Di certo neppure se ne è accorto, preso dai vaneggiamenti senili su un più che problematico ritorno al passato. Eppure Silvio Berlusconi ha fatto un grossissimo favore a Mario Monti nel momento stesso in cui ne affossava il governo. Strano ma vero. Infatti dopo un anno intero in cui i tecnici “montiani” hanno portato a termine la loro missione nazionale (far pagare i costi della crisi alle fasce più deboli della società) ora arrivava il momento per quella “impossibile”: la ripresa economica, con relativo rilancio competitivo dell’azienda-Italia, allentamento della pressione fiscale e riduzione dei livelli dell’inoccupazione. Missione impossibile e comunque lontanissima dalle “corde” di guardiani degli equilibri del Potere (sobriamente) agghindati da tecnici. Ma che ora saranno legittimamente autorizzati a magnificare i miracoli che avrebbero saputo realizzare se il Cavaliere non li avesse affossati. Tanto la controprova non c’è.

Questa certezza induce a ritenere credibile quanto ancora non è stato esplicitato (e che resterà tale fino a quando non lo deciderà il grande regista postberlusconiano: il presidente Giorgio Napolitano): l’impegno diretto del professor Monti nell’agone elettorale. Impegno che – stando ad attendibili sondaggisti – accrediterebbe il raddoppio dei voti per l’area centrale (con relativo rinforzo d’appeal per il trio degli smunti Casini – Montezemolo – Fini). Ipotesi indirettamente avvallata dall’ansia di Bersani che vorrebbe scongiurarla promettendo al “sobrio professore” una presidenza della Repubblica che nessuno è in grado di garantire.
Questo è quanto si può leggere sottotraccia. Ma l’incartapecorito Berlusconi che riprende lo spadone menando fendenti a vanvera (lo spread, le toghe rosse, la Merkel…) si rivela ancora una volta una macchina da guerra senza altri disegni che non siano quelli di imporre la propria forza. Pura tracotanza cieca. Come è sempre stato in questi vent’anni, anche grazie all’insipienza (per non dire peggio) degli antagonisti.
Ma proprio in quanto tracotanza cieca non è in grado di cogliere il fatto che con il tempo che passa anche gli scenari cambiano. Il Cavaliere, le amazzoni al botulino tipo Daniela Santanché, i colonnelli rissaioli ex An tipo Ignazio La Russa o Maurizio Gasparri, sono proprio sicuri che le prossime elezioni seguiranno lo schema su cui si sono sempre basate le fortune berlusconiane? Ossia lo scontro bipolare tra i salvatori della patria minacciata dai comunisti, brandendo come arma un tubo catodico puntato contro una Sinistra molle e subalterna.

Grazie alla mossa improvvida di licenziare anzitempo l’attuale governo, ora è possibile la messa in scena di uno schema tripolare che schiaccerebbe e isolerebbe l’uomo di Arcore nell’angolo destro del fronte politico. Un autogol, che diventerebbe la sconfitta definitiva se Napolitano e il suo beneamato allievo sapranno cogliere la ghiotta opportunità. Che poi si riesca a governare un paese, Porcellum o non Porcellum, con un parlamento balcanizzato (almeno per quanto riguarda il Senato), è tutto un altro discorso. Ma forse è destino che la Seconda Repubblica imploda in un buco nero.