Hai delle domande legittime da porre a Grillo e a Casaleggio?Se sei fortunato per il primo puoi sperare di essere ricevuto dal giardiniere, per il secondo dal portiere.

È quello che è successo a me quando ho cercato di ottenere risposta alle 20 domande sulle parlamentarie del M5S che da giorni circolano sulla rete. Domande che mettono in discussione la legittimità stessa di queste elezioni: “Come si pensa di garantire la trasparenza nelle votazioni? Chi certificherà che il conteggio sarà corretto? Nel caso di ricorsi chi e come deciderà?” E poi i soldi che plausibilmente finiranno nelle tasche di Casaleggio, clausola che tutti i candidati hanno dovuto sottoscrivere: “Quale sarà la ‘struttura di comunicazione’ destinataria dei fondi del gruppo parlamentare?”.

Anche gli attivisti sembrano subire lo stesso trattamento riservato ai giornalisti. Lorenzo Andraghetti e Alessandro Cuppone, grillini bolognesi esclusi dalle parlamentarie senza motivi riconducibili al regolamento, non hanno ancora ricevuto una risposta. Per questo hanno deciso di parlare alle telecamere di Servizio Pubblico, scelta coraggiosa per chi ha un leader che osteggia la tv e soprattutto i talk show. Andraghetti ha perso le speranze, ma spera che i suoi compagni di viaggio, “quattro anni di banchetti, sudore e passione”, chiedano con forza una risposta, o almeno delle scuse. Ma aldilà di queste parlamentarie un problema c’è, come dice lo stesso Andraghetti: “Grillo fa le regole, le fa eseguire e le controlla. Mi rifaccio a Montesquieu: ci vorrebbe la separazione dei poteri”. La sensazione di molti è che una volta ottenuti 100 parlamentari “Grillo non potrà più disattivarti con un click”, perché ci sarà un gruppo pronto a portare le istanze “dal basso verso l’alto”. Grillo sarà disposto a raccogliere queste istanze? Ma soprattutto, è vero che una volta entrati in Parlamento niente sarà più come prima se, come recitano le condizioni di accettazione della candidatura, “le risorse del gruppo parlamentare [andranno] a una struttura di comunicazione […] su designazione di Grillo”, i parlamentari dovranno “evitare la partecipazione ai talk show” e non si formeranno figure di riferimento, visto che i capigruppo cambieranno ogni 3 mesi? Tradotto: Grillo rimarrà il detentore della comunicazione e del rapporto con l’esterno. Per quanto riguarda l’interno, invece, nel video per proclamare i risultati delle parlamentarie è stato molto chiaro: “Se uno si lamenta non fa parte culturalmente del M5S”. Men che meno merita una risposta.
 

Il Fatto Quotidiano, 8 dicembre 2012