La pace? Non verrà dalla sinistra israeliana, ma dai coloni. Sembra incredibile, ma sono loro a vivere a stretto contatto con i palestinesi: prima o poi, dovranno pure parlarsi”. Lo sostiene Yael Perlov, docente di cinema all’Università di Tel Aviv, che porta al Festival Tertio Millennio di Roma il film collettivo Water, realizzato sotto la sua supervisione da 4 registi israeliani, 2 palestinesi e un arabo-israeliano. “Un tema cruciale, perché sull’acqua si gioca la nostra agenda politica, e un progetto insolito, perché israeliani e palestinesi non si conoscono e non si incontrano: noi crediamo siano terroristi, loro vedono solo i nostri soldati ai check point”. Tra entusiasmi e polemiche, l’Autorità Palestinese è divenuto “Stato osservatore” dell’Onu, ma la Perlov non ha dubbi: “Vorrei andare a Ramallah a festeggiare con loro, finalmente qualcosa si muove, e metà Israele la pensa come me”.

L’altra parte parla per bocca del governo, che ha dato il via libera alla costruzione di nuovi insediamenti nell’area tra Gerusalemme e la città di Ma’ale Adumim: “Una decisione sciagurata, che toglie ulteriore terra ai palestinesi e porta fuori da Israele i soldi di cui abbiamo disperato bisogno: anziché destinarli a scuole e servizi, vengono dati ai coloni, che nessuno conosce e nemmeno sa dove siano”.

Sul banco degli imputati, la Perlov mette proprio i coloni: “Sono estremamente pericolosi, violenti e al di sopra della legge: come si vede nell’episodio di Water Kareem’s Pool, in Cisgiordania entrano in piscina accompagnati dai nostri soldati. Si comportano da padroni, pistola in pugno, forti dei finanziamenti dall’America, dalla Francia e non solo”.

Ma sulla soluzione “due popoli, due stati” pesano anche altri problemi: “Innanzitutto, una drammatica mancanza di informazioni: in Israele non si sa che in Cisgiordania non c’è acqua, si conta quante volte la parola Palestinian compare sui giornali e si ignora la realtà. La conseguenza è catastrofica: indifferenza, e all’università me ne rendo conto facilmente. I giovani pensano solo ai soldi e a vivere a Tel Aviv, dove ci si può illudere che tutto vada bene”. Le elezioni sono alle porte, e il premier Benjamin Netanyahu rischia di essere superato a destra: “Il centrosinistra crolla, mentre le destre, ovvero Lieberman, i partiti religiosi e quelli nazionalisti, beneficiano della mancanza di informazioni. Ma non voglio perdere la speranza: siamo ancora una democrazia, e possiamo ancora fare film e cultura. Nel segno del dialogo”