Una quasi buona notizia. L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli anche se non gode proprio di buona salute non ha interrotto la sua programmazione. Continua la mobilitazione dell’intellighenzia nostrana perché l’Istituzione non muoia di morte lenta e i suoi 300mila volumi raccolti in mezzo secolo di attività, tra cui edizioni rarissime, non finiscono in magazzino. E mai titolo sembrò più appropriato “Iniziazione alla vita eterna. Respirare, trascendere e vivere”, il pamphlet scritto dal padre gesuita Rossano Zas Friz De Col, docente di teologia e psicologo. Presentato da un parterre di relatori da Sua Eccellenza Monsignor Rino Fisichella, a Francesco Paolo Casavola, Presidente emerito della Corte Costituzionale, passando per Don Francesco Asti, professore ordinario di teologia spirituale.

Il salone del Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto, era gremito. Perché tanto interesse per questo tema? Al di là dell’appeal dei relatori, c’è oggi nell’aria un bisogno di spiritualità che copre i campi più disparati, dalla new age alle “proposte” dei vari guru di turno fino ad arrivare ai bagni di folla dei raduni religiosi. Anche la crisi economica aiuta a spostare l’asse da ciò che abbiamo a ciò che realmente siamo.

Lo Spirito è stato il grande protagonista di questo incontro. Lo Spirito Santo dal cui soffio è nato l’uomo, il quale continua a vivere anche dopo la morte. Perché l’eternità non è una dimensione “altra” rispetto a quella in cui viviamo ma è la stessa continuità della vita che non si estingue. Noi già viviamo nell’eternità. Il problema è averne consapevolezza; e quest’ultima si acquisisce attraverso la meditazione, il silenzio, la discesa nel proprio intimo dove risiede il mistero. Intuirne la presenza significa già avere una più profonda conoscenza di noi stessi.

Il nostro corpo deve assecondare attraverso il “respiro” la partecipazione allo Spirito: si respira per vivere ma soprattutto per entrare nel Respiro Universale che anima il Tutto e per partecipare all’Armonia del Creato. Questo è il destino dell’uomo che è inscritto non solo nella sua anima ma nella sua stessa carne.

Questo è il senso del libro di padre Rossano, uomo di non comuni doti spirituali, nato in Perù da genitori veneti e vissuto in America Latina fino all’età di 36 anni. Oggi, 57 anni, vive a Roma dove insegna teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana. Ritorna ogni anno in Perù per seguire la sua missione nella foresta equatoriale. Solo da un uomo vissuto fra due Continenti, sulle sponde di due Oceani, poteva venire un messaggio che pone l’eterno al centro della vita degli uomini e la parola di Cristo nel profondo del cuore di ognuno. Perché per/donare è dare il meglio di se stessi. “Diminuire per crescere”, mettersi da parte per fare posto a Gesù: Egli deve crescere, io devo diminuire.

Per ricordarsi che, quando ce ne andremo, ciò che di buono abbiamo vissuto e operato sulla terra è l’unica cosa che lasceremo agli altri (oltre l’Imu da pagare) .