Non si ferma la protesta anti-Morsi in Egitto. Dopo alcune ore di vero e proprio assedio, i manifestanti (alcune centinaia) sono riusciti ad abbattere le inferriate e le barriere in cemento armato erette dalle forze di sicurezza egiziane a protezione del Palazzo Presidenziale del Cairo, costringendo ad arretrare i soldati che le stavano sorvegliando. Non c’è stato per ora alcun scontro violento diretto: in un primo momento dimostranti si sono limitati a togliere una sbarra dietro l’altra da una cancellata in ferro, e a rovesciare blocchi di cemento servendosi di catene. Poi hanno sfruttato un varco della barriera di cemento allestita nei giorni scorsi per tenere le proteste al di fuori di un perimetro di sicurezza vigilato dalla guardia repubblicana, che si è ritirata avvicinandosi verso il palazzo. “Il regime della guida dei Fratelli musulmani deve cadere”, “Fuori Morsi” sono alcuni degli slogan delle migliaia di manifestanti che sono già arrivati al palazzo.

Ma in piazza c’è anche il fronte pro Morsi. “Votate si” al referendum costituzionale, “Si alla sharia e alla stabilità”, scandiscono i manifestanti riuniti davanti alla moschea Rabaa el Addaweya a City Nasr, al Cairo, ai quali sono stati distribuiti volantini intitolati “Pensa con noi. Se vuoi rafforzare la sharia e realizzare la giustizia sociale, di sì alla Costituzione”.

Il 90% dei giudici non supervisioneranno al referendum
Il referendum costituzionale è a rischio. Gli iscritti al Club dei Giudici, principale ‘sindacato’ dei magistrati egiziani, diserteranno la supervisione delle operazioni di voto per il referendum sulla nuova Costituzione, in programma sabato prossimo. Ad annunciarlo oggi il presidente dell’associazione, Ahmed el-Zend, che già una decina di giorni fa aveva invitato i colleghi a non partecipare alla consultazione voluta dal presidente Morsi. “Al 90 per cento”, ha dichiarato Zend nel corso di una conferenza stampa, “i giudici d’Egitto respingono la supervisione sulla bozza di Costituzione” che, ha sottolineato, “contiene attacchi all’amministrazione della giustizia” e “sarebbe dovuta essere frutto di un consenso”.  

Il testo è stato invece messo a punto da un’Assemblea Costituente dominata dai Fratelli Musulmani, partito cui fa capo lo stesso Morsi, e dai salafiti, mentre i suoi lavori sono stati boicottati dalle opposizione laiche e liberali e dalla minoranza cristiano-copta. Zend ha spiegato quindi che l’astensione di massa dalla supervisione referendaria è stata decisa nelle riunioni dei comitati provinciali del Club, tenutesi ieri. La partecipazione dei magistrati alle operazioni di voto era invece stata garantita di recente sia dal Consiglio Superiore della Giustizia, massimo organo di auto-governo come il nostro Csm, sia dal Movimento dei Giudici per l’Egitto, legato ai Fratelli Musulmani. In giornata però ha avvertito che per il referendum del 15 dicembre è “insufficiente” il numero di giudici disponibili Magdi al-Garhi, numero due del Consiglio di Stato, la più alta autorità della giustizia amministrativa. Ne servirebbero almeno 15 mila per i 13 mila seggi sparsi per il Paese, ha spiegato Garhi, ma il rifiuto degli aderenti al Club rende impossibile arrivare a tale cifra.

Rinviato il prestito di 4,8 miliardi dell’Fmi per paura proteste
Dal punto di vista economico, oggi le autorità egiziane hanno chiesto un rinvio del prestito di 4,8 miliardi di dollari che avrebbero dovuto ottenere dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) dopo la sospensione delle misure economiche necessarie a offrire le garanzie richieste. Per la crisi politica scoppiata dopo la dichiarazione costituzione con cui il presidente Mohammed Morsi il 22 novembre, infatti, si è deciso di non introdurre ulteriori tasse per i cittadini. L’aumento delle tasse, che incidono anche sul cemento, l’acciaio e altri prodotti, rientrava nelle modifiche di bilancio che l’Egitto si era impegnato ad attuare per garantirsi il prestito dell’Fmi. “Le autorità egiziane hanno chiesto al Fondo Monetario Internazionale di posticipare la loro richiesta”, ha detto il ministro delle Finanze Mumtaz al-Said ad al-Arabiya.

Il Fondo Monetario Internazionale avrebbe dovuto approvare il prestito per l’Egitto nella riunione del 19 dicembre dopo un accordo preliminare raggiunto nel corso di una visita di una delegazione dell’Fmi al Cairo il mese scorso. “Il Fondo Monetario Internazionale resta in stretto contatto con le autorità (egiziane, ndr) ed è pronto a continuare a sostenere l’Egitto durante la fase di transizione e a consultarsi con le autorità sulla ripresa delle discussioni riguardo” al prestito, ha aggiunto il ministro delle Finanze. E ha infine precisato che “il rinvio darà ai funzionari il tempo necessario a discutere una nuova riforma economica”.