Nel caos politico di questi giorni Pier Luigi Bersani ha molti problemi e quelli locali non sono nel suo scenario quotidiano. Certamente non lo è un grattacielo che qualcuno vuole costruire sulla spiaggia di Cervia con il beneplacito incomprensibile dell’amministrazione comunale.

Perché mai dovrebbe interessare tutto ciò a Bersani? Perché é il Modello Emiliano in azione, un modello che ha la faccia gentile, ma pratiche non sempre coerenti con l’aspetto. Un sistema che verrà esportato in tutta Italia se il Pd riuscirà a vincere le prossime elezioni. È così che un progetto locale diventa una lente per osservare come funziona il governo e la democrazia secondo la “pancia” del Partito Democratico: quella dei funzionari che, a volte, si dimenticano di essere al servizio delle persone e diventano mandarini (quelli cinesi, non i frutti che in questa stagione sono buonissimi!).

UN ECOMOSTRO FRA I CASTELLI DI SABBIA. Cosa si vuole fare a Cervia? In pratica si vuole costruire proprio sul litorale un ecomostro di 180 appartamenti, con annessi mega centri commerciali. Il progetto del Grattacielo sul Mare, come lo chiamano i cervesi, sarebbe stato certamente all’avanguardia dell’offerta turistica negli anni ’70 del secolo scorso, ma oggi, nel migliore dei casi mette tristezza e nel peggiore puzza di speculazione.  E suscita interrogativi tra cui spicca, per esempio, il fatto che il Comune non abbia neppure esercitato il diritto di acquisizione del terreno del demanio a titolo non oneroso come, invece, è accaduto con successo in altri casi analoghi (vedi il Comune di Margherita di Savoia che c’è riuscito perfettamente: Sergio Rizzo, Corriere della Sera).

E SE NON FUNZIONA? CHE FACCIAMO, LO SI BUTTA GIÚ? E se a un certo punto ci si accorge che il progetto realizza niente più che un danno? Diventa difficile, se non impossibile, per una qualsiasi amministrazione decidere di abbatterlo. I risultati sarebbero molto simili a quelli descritti nel video qui sotto nel caso della demolizione di una ala di un grande ospedale. Cervia si può permettere di considerare uno scenario simile nel suo futuro? Forse varrebbe la pena chiederlo, prima, ai suoi cittadini. Ma sembra non essere possibile (per ora).

UN REFERENDUM CHE NON S’HA DA FARE: SIAMO IN EMILIA ROMAGNA RAGASSI! Per cercare di contrastare questa scelleratezza è nato il comitato di cittadini chiamato “Abbasso il grattacielo” che hanno chiesto di svolgere un referendum per coinvolgere direttamente la popolazione nel processo decisionale. Nessuno ha ufficialmente rigettato la loro richiesta (siamo in Emilia Romagna ragassi!) però si stanno costruendo le condizioni per farlo. Come? Con un cavillo, ovvio. Dai tempi degli azzeccagarbugli di manzoniana memoria sembra non essere passato neppure un giorno. Gli strumenti del potere sono sempre quelli pur di riuscire a prendere per il naso quei villani che osano alzare la testa. Alla faccia della “progettazione partecipata” che per tanti amministratori é solo una parola vuota, buona per un convegno o un’intervista, mica da mettere in pratica.

COSTA PIU’ LA DEMOCRAZIA DIRETTA O IL TOTALITARISMO ECONOMICO DEI PALAZZINARI? Al momento, infatti, la richiesta di referendum è impantanata perché la commissione chiamata a rispondere sull’ammissibilità deve essere formata tra gli altri dal difensore civico. Dice Massimo Magnani presidente del Comitato di cittadini “Al momento siamo inchiodati, in piena melina da parte del Comune. Il difensore civico non c’è nonostante il regolamento comunale lo richieda. Costa troppo. E allora perché non possiamo pretenderne uno, visto che c’è in ballo la democrazia diretta?”. Su un tema così importante, poi. Che corre il rischio di lasciare Cervia a chi verrà dopo questa giunta a dover gestire problemi irrisolvibili sul piano economico e ambientale.

IL REFERENDUM PER EVITARE UN DISASTRO AMBIENTALE ED ECONOMICO. Il caso del grattacielo sul mare è assurdo: devasta l’ambiente ecologico e quello civile di una città e senza rimettere in moto l’economia perché guarda ai grandi numeri, quelli che interessano i finanzieri, non gli artigiani e il piccolo turismo che, invece, avrebbero sul serio le potenzialità per riemergere dalla crisi. Gli operatori turistici locali, infatti, perché dovrebbero accettare questo progetto vedendosi azzoppare definitivamente dall’arrivo di un grande centro commerciale che inevitabilmente diventerebbe il maggior polo di attrazione di tutto il litorale? Il progetto è inutile, ma sopratutto, è sciocco. Mai come ora c’è bisogno di tracciare percorsi economici “differenti”. Mentre questo progetto di nuovo non ha proprio nulla, ma sopratutto non rappresenta quell’attrazione per motivare i turisti a tornare a Cervia come negli anni belli.

DOMANDA: MA CONVIENE DAVVERO AGLI ATTUALI AMMINISTRATORI PROCEDERE A OLTRANZA? Quel che colpisce è l’ostinazione e la distanza degli amministratori da quei cittadini che peraltro, prima o poi, saranno chiamati a rieleggerli. È un’ostinazione curiosa, sembra quasi che l’amministrazione comunale tenga più al progetto del grattacielo che a essere rieletta. Ma è possibile? A volte il potere, quando sta per crollare, diventa cieco. È questa cecità che i politici locali dovrebbero curare non solo perché li allontana da chi li ha votati, ma anche perché li avvicina a interessi economici che vengono prima di tutto: anche prima della democrazia.

GOVERNARE SENZA AVER PAURA DEI PROPRI CITTADINI: UNA QUESTIONE LOCALE E NAZIONALE. Ed è esattamente questo il punto di congiunzione fra la “Questione Cervia” e quella nazionale. Se Bersani vuole davvero cambiare questo paese, e sarebbe un bene se ci riuscisse, deve impedire che gli interessi dei più forti continuino come al solito, come sempre, a oscurare quelli di chi non ha nulla da mettere in gioco tranne i propri diritti di cittadinanza. Persone che per una forza politica che vuole cambiare davvero rappresentano molto di più che qualche decina di milioni di euro di investimenti che producono danni irreversibili sul territorio. Bersani, tocca a lui questa partita non ad altri, deve impedire gli amministratori locali del Partito Democratico dimentichino il significato di “Democratico”, che non è solo un ammenicolo nella denominazione del loro partito. Non è pensabile, a Cervia, come in Val di Susa o in Grecia, che chi governa abbia PAURA dei propri cittadini.

La paura di un referendum è la paura della democrazia. Ma una forza politica che cessa di avere fiducia nelle persone a cui si rivolge è una forza politica che rischia di perdere il consenso di colpo, alla prima curva della storia. Questo è ciò che dovrebbe interessare Bersani e chiunque abbia a cuore la democrazia reale in seno al Partito Democratico. Altrimenti il loro prossimo successo elettorale sarà solo un’illusione di breve durata.