Mentre ci parla al telefono Stefano Accorsi sta valicando in automobile il confine svizzero, direzione Francia. Accorsi anima e corpo d’attore geograficamente basculante. Bologna, Roma, Parigi e ora di nuovo Bologna. Questa volta il cinema non c’entra. Perché l’asse attorno al quale oscilla il protagonista de L’ultimo bacio, in fondo è proprio il teatro e nello specifico lo Stabile dell’Arena del Sole che lo vide esordire sul palco nel 1994, dopo il diploma alla prestigiosa scuola Galante Garrone del ’93.

Dal 14 al 16 dicembre 2012, Accorsi sarà protagonista, assieme a Nina Savary, del Furioso Orlando, proprio all’Arena del Sole di Bologna, con la regia di uno dei più grandi interpreti del teatro di narrazione italiano: Marco Baliani. “Abbiamo invertito le parole nel titolo. Volevamo porre l’accento sulle passioni del personaggio dovute all’amore non corrisposto”, spiega Accorsi, “Interpreto un Orlando tridimensionale: sono attore, narratore e personaggio. Ariosto ha scritto di Orlando, Angelica, Ruggiero e Bradamante, tipi umani molto diversi tra loro, ma allo stesso tempo autentici. Combattono una guerra in nome di Dio, ma Dio non c’è. E gli uomini e le donne di Ariosto rispondono solo alle proprie coscienze. Questo a che fare molto con la nostra epoca”.

“Ho letto alcuni versi dell’Ariosto al Louvre di Parigi. Marco Balsamo mi ha visto ed era entusiasta di lavorare su quel testo”, spiega l’attore nato 41 anni fa in un paesino della bassa bolognese, “Insieme abbiamo proposto la regia a Marco Baliani che, per fortuna, ha accettato. Poi è stata una sfida, avevamo voglia di fare uno spettacolo per il pubblico. Abbiamo provato 23 giorni e poi in scena. Un’ora e mezza di versi in ottave in rima, non è un testo facile. Ma con Marco siamo riusciti a fare stare attento lo spettatore, farlo capire, divertirsi”.

Dopo parecchi successi cinematografici un ritorno al primo amore del teatro

“Ne avevo bisogno. Quattro anni fa ho ricominciato con Il Dubbio per la regia di Castellitto. Poi non avevo trovato altri testi, infine ecco Ariosto e Baliani. Ora non ne rimarrò mai più senza”.

Differenze con il cinema ce ne sono tante: ma dove vince il teatro?

“Rispetto ai film la fantasia è più facile da liberare. Il teatro costa meno, basta un’atmosfera particolare, certe luci e compare quello che non c’è, perfino degli ippogrifi. Questo è il teatro”.

Gabriele Muccino ingrassato di 30 chili, ha detto che Hollywood l’ha tradito e gli ha succhiato ogni forma di creatività. Ha un messaggio a chi ha creduto in lei come attore cinematografico?

“Lo scambio è stato reciproco e avremo altre occasioni per lavorare insieme. Gabriele ha comuqnue avuto il coraggio di dire cosa pensava direttamente, senza filtri. Ha vissuto un’esperienza di lavoro totalizzante e sta soffrendo molto per le critiche all’ultimo suo film. Ha fatto qualcosa di grande per il cinema e il suo talento non può morire. Mi spiace vederlo ridotto così, mi crea sofferenza. Lo vedo rinascere tornando nella sua terra, sviluppando un progetto, un film che nasca da lui, senza troppi ostacoli o veti”.

Domenica a Radio24 Claudia Cardinale parlando di Parigi dove vive da diversi anni, come lei, ha esaltato “l’amore e la curiosità di questa città per ogni forma artistica”: lei la pensa allo stesso modo?

“Parigi è la capitale mondiale della cultura. Musei, esposizioni, la Cineteca più grande del mondo, rassegne di cinema di ogni continente e nazione. I parigini sono fieri di questo e lo sanno. Chi come me è ci vive, ricambia con amore l’offerta”.

Il ritorno a Bologna dopo parecchio tempo: ricordi belli e meno belli.

“Non ho mai perso le tracce e le radici della mia città. A Bologna mi sento sempre a casa. Non tutto però è stato facile nella mia adolescenza. E’ una città che può dare tanto, ma non bisogna avere paura di distaccarsene”.

Lei si è trasferito a Roma a 24 anni.

“Sì, però a Bologna nel 1996 ho girato Jack Frusciante con Enza Negroni. Un racconto generazionale letterario e cinematografico che fece epoca e che ebbe vita lunghissima. Quando recitavo a teatro Naja di Longoni avevo 25 anni e mi venivano a vedere i ragazzini di 16-17 anni perché avevano visto Jack”.

All’epoca era appena nato il fenomeno Berlusconi che oggi è rientrato in scena. Dopo 20 anni l’Italia non è mai cambiata.

“E’ allucinante. Mi sembra tutto così fuori tempo massimo e tutto così ridicolo. Anzi, ridicolo poco. Berlusconi è un vero problema. Quante volte si è detto “Non ce la può fare” e poi ce l’ha sempre fatta? Non so, ora provo molta amarezza per questa Italia ostaggio di Berlusconi e di una parte di elettorale che vota male, che non vuole bene al proprio paese. In Francia lo stupore è stato grandissimo: ma come dopo quello che ha combinato, dopo il fallimento della sua politica, è ancora in scena?”