Se ne era andato sotto una pressione europea insostenibile, recepita alla fine da Napolitano, ‘per senso di responsabilità’ e con ‘molta eleganza’ ed è stato costretto a tornare per “senso di responsabilità e perché “tutti lo vogliono” come un Figaro imbalsamato tra lifting e trapianti.

Per un’analista raffinata ed obiettiva come Daniela Santanché “la prima vittoria di Berlusconi è stato l’annuncio delle dimissioni di Monti” . E probabilmente è destinata ad essere anche l’ultima dato che ora il presidente del consiglio dimissionario ha le mani libere e potrebbe e rispondere sì ai ripetuti richiami di Casini, Montezemolo, Fini & co.

Non ci voleva l’acume di una Sibilla per prevedere che ‘il dinosauro dal cilindro’ avrebbe avuto le sue sembianze, quelle di ‘un leader riconosciuto secondo l’opinione di tutti’, dato che il nuovo Berlusconi si è cercato ‘disperatamente’ ma non si è trovato e che il pur  ‘fantastico Alfano’ non ha avuto il tempo di trasformarsi da eterno delfino in ‘guida forte per i moderati’.

Quello che con sprezzo del ridicolo veniva definito fino a ieri da maggiordomi ed amazzoni del Pdl come ‘padre nobile0 è ritornato in poche ore il candidato unico e necessario accolto con il plauso della disperazione da almeno una settantina di parlamentari ansiosi di assicurarsi le prime posizioni tra i nominati.

Come effetto diretto nella campagna elettorale già in corso, la sesta discesa in campo, per dichiarata mancanza di materiale politico, di un candidato fuori corso condannato ed imputato a tempo pieno non può che avere l’effetto di favorire chiunque si presenti come alternativo, con qualsiasi programma e con qualsiasi storia alle spalle.

I beneficiati oltre a Mario Monti, liberato dal sostegno ricattatorio del Pdl e libero di correre in proprio alla luce del sole, sono a seguire Bersani e Grillo che hanno di fronte, rispettivamente, una campagna elettorale più facile e più pittoresca.  Ma anche Di Pietro può avere l’insperata opportunità, se riesce in extremis a ricomporre i cocci dell’Idv, di mettere ancora a frutto il suo impegno contro gli attacchi alla  magistratura “irresponsabile e che fa paura”, leit motiv dal primo giorno del dinosauro-caimano.

Come effetto collaterale immediato, soprattutto a livello internazionale ed europeo, la sola notizia del ritorno “per vincere” ha prodotto un tam tam tra l’allarmato e l’incredulo ed ha acuito la sfiducia per un paese che nell’ultimo anno è riuscito a retrocedere di altri tre posti nella graduatoria di Transparency sulla corruzione.

E la guerriglia anti-Monti che ha accompagnato “la mossa del dinosauro”, anche in vista del passaggio parlamentare del decreto sull’incandidabilità dei condannati che, pur nella sua sostanziale insipienza, viene percepito nel Pdl come l’aglio per i vampiri, si è  riprodotta immediatamente su spread e borsa.

All’estero la notizia della ridiscesa in campo accompagnata al sabotaggio di qualsiasi provvedimento del governo, come è avvenuto con la pretestuosa pregiudiziale  di costituzionalità sul taglio alle province, non è percepita solo come una vaga “situazione di incertezza”, secondo la definizione minimale di qualche esponente diessino.

La possibilità del  ritorno ad un passato che si dava per definitivamente archiviato, anche se visto dall’interno assomiglia più ad una barzelletta che ad una eventualità, ha riesumato il sentimento di sfiducia per un’ Italia che sembra non potere mai cambiare.

Nonostante la sopravvivenza ormai scontata del Porcellum, confermata dal voto anticipato con  l’annuncio delle dimissioni di Monti e perseguita da un Berlusconi ‘necessitat0’ a portare in parlamento un magro ma fidato manipolo di inquisiti, imputati e condannati che faccia quadrato, saranno gli elettori ancora titolari della sovranità che gli riserva la Costituzione a stabilire che il passato non torna.