“Penso che siano stupidaggini. Ritengo che lo spread sia preoccupante e che certamente sia necessario discutere con la Germania da amici, da pari a pari ma in modo amichevole”. Pier Luigi Bersani, in una intervista a Class Cnbc, commenta le parole di Silvio Berlusconi sullo spread e l’accusa a Mario Monti di essere filotedesco. Il segretario del Pd, da poco uscito vincitore dalle primarie e candidato alla premiership, considera che sia da temere l’impennata del differenziale Btp/Bund, verificatosi all’apertura dei mercati di lunedì mattina, “ma penso che possa essere risolto e affrontato. Certamente non può essere sottovalutato e quindi richiede da parte di tutti, in Italia, dei comportamenti molto attenti e coerenti”. Dopo le prese di posizione di Berlusconi, in Germania “sono preoccupati, ma noi staremo in Europa. Faremo le riforme, ma a modo nostro”. 

Quanto alla difficoltà atavica in Italia di favorire la crescita, il democratico osserva: “Le medicine non sono tutte amare, alcune lo sono altre no. L’Italia cresce poco per dei problemi di carico amministrativo, di burocrazia, di scarsità di risorse per l’innovazione e per la ricerca. In realtà l’Italia ha risorse enormi e ha una capacità di fare prodotti che il mondo vuole per qualità, per specializzazione e per gusto e quindi ci sono medicine amare, ma anche qualche buona medicina che dovrà essere data all’Italia per valorizzare la sua capacità di fare e di produrre e trasformare. Su questo voglio impegnarmi”. 

Bersani spiega anche di sapere “di dover avere una politica aperta, e ci rivolgeremo a formazioni di centro, europeiste, costituzionali, che siano contro il populismo di Berlusconi e della Lega. Penso che faremo bene anche al Senato, francamente e ritengo che non ci sarà un problema numerico”. Bersani non sottovaluta comunque le insidie del Porcellum sui premi regionali per palazzo Madama. In particolare, gli occhi sono puntati su Lombardia e Veneto. La ricetta del segretario del Pd resta quella di un’intesa con i centristi. Nessuna coalizione. Un’alleanza. Preferibilmente, dichiarata prima del voto. I centristi, per ora, non hanno deciso. Attendono la scelta di Mario Monti. In attesa che si organizzino, il Pd e i progressisti hanno pressoché definito il loro campo. Lo schema resta quello della coalizione di Pd con Sel, allargata magari a due ‘listine’. Una a sinistra con Socialisti, ecologisti e magari i sindaci. Una al centro. Di quest’ultima hanno parlato Bersani e Bruno Tabacci in un incontro a Montecitorio. “C’è spazio per una lista moderata alla Camera e al Senato”, spiega. Con chi? Tabacci guarda ai moderati di Portas ma anche ai fuoriusciti dell’Idv con Massimo Donadi. La lista ‘di sinistra’, per così dire, è ancora un po’ più arretrata. Soprattutto sul versante dei sindaci. Se Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda potrebbero dare una mano, resterebbe fuori Luigi De Magistris. Domani il sindaco di Napoli presenterà a Roma il ‘Movimento Arancione’, in collegamento con Antonio Ingroia. Una strada che lo allontana da un’eventuale alleanza con il Pd.