Strasburgo l’unico tema è stato quello della permanenza del Pdl nella ‘famiglia’ politica di maggioranza relativa all’Eurocamera e nella Ue (conta 15 premier su 27, a partire dalla cancelliera Angela Merkel, nonché il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e quello della Commissione Josè Manuel Barroso). Farne parte ha un alto peso politico. Secondo un’alta fonte del Ppe, il partito “non ha mai dichiarato nessuno persona non grata”. Ma se Berlusconi desse vita ad un nuovo soggetto politico, come fatto a suo tempo col Pdl “depurando l’estrema destra di Alleanza Nazionale”, dovrebbe “presentare una nuova richiesta di adesione”. A quel punto l’accettazione sarebbe condizionata “dal programma e dalle alleanze”. Un ticket con la Lega ad esempio, si viene a sapere, sarebbe considerato inaccettabile.