Ecco una persona cui non manca il senso dell’umorismo. Mentre giornali e televisioni lo inseguono proponendogli, alle soglie del Natale, prime pagine e servizi lacrimevoli sulla bontà verso gli ultimi, ipotizzando interviste di spalle e voce contraffatta per mantenere il suo anonimato di “angelo degli homeless”, il fondatore di Condividere non solo ribatte che, se proprio si vuole usare il cliché del pentito di mafia, può ricevere gli interessati in una grotta dell’Aspromonte, incappucciati e reduci da lunghi giri in macchina, ma, dalla pagina Facebook della Fondazione spara a zero sulla grande finanza: quella che conosce meglio di ogni altro per esserci cresciuto professionalmente, fino a saperne i più riposti meccanismi, al punto da decidere di abbandonarla. Ex manager bancario, responsabile della gestione di grandi gruppi industriali, ecco come, lapidariamente, sintetizza le responsabilità della crisi che stiamo vivendo:

Fondazione Condividere, 9 dicembre 2012

Avete letto l’ultimo rapporto del Censis sul crollo del ceto medio in Italia? I risultati del rapporto sono sconcertanti: mentre le famiglie che detengono una ricchezza superiore ai 500.000 euro sono più che raddoppiate, quelle con una ricchezza tra i 50.000 ed i 500.000 euro sono scese di quasi 20 punti dal 66% al 48%. Il rapporto dice anche che oltre 2 milioni di famiglie sono state costrette a vendere il proprio oro. In pratica una buona parte del paese sta resistendo unicamente consumando la ricchezza accumulata negli anni precedenti. In tutto il mondo, l’effetto della crisi iniziata nel 2007 è stato quello di aumentare in modo esponenziale la ricchezza di una fascia molto ristretta della popolazione e di spingere drammaticamente verso il basso il ceto medio. Quella che stiamo vivendo non è una normale crisi economica con i suoi cicli, ma una crisi degli stati che sono stati costretti a tagliare drasticamente i loro bilanci, spesa sociale compresa. Quello che sconvolge è pensare alla genesi di questa crisi: tra il 2000 ed il 2006 poche decine di banche hanno posto in essere le basi della crisi gonfiando i propri bilanci con migliaia di miliardi di prodotti tossici, in buona parte rifilati anche ai piccoli risparmiatori. Quando sono state vicine al crollo, sono state salvate dagli stati che, per trovare i fondi, si sono indebitati a dismisura. Quando le banche, salvate appunto con fondi pubblici, hanno ripreso ad operare come se niente fosse, hanno iniziato a speculare pesantemente al ribasso contro i titoli pubblici degli stessi stati con la scusa che la loro affidabilità era diminuita per l’eccessivo debito. Ciò, come sapete, ha provocato una nuova crisi determinata dall’improvviso allargamento degli spread, e quindi gli stessi stati per ridurre il debito sono stati costretti a tagliare tutto. E’ folle pensarci ma, alla fine, il prezzo delle speculazioni bancarie è stato pagato solo dalle fasce più deboli della società mentre le banche hanno ripreso come se niente fosse nelle loro attività, esattamente come prima. Questo è il link al rapporto Censis.

Fondazione Condividere, 10 dicembre 2012

Cosa festeggiano? Qualche giorno fa il nuovo CEO di Citicorp ha inaugurato il suo nuovo mandato da capo della banca annunciando 11.000 licenziamenti. Tenete presente che questa banca, una delle protagoniste del crack del 2008, salvata con soldi pubblici, genera da tempo profitti abbondanti. Ma poiché non bastano agli azionisti, hanno deciso di mandare via appunto 11.000 persone. Per tutta risposta, la borsa ha fatto salire il titolo del 12% in due giorni.
Secondo voi qualcuno di quelli che hanno festeggiato acquistando il titolo della banca si è fermato a pensare almeno per un attimo che 11.000 licenziamenti significano almeno 40.000 persone che si trovano dalla sera alla mattina in gravi difficoltà economiche? Se qualcuno di voi voleva chiedermi perché dieci anni fa ho rinunciato alla mia carriera in banca, questa è la risposta: non potevo più continuare a lavorare in un mondo dove i più elementari valori sono cosi distorti.